SE NON È MORTO, IL LIBERALISMO CLASSICO APPARE IN AGONIA

di PAOLO BERNARDINI Mi sono recato in pellegrinaggio a pregare sulla lapide di Federico Bastiat, in un giorno di sole estivo, tra torme di turisti, inclusi giovani americani che direttamente dalla spiaggia, seminudi, letteralmente coperti da asciugamani, facevano il loro ingresso in massa a San Luigi dei Francesi, nel cuore di una Roma presidiata, perché “Caravaggio is Caravaggio and wecannot miss it!”. Una città sotto assedio quasi come prima del Sacco del 1527, con cinghiali di origine pannonica, immensi, che vagolano per la Cassia finché non incontrano uno sventurato motociclista, e lo uccidono con una carica. Che singolare destino, per un campione del pensiero liberale, difeso da lui brevemente in Parlamento, difeso con la mente in opere immortali, quello di essere sepolto a due passi dai simboli dello Stato liberticida, Palazzo Madama, certo, ma ancor prima Piazza Navona, che, come si sa, era lo Stadio di Domiziano, ove l’impero utilizzava i “circenses” per rendere appagati milioni di schiavi, i cui eredi strisciano in masse multicolori…

Contenuto disponibile solo agli utenti registrati
Log In Registrati
Print Friendly, PDF & Email
Rubriche ControPotere