Un’Europa dei popoli non assomiglierebbe mai all’URSS

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di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI Mi sono riletto, in questi giorni, il libro della Magli “Contro l’Europa” ed ho, punto per punto, paragonato quanto ha scritto nel lontano 1988, con la situazione attuale. In quegli anni chi avesse sollevato dubbi su Maastricht  (modestamente il sottoscritto è sempre stato un fiero critico) sarebbe stato dichiarato “euroscettico” se in vena di gentilezza, “euro scemo”  se in vena derisoria. Scrive l’autrice “Il progetto dell’ Unione è il frutto della visione cristiano-comunista, che domina in quasi tutti gli stati europei dalla fine della seconda guerra mondiale”. E ancora: “…per lavarsi l’anima dai residui del fascismo e del nazismo, nonché per stendere un pietoso velo sull’angelico comportamento dei comunisti nelle nazioni da loro comandate, si è delineato un comunismo , di cui si ammiravano surrettiziamente i vantaggi di tagliare la lingua ,( e non solo metaforicamente) a tutti gli oppositori, comunismo si , ma santificato dalla cultura europea”. I romani, a questo entusiasmo ci hanno aggiunto  del  loro, more solito, pensando…

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