SOVRANISTI E BANCA CENTRALE, LA GRASSA IGNORANZA DEI FRATELLI D’ITALIA

di MATTEO CORSINI

Dicono talmente tante stupidaggini gli esponenti del governo del “cambiamento” che uno spererebbe di sentire cose meno insensate da parte di chi al governo non c’è. Eppure, non so se per via di una inopportuna mania di competizione, c’è chi vuole essere più sovranista. Per esempio la “patriota” Giorgia Meloni, che riprende un classico del sovranismo nostrano: “Fratelli d’Italia prende atto che per il Governo Grillo-leghista la nazionalizzazione della Banca d’Italia non è una questione che il Parlamento deve affrontare con urgenza. Noi che difendiamo la sovranità nei fatti, pensiamo invece che questa sia una assoluta priorità”.

Come sempre, chi critica le banche centrali lo fa per il motivo sbagliato: non già per restituire la moneta al mercato, bensì per fare stampare denaro a richiesta dei drogati di spesa pubblica di volta in volta al governo.

Che non vi sia nessuna urgenza di nazionalizzare la Banca d’Italia lo dovrebbe capire chiunque sapesse che la Banca d’Italia è già un istituto di diritto pubblico, la cui proprietà è formalmente di soggetti privati (per lo più banche), i quali, però, non hanno alcun potere di indirizzo né di nomina dei vertici. Come ho più volte ripetuto, tra tasse e altre forme di retrocessione, oltre l’80% dell’utile lordo realizzato dalla Banca d’Italia finisce al Tesoro. Nessun proprietario privato, se potesse, si comporterebbe in quel modo.

Se, comunque, lo Stato volesse nazionalizzare la Banca d’Italia, dovrebbe indennizzare i proprietari attuali, pagando quanto meno il prezzo al quale fu fatta la rivalutazione pochi anni fa (e su cui fu pagata una imposta sulle plusvalenze emerse da parte dei proprietari). In alternativa potrebbe pagare zero, generando così perdite più o meno ingenti ai proprietari stessi, anche se questo credo non sia che un dettaglio per la patriota Meloni.

Per di più la Banca d’Italia fa parte del Sistema europeo di banche centrali, per cui anche una volta nazionalizzata non prenderebbe ordini dallo Stato, né lo Stato potrebbe disporre delle riserve auree e valutarie. Tranne nell’ipotesi di uscita dell’Italia dall’Unione europea e dall’euro, nel qual caso tutto sarebbe possibile. Anche vedere dopo qualche tempo gli italiani andare a fare la spesa con carriole piene di nuove lire. Molto sovranamente, però.

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