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Serve una legge… per proteggere la lingua nazionale

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di MATTEO CORSINI Mi è capitato spesso di indicare la Francia come pessimo punto di riferimento dal quale prendere esempio. Purtroppo in Italia non di rado si guarda a nord ovest delle Alpi per elogiare e proporre di copiare questa o quella iniziativa. Per esempio, Paolo Armaroli scrive sul Sole 24Ore: “Un centinaio di intellettuali francofoni si sono rivolti al presidente della Repubblica Emmanuel Macron affinché protegga la lingua francese dal colonialismo angloamericano. Nella convinzione che la lingua è uno dei cardini dell’identità nazionale. Per non restare nel vago, hanno pensato bene di mettere i puntini sulle i. Per cominciare, il presidente si astenga dall’esprimersi in inglese nelle sue visite all’estero. Inoltre, a tutela della lingua francese promuova una legge che sanzioni chi disattende la normativa. Infine, occorre evitare che nelle università s’impartiscano corsi in inglese. Tanto rigore ha la sua brava spiegazione: perfino in Francia la lingua b
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1 COMMENT

  1. L’italiano è una lingua artificiale senza anima. La riprova è la sua incapacità di creare neologismi: un tempo si ricorreva al latino-greco oggi si scopiazza dall’inglese il quale, invece, crea ne facilmente come smog (smoke+fog) senza ricorrere lingue straniere oppure morte.
    Altra riprova è l’estrema “regionalizzazione” dell’italiano. La maggior parte dei proverbi sono acquisiti da lingue e dialetti locali, l’italiano parlato a Palermo è estremamente diverso da quello parlato a Torino, sia come pronuncia che come grammatica. Infine ci sono frasi come “marinare la scuola” praticamente usate da nessuno e solo con l’alternativa variante locale che cambia da regione a regione. Stesso discorso con il dolce di carnevale (bugie, chiacchere, frappole, ecc.) di cui sinceramente ignoro la denominazione in italiano (la conosco in francese (oreillettes…) il che è tutto detto. Parlo il piemontese che è la lingua che conosco meglio: ha una ricchezza di vocabolario, sconosciuta dall’italiano con espressioni e nomi spesso intraducibili. Sinceramente non ho ancora capito perché se il piemontese e il Veneto sono lingue codificate, più antiche dell’italiano, riconosciute dall’Unesco, se la Costituzione italiana non impone l’italiano come lingua ufficiale (e ci mancherebbe), queste due lingue non vengano utilizzate nelle scuole, negli uffici pubblici e per i documenti ufficiali.

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