SERGIO RIZZO E LA DEMAGOGIA DA TASTIERA

di MATTEO CORSINI

In un articolo fortemente critico nel confronti del governo per l’intenzione di ristorare i risparmiatori detentori di obbligazioni subordinate e perfino azioni delle banche finite in liquidazione a partire dal novembre del 2015 (peraltro finora è stato più volte rimandato il passaggio dall’intenzione alla pratica), Sergio Rizzo finisce per sostenere una ipotesi di soluzione che non sarebbe troppo meglio di quella che critica. Sostiene infatti:

  • “Gridavano vendetta già i 100 mila euro: chi li ha non è ricco, ma nemmeno indigente. Ma la follia di portare il tetto a 200 mila euro aggiunge un che di grottesco alla sciagurata norma sui rimborsi. Sciagurata, sì. Si fatica a capire perché chi ha investito male i propri risparmi acquistando titoli di banche già traballanti, che però promettevano interessi molto più appetitosi dei Btp, debba essere ora risarcito dai contribuenti. Sarebbe allora giusto risarcire pure chi ha perduto soldi in Borsa, magari investiti in titoli non solo di banche ma anche di società controllate dallo Stato, grazie allo spread salito per cause politiche”.

A onor del vero non sempre gli interessi sulle obbligazioni subordinate in questione “promettevano interessi molto più appetitosi dei Btp”, e non sempre sono state collocate quando le banche emittenti erano già in traballanti. Ciò detto, se si è contrari all’uso dei soldi di chi paga le tasse lo si deve essere senza troppe distinzioni, a mio parere. Altrimenti diventa solo una questione di punti di vista.

Qui però il solitamente puntiglioso Rizzo dovrebbe sapere che la somma di 1,5 miliardi per un triennio stanziata dal governo per ristorare i risparmiatori in questione deriva da un fondo alimentato con le somme dei depositi dormienti, ossia quei denari fermi in depositi e assicurazioni da almeno 10 anni e che i legittimi proprietari non hanno in tale periodo di tempo mai movimentato o ritirato. Ancora Rizzo:

  • “Si dirà che molti di loro sono stati truffati: erano in perfetta buonafede e ignoravano il rischio. Certo. Ma sono stati truffati da privati e non dallo Stato. Si dirà allora che la colpa è comunque dello Stato, perché Consob e Banca d’Italia non hanno vigilato come dovuto. Ma questo andrebbe provato in giudizio, e se del caso dovrebbero risponderne Consob e Banca d’Italia. Prima, in ogni caso, della fiscalità generale”.

Su questo nulla da eccepire. Però poi:

  • “Intendiamoci: che un Paese con le spalle larghe voglia alleviare le sofferenze di chi è finito sul lastrico, ci può stare. Ma evitando che ne beneficino anche speculatori ed evasori. Ed essendo chiaro che è un contributo a concittadini in difficoltà, non un dovere dello Stato, come invece raccontano spregiudicati demagoghi in cerca di voti”.

Di contributi a concittadini in difficoltà con le migliori intenzioni sono lastricate le vie dell’inferno fiscale che vive chi paga il conto di tali contributi.

Quanto ai demagoghi, “peraltro non hanno fatto l’unica cosa sensata. Sbraitano contro le banche, senza però dire che sarebbero loro a dover pagare, non i contribuenti. Quelle fallite che hanno truffato non possono farlo? Ebbene, paghi il sistema bancario: c’è il fondo di garanzia dei depositi alimentato da tutti gli istituti. E
visto che non copre gli investimenti in obbligazioni e azioni, si cambino le regole”.

Qui Rizzo fa un’affermazione avventata e una proposta ancora peggiore. In primo luogo, il sistema bancario ha già sostenuto oneri straordinari (e ancora lo sta facendo, si veda da ultimo la crisi di Carige) negli ultimi quattro anni.

In secondo luogo, se è vero che le eventuali responsabilità delle autorità di vigilanza andrebbero provate in giudizio, come minimo dovrebbe essere lo stesso anche per il cosiddetto sistema bancario. Non so poi con quale capo di imputazione. Suona anche abbastanza bizzarro che debbano essere i concorrenti a rispondere dei danni provocati da un’azienda. Per fare un solo esempio, a chi verrebbe in mente di pretendere un risarcimento da Tim se ha avuto problemi con Vodafone?

E’ poi certamente vero che esiste un fondo di tutela dei depositi, ma già non sarebbe in grado di rimborsare i depositi fino a 100mila euro per depositante nel caso di crisi di una banca di grandi dimensioni; figuriamoci se dovesse coprire anche gli investimenti in obbligazioni e azioni. Se si dà (giustamente) dei demagoghi a certi politici, sarebbe decoroso evitare di fare demagogia da tastiera.

Print Friendly, PDF & Email
Rubriche Denari