Suicidi e crisi: la tragedia continua?

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di REDAZIONE L’Abi, l’Istat, il governo e una buona fetta di “esperti” di politica ed economia nostrani, sostengono che l’Italia ha imboccato la via sicura e confortante di una crisi ormai alle spalle, con chiari segnali di ripresa, tra fatturato e Pil in crescita. Ma basta aprire un qualsiasi giornale nazionale o locale, per leggere di fatti sconcertanti e drammatici accomunati solo da un fatto oggettivo: quello della disperazione legata alle evidenti difficoltà economiche. Tra questi a suscitare sempre meno sorpresa, purtroppo, sono quelli relativi ai suicidi di gente comune o imprenditori, strangolati dai troppi debiti, che non riescono a trovare più il modo di ottenere prestiti per cercare di tirare avanti, spesso perché ormai protestati (per dettagli vai su Espertoprestiti.com), e senza sostegno di alcun tipo scelgono di arrendersi Secondo l’Osservatorio sui suicidi, infatti nel primo semestre del 2015, partendo dai soli dati rilevati dalla cronaca nera (il che fa
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2 COMMENTS

  1. In Italia, una parte della popolazione è costretta a sacrificarsi per permettere all’altra metà di vivere bene. E’ sempre stato un paese con molte discriminazioni sociali e poca solodarietà fra i propri cittadini. Ora si chiede di essere solidali con gli stranieri, perchè sono motivo di guadagno per alcuni soggetti sociali. Lo stato è formato da un ceto di impiegati intoccabile dove fra i quali ci sono stati pochi suicidi. I suicidi provengono dai settori del lavoro privato che sono continuamente vessati per mantenere i privilegi degli statali.

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