mercoledì, Novembre 30, 2022
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Fondatori: Gilberto Oneto, Leonardo Facco, Gianluca Marchi

Guerra, tecnologia e le tre leggi della robotica

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di ROBERTO ZAMBRINI

Giudico molto pericoloso l’utilizzo dei robots ad uso bellico. Non solo per la pericolosità del loro armamento, non solo per le loro capacità di movimento, precisione, obbedienza e resistenza. Sono pericolosi soprattutto perchè, venendo meno il rischio di morire, aumenterà la disponibilità di chi li usa a fare la guerra.

Quando una delle parti ritiene di essere al sicuro dalle ritorsioni del suo nemico, diventa particolarmente aggressivo. Questo è quanto l’esperienza storica ci ha insegnato.

La stessa esperienza storica ci ha anche insegnato che spesso la sensazione di essere al sicuro dalle ritorsioni del nemico è un’illusione: Hitler si sentiva abbastanza forte da potere conquistare il mondo, ed è finito come è finito. È solo un esempio fra i tanti che si potrebbero ricordare.

Tutte le guerre dovevano durare pochi giorni, e invece sono durate mesi e anni, colpendo duramente sia i vinti che i vincitori. L’Umanità rischia davvero di estinguersi, in una guerra con forte uso di robots.

Succede raramente, ma un soldato umano può avere pietà di vecchi, donne e bambini. Un robot, no: non ha sentimenti. Per lui esistono solo bersagli da colpire, e sganciare o no una bomba atomica non fa differenza.

Un robot ad uso bellico non rispetterà mai le tre leggi della robotica immaginate da Isaac Asimov nei suoi romanzi di fantascienza: deve esserne privo per essere operativo.

E chiamala se vuoi… Pandefuffa!

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di REDAZIONE

Per non dimenticare, ma anche per rendersi conto di quali idiozie hanno importo nel nome di una fantomatica scienza.

  • Prima dovevi stare chiuso in casa.
  • Poi potevi passeggiare solo se “scendevi a pisciare” il cane.
  • Se andavi a correre solo sulla spiaggia t’arrestavano.
  • Poi dovevi colorare le regioni e capire se potevi andare fino al palazzo di fronte o potevi arrivare ai confini della city.
  • Potevi andare al supermercato, ma guai ad acquistare vestiti per bambini o un gioco.
  • Poi hanno riaperto i bar, allora potevi bere il caffè seduto al tavolo ma non lo potevi fare in piedi al bancone.
  • Poi lo potevi bere solo in piedi al bancone, ma non seduto al tavolo.
  • Però se ti sedevi al tavolo senza consumare allora “ce potevi sta’”.
  • Poi potevi stare seduto al tavolo con altre 10 persone senza mascherina, ma se ti alzavi da solo come uno stronzo per andare a far pipì dovevi indossarla.
  • Potevi andare in palestra ma non potevi andare a fare la doccia.
  • Poi non potevi andare più nemmeno in palestra se non ti eri bucato.
  • Per fare un’ora sul Frecciarossa dovevi avere il supergreencoso, ma per farne 12 sul regionale non serviva.
  • Prima la mascherina ovunque, poi sul treno sì ma sull’aereo no, nei centri commerciali no, nelle discoteche no, ma sull’autobus e in metropolitana sì.
  • Prima l’Italia rinasce con 1 fiore, poi co du fiori, poi co’tre.
  • Ora che siamo al quinto fiore ce stanno pure centinaia de cipressi e ancora milioni di cojoni che chiamano quello che ho raccontato “scienzah”. (M.M.)

Gli anticapitalisti usano il cambiamento climatico come pretesto per pianificare l’economia

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Environmental activist Greta Thunberg, of Sweden, addresses the Climate Action Summit in the United Nations General Assembly, at U.N. headquarters, Monday, Sept. 23, 2019. (AP Photo/Jason DeCrow)

di RAINER ZITELMANN Gli stessi attivisti del clima ammettono di vedere il cambiamento climatico come un veicolo per il collettivismo. Basta leggere quello che scrivono e ascoltare quello che dicono. I leader mondiali si sono riuniti di recente in Egitto per discutere dei cambiamenti climatici. Questa volta l’attenzione si è concentrata sulle richieste dei Paesi…

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Ibn Khaldun, l’islam e la proprietà privata

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di REDAZIONE

“La rovina economica della civiltà islamica era da imputare al fatto che i diritti di proprietà erano metodicamente calpestati dai governanti, i quali ritenevano di poter disporre ad libitum dei beni dei sudditi, con l’inevitabile conseguenza di soffocare sul nascere ogni motivazione a lavorare e intraprendere”.

Così sostiene lo scomparso professor Luciano Pellicani, nel suo libro “Dalla società chiusa alla società aperta”, risalente ad una ventina di anni fa. A tal proposito, citava le parole di Ibn Khaldun, risalenti a fine del 1300 e tratte da Muqaddimah:

  • “Vessare la proprietà privata significa uccidere negli uomini la volontà di guadagnare di più, riducendoli a temere che la spoliazione è la conclusione dei loro sforzi. Una volta privati della speranza di guadagnare, essi non si prodigheranno più. Gli attentati alla proprietà privata fanno crescere il loro avvilimento. Se essi sono universali e se investono tutti i mezzi di esistenza, allora la stagnazione degli affari è generale, a causa della scomparsa di ogni incentivo a lavorare.
  • Al contrario, a lievi attentati alla proprietà privata corrisponderà un lieve arresto del lavoro. Poiché la civiltà, il benessere e la prosperità pubblica dipendono dalla produttività e dagli sforzi che compiono gli uomini, in tutte le direzioni, nel loro proprio interesse e per il loro profitto. Quando gli uomini non lavorano più per guadagnare la loro vita e cessa ogni attività lucrativa, la civiltà materiale deperisce e ogni cosa va di male in peggio. Gli uomini per trovare lavoro di disperdono all’estero. La popolazione si riduce. Il paese si svuota e le sue città cadono in rovina. La disintegrazione della civiltà coinvolge quella dello Stato, come ogni alterazione della materia è seguita dall’alterazione della forma”.

Così parlava Ibn Khaldun nel XIV secolo, che metteva il dito nella piaga del dispotismo che ha sempre avuto casa in terra islamica.

Fauci alla sbarra: 7 ore di testimonianza tra amnesie e bugie in serie

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di REDAZIONE La trascrizione non è ancora disponibile e nessun giornalista è stato ammesso. Ma dai procuratori generali che hanno intentato la causa, i querelanti nel caso e il loro avvocato, e altre parti nella causa contro l’amministrazione Biden, abbiamo alcune informazioni sulla deposizione fornita da Anthony “I am the Science” Fauci. È stato il…

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Taiwan, alle amministrative perde il partito anti-Cina. Si dimette la premier dal partito

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di REDAZIONE

Terremoto politico a Taiwan, dove il Kuomintang, il Partito Nazionalista su posizioni concilianti con la Cina, trionfa alle elezioni locali, aggiudicandosi, a spoglio ancora in corso, 13 delle 22 tra città e contee dove si votava oggi. La presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, ha riconosciuto la sconfitta del suo partito, il Partito Democratico-Progressista, in serata, e ha annunciato le proprie dimissioni da leader del Dpp.

Oltre a Tsai, anche il primo ministro di Taiwan, Su Tseng-chang, ha annunciato verbalmente le dimissioni, ma Tsai gli ha chiesto di rimanere per garantire la continuità dell’azione di governo. Tsai ha accettato “umilmente” i risultati delle elezioni locali e le decisioni del popolo di Taiwan, riferisce la Central News Agency di Taiwan, e si assume “tutte le responsabilità” della sconfitta, dimettendosi “con effetto immediato” dal vertice del Partito Democratico-progressista.

Il Kuomintang si è affermato nella capitale, Taipei, con la vittoria del candidato Chiang Wan-an, “volto nuovo” del Partito Nazionalista e discendente di Chiang Kai-shek, il fondatore della Repubblica di Cina, a Taiwan, dopo la sconfitta nella guerra civile contro le truppe maoiste.

Chiang ha annunciato la vittoria in serata, con il 42,46% dei voti ottenuti nella corsa al seggio più alto della capitale, davanti al 31,76% dei voti per il principale sfidante, l’ex ministro della Sanità e del Welfare, Chen Shih-chung, che ha guidato la lotta alla pandemia di Covid-19 a Taiwan, e sostenuto dalla stessa Tsai: Chen ha riconosciuto la sconfitta e si è congratulato con il giovane sfidante (44 anni il mese prossimo).

Il Kuomintang si è affermato anche in altri importanti centri di Taiwan, tra cui New Taipei, Taichung e Taoyuan, mentre il Dpp ha vinto a Kaohsiung, la città portuale nel sud-ovest di Taiwan, a Tainan e in altre città minori e contee.

Oltre alla sconfitta del suo partito, Tsai subisce anche il fallimento del referendum per l’abbassamento dell’età per il diritto di voto a 18 anni, visto con forte sospetto da Pechino, per il rischio che potesse aprire a ulteriori modifiche costituzionali in futuro: con il 98% dei seggi scrutinati, sono solo poco più di 5,4 milioni i sì all’abolizione dell’articolo 130 della Costituzione, sugli oltre 9,6 milioni di voti favorevoli richiesti.

Per quanto concentrate su temi locali, le elezioni amministrative di oggi testano il polso politico di Taiwan a poco più di un anno dalle elezioni presidenziali e legislative di inizio 2024, e segnano un ritorno del Partito Nazionalista, dai toni più concilianti con Pechino rispetto alla linea dura adottata dal Dpp e dalla presidente di Taiwan.

Le dimissioni di Tsai dal vertice del partito sono state rilanciate anche dall’agenzia cinese Xinhua, anche se la Cina non commenta, per ora, l’esito delle amministrative: Pechino non ha mai nascosto la propria intolleranza verso la presidente di Taiwan e il suo partito, che Pechino accusa di “separatismo”.

Durante il doppio mandato di Tsai alla guida di Taiwan, la Cina ha innalzato le pressioni economiche, diplomatiche e militari nei confronti dell’isola su cui rivendica la sovranità: le tensioni hanno toccato il culmine ad agosto scorso, dopo la visita a Taipei della speaker della Camera dei Rappresentanti Usa, Nancy Pelosi, a cui Pechino ha risposto con sette giorni di imponenti esercitazioni militari attorno all’isola e chiudendo diversi canali di comunicazione e cooperazione con gli Stati Uniti. (Agenzia Agi online)

Informatica e bitcoin: corso pratico per salvaguardare privacy e sicurezza

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Information concept: computer keyboard with Head With Padlock icon and word Data Loss, selected focus on enter button, 3d render

di ROTHBARD NAKAMOTO

Privacy e sicurezza sono indispensabili in un futuro in cui la moneta sana, e non intermediata, tornerà ad essere protagonista.

Di seguito, eccovi un corso gratuito (pratico, non teorico) proprio su privacy e sicurezza informatica per non esperti che copre anche, in un certo dettaglio, Bitcoin.

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Sono decine gli obblighi che gli statali ti impongono per usare servizi e prodotti forniti da privati

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di MARCO MARCHIONNI

Il punto non è 5, 10, 30, 100 euro di bancomat. Il punto sono gli statali che ti obbligano con la violenza ad usare un servizio fornito da un privato.

Chi è favorevole all’obbligo si atteggia come sempre in maniera prona alla violenza purchè sia applicata agli altri per quella cosa, proprio quella, che interessa a lui. Salvo poi reagire come una tigre, vorrei dire come un serpente calpestato ma è icona riservata agli illuminati, quando l’obbligo riguarda lui.

È così per lo SPID, per la PEC, per l’estintore, il registratore di cassa. Sono decine gli obblighi che gli statali ti impongono per usare servizi e prodotti forniti da privati, gente che senza l’obbligo dovrebbero spremersi le meningi per rendere il proprio prodotto o servizio utile e necessario oppure cercarsi un lavoro vero.

Ma bisogna crederci ed esserne consapevoli. Purtroppo, destra o sinistra che sia, quasi tutti poi si dicono che senza gli statali nessuno farebbe le strade e si riparte dal via. Ma con un nuovo obbligo e nuove tasse.

La moneta è il più importante sistema di voto mai inventato

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di STEFANO GERLI La moneta è il più importante sistema di voto mai inventato. È questione fondamentale che sia un sistema libero da qualsivoglia controllo centrale se non vogliamo fondare una società su risultati fraudolenti. “Un tipo di moneta elettronica puramente peer-to-peer consentirebbe di inviare pagamenti online da un soggetto a un altro senza dover…

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Chi è responsabile della guerra in Ucraina, chi se ne rallegra?

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di BAT YE’OR

L’Ue, come sappiamo, non ha eserciti per fare la guerra. Tuttavia, un’insaziabile ambizione di dominio la divora. I suoi tentacoli velenosi si spingono ben oltre i suoi confini, nei paesi dove le sue “ONG umanitarie”, finanziate coi miliardi dei contribuenti europei, fomentano la distruzione dei governi sovrani con il sostegno armato di movimenti insurrezionali, spesso chiamati “terroristi”, docili ai suoi ordini.

Dall’Ucraina alla Giudea e alla Samaria è lo stesso gioco, una tattica condivisa dall’America di Obama e dal suo burattino Biden. Questo in nome del diritto internazionale, che, ovviamente, nessuno rispetta, in particolare i 56 Paesi musulmani dell’Organizzazione della Conferenza Islamica, il cui Statuto li sottopone alla sharia, ma anche l’Unione Europea in molte circostanze.

La caduta del muro di Berlino del 1989 e la possibilità di una fraternizzazione dei rami eurocristiani sparsi nel mondo non hanno reso del tutto felici le persone. Nei paesi del sud del Mediterraneo, per usare il linguaggio in codice dell’Ue, si è inizialmente temuto il pericolo di un’immigrazione dall’est che sostituisse quella da sud. L’Inghilterra ha dovuto fornire garanzie con la sua campagna di denigrazione del “migrante polacco”. Tanto più che la rivalità tra i due Grandi blocchi ha favorito in più occasioni il sostegno dell’Islam radicale da parte degli USA nella loro lotta contro il comunismo. Per alcuni, il periodo della Guerra Fredda è stato una manna dal cielo, se così si può dire, che doveva essere mantenuta. Quando la Russia ha poi teso la mano verso i suoi cugini in Occidente, non ha subìto altro che umiliazioni (la dhimmitudine domina!) Gli Accordi di Minsk sono stati violati da coloro che affermano di rispettare il diritto internazionale mentre spesso lo ignorano.

Incitato dalla NATO e dall’UE, il governo di Kiev non ha cessato con le sue provocazioni militari volte a incitare alla guerra il suo più grande vicino. Giocando al guerrafondaio senza nemmeno avere un esercito, raschiando il pelo dell’orso, il presidente Zelens’kyj, ex attore, non ha mai smesso di molestare Mosca rischiando di provocare una apocalisse nucleare che consegnerebbe un’Europa ridotta in cenere alle invasioni barbariche. Già Erdogan, che celebra regolarmente la vittoria di Manzikert nel 1071, incoraggia la NATO a bombardare la Russia. Potevamo scommettere sulla risposta.

Oggi il vecchio Biden rivive la Guerra Fredda con un’America afflitta dal wokismo, arma per distruggere la civiltà giudaico-cristiana, ideata e introdotta da Edward Saïd, egiziano-americano e pseudo-palestinese, membro emerito dell’OLP e fedele amico del Mufti di Gerusalemme Amin al-Husseini, alleato di Hitler. Accolto alla sua nascita a braccia aperte da tutti gli antisemiti americani, il wokismo si è rapidamente diffuso nel Partito Democratico sotto Obama, spadroneggiando nelle università americane.

Essendo diventato, come ogni jihad, un movimento antioccidentale e anticristiano, oggi questo fenomeno sta destabilizzando l’Occidente. In questo contesto, i gesti incoerenti di Biden e i minacciosi richiami di una Ue fatta di nazioni senza eserciti hanno sostituito la libertà di opinione con una legislazione che introduce lessici di parole proibite e la censura degli scrittori. In questo calderone alimentato da politici incompetenti, i popoli europei non contano nulla e verranno costretti a schiacciarsi a vicenda con armi nucleari. Ma chi ha creato questa situazione di crisi in Ucraina, se non l’arroganza dell’UE e la corruzione della NATO?

All’improvviso, dall’oggi al domani, i popoli europei scoprono che gli Stati Uniti e i paesi dell’UE stanno fornendo armi, denaro e agenti per fomentare disordini e violenze anti-russe in Ucraina e persino contro la popolazione russa. E tutta la stampa improvvisamente si infiamma contro Putin. La propaganda russofoba diventa assordante, i diplomatici ci rivelano sapientemente in TV il piano americano-europeo per un’imminente rivolta popolare russa contro Putin, affinché la Russia venga smembrata dalla NATO e assorbita dall’Unione Europea.

Scopriamo anche l’esistenza di un forte partito nazista tra la popolazione ucraina filoeuropea. Una forma di nostalgia dell’alleanza con i nazisti contro la Russia che, durante la seconda guerra mondiale, resistette al nazismo trionfante in tutti i paesi europei conquistati dalla Wehrmacht? E mentre i politici al caldo delle loro case pianificano la Terza Guerra Mondiale, questa volta nucleare, che seppellirà interi popoli, centinaia di migliaia di sfortunati abbandonano le loro abitazioni e fuggono terrorizzati.

I parlamenti dei paesi dell’Unione Europea hanno discusso con i popoli rappresentati da questi personaggi dell’opportunità di una tale politica, soprattutto dopo una pandemia di due anni che li ha messi a dura prova? I giornali e le televisioni hanno illuminato i comuni mortali delle conseguenze di un’avventura di questo tipo? Il popolo non dovrebbe essere informato visto che in una democrazia dovrebbe essere lui a decidere? Perchè tutti i paesi dell’UE sono democrazie, giusto?

L’orso ha allungato la zampa sulle spacconate di politici onnipresenti che suscitano passioni odiose, gesticolando e parlando a vanvera, mentre è giunto il momento nel XXI secolo per i popoli d’Europa di riconciliarsi e rispettarsi l’un l’altro – dall’Atlantico agli Urali – e abbandonare i bluff di fronte ai pericoli che li minacciano e che la psicopolizia, molto democraticamente, vieta di nominare.

Ma i politici europei, fin dagli anni ’30, hanno scelto da che parte stare e mentre preparavano la demonizzazione del nemico a est, costruivano il futuro dell’Europa a sud, come possiamo leggere in questo articolo: vedi qui.

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*Gisèle Orebi, detta Bat Ye’or (“figlia del Nilo” in ebraico), è una saggista egiziana naturalizzata britannica, celebre per aver ha ideato i concetti di ‘dhimmitudine’ (la condizione sociale che nasce dal Jihād, da lei definita come lo stato di insicurezza in cui versano gli infedeli, ai quali viene chiesto di sottomettersi a una condizione di umiliazione) e di ‘Eurabia’ (secondo cui in Occidente è in atto un processo di islamizzazione, come risultato di una politica estera europea conciliante con i paesi arabi, orchestrata dalla Francia per aumentare l’influenza europea ai danni degli Stati Uniti), concetti che ha analizzato in testi editi in Italia da Lindau: “Eurabia. Come l’Europa è diventata anticristiana, antioccidentale, antiamericana, antisemita”, del 2007 e “Il declino della cristianità sotto l’Islam”, Lindau, del 2009.
Questo testo (tradotto dal francese da Nichelcromo Molibdeno) in cui la scrittrice interviene sulle responsabilità della guerra in Ucraina, è apparso su Tribune Juive (mensile della comunità ebraica francofona) nel marzo del 2022.

Socialismo del XXI secolo: i deputati cileni fanno il pieno ai parenti usando fondi pubblici

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di MARIETTO CERNEAZ Loro sono comunisti, sono i maiali più uguali degli altri! E a loro, che odiano il capitalismo, piace vivere alle spalle degli altri, piuttosto che lavorare. Siamo in Cile, nuova frontiera della “Socialismo del XXI secolo”, dove coppie, figli e conoscenti di un gruppo di deputati cileni finanziano la benzina per i…

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Urge porre fine alle follie di Volodymyr Zelensky

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di PHILIP GIRALDI Quelli del governo e dei media che volevano sostenere Zelenskyj iniziarono a suggerire che il missile ucraino doveva aver in qualche modo funzionato male per atterrare in Polonia, rendendolo uno sfortunato incidente. Ma altri hanno più familiarità con le caratteristiche prestazionali dell’arma erano scettici, vedendo qualcosa forse di più sinistro nel racconto. La storia…

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Mastodon: uscire dal giardino recintato di Twitter

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di ROSS SCHULMANN e JOHN CALLAS Questo post fa parte di una serie su Mastodon e il fediverse. Abbiamo anche un post sulla privacy e la sicurezza su Mastodon, e sul perché il fediverse sarà fantastico – se non lo roviniamo – e altri sono in arrivo. Potete seguire EFF su Mastodon qui. Un’ondata di…

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La Corte suprema britannica: no ad un altro referendum per l’indipendenza della Scozia

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di REDAZIONE

I sostenitori della secessione della Scozia dal Regno Unito promettono di non arrendersi dopo il rifiuto dei giudici della Corte suprema britannica, che hanno negato il secondo referendum sull’indipendenza. La consultazione precedente risale al 2014 e non teneva conto della rivoluzione Brexit. I no prevalsero sui sì con il 55,3%

Il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon ha dichiarato che lo Scottish National Party trasformeràrà le elezioni previste per l’inizio del 2025 come un “referendum de facto”.

  • “Ora l’establishment di Westminster può pensare di bloccare un referendum ma lasciatemi essere chiara, oggi nessun establishment, Westminster o altro, metterà mai a tacere la voce del popolo scozzese”. ha detto la premier nonché leader del partito indipendentista.

La sentenza dei giudici della Corte Suprema nega dunque il diritto del parlamento di Edimburgo a promuovere un voto sull’indipendenza della Scozia senza il via libera di Westminster. Ma le ultime elezioni parlamentari scozzesi hanno restituito una maggioranza di legislatori favorevoli all’indipendentismo e il Partito Nazionalista Scozzese terrà una conferenza speciale nel 2023 per rilanciare la sua spinta indipendentista.

L’obiettivo è quello di convocare il referendum attraverso la sola approvazione di una legge nazionale da parte dell’assemblea parlamentare di Edimburgo. Lo scontro politico tra Londra ed Edimburgo continua. (Fonte)

Il tetto infinito del debito pubblico americano

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di MATTEO CORSINI

Mentre da più parti sono ancora considerati un esempio di governo limitato, gli Stati Uniti non lo sono più da decenni. All’inizio del XXI secolo il debito federale era poco superiore alla metà del Pil, mentre ora veleggia attorno al 130% del Pil.

Tra democratici e repubblicani cambiano le voci di spesa pubblica che preferiscono aumentare e l’approccio alla tassazione, ma nessuno è veramente contro il big government. Per i repubblicani c’è l’aggravante che, a parole, dicono ancora di esserlo, salvo poi non agire coerentemente.

Ne consegue che il tetto al debito pubblico, che deve essere fissato per legge dal Congresso, è raggiunto quasi tutti gli anni. E puntualmente aumentato, anche se si creano tira e molla in caso di maggioranza non uniforme nei due rami del Congresso, come a seguito delle recenti elezioni di Mid term. In tal caso, con l’approssimarsi del raggiungimento del limite, iniziano a essere lanciati allarmi sul default e la chiusura degli uffici pubblici, paventando catastrofi che poi sono sempre evitate.

L’ultimo ritocco al limite è avvenuto a fine 2021, quando il tetto è stato portato da 28881 a 31381 miliardi di dollari. Eppure già oggi è iniziato il coro dei sostenitori democratici affinché i llimite sia totalmente rimosso. Lo fa, per esempio, Jonathan Bernstein dalle colonne di Bloomberg Opinion, aggiungendo che i democratici dovrebbero emanare una legge “per prevenire che un futuro presidente repubblicano possa distruggere il servizio civile” (inteso come amministrazione pubblica).

Che il tetto al debito sia una foglia di fico è indiscutibile, ma proprio per questo gli allarmismi sono ridicoli.

Per contestualizzare la questione, nel 1946 il tetto era pari a 275 miliardi e fino al 1954 non fu necessario aumentarlo. Poi l’intervallo tra un aumento e il successivo andò diminuendo, mentre la cifra lievitava. Fino a maggio 2002 era “ancora” sotto i 6mila miliardi. Oggi siamo arrivati, come accennato, a 31381 miliardi di dollari. E tra qualche mese non basteranno neppure quelli. Non aggiungo altro.

“Sono stato amico della rivoluzione cubana e di Fidel. Ora, va detta la verità”

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di ARTURO DOILO Di tanto in tanto, qualcuno viene “folgorato sulla via di Damasco”. Non parliamo di San Paolo di Tarso, no, ma di Joaquín Ramón Martínez Sabina, scrittore e poeta spagnolo, classe 1949, cresciuto e maturato leggendo Neruda, Proust, Joyce e Marcuse. Wikipedia lo descrive così: “Ideologicamente fu sostenitore delle idee di sinistra , aderendo…

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Gli allerta meteo erano solo l’avanguardia del regime tecno-bio-securitario

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di EUGENIO CAPOZZI

Anni fa rimanevo allibito davanti agli “allerta meteo” decretati a ogni acquazzone o folata di vento dai Comuni, con conseguenti vacanze a scuola per tutti gli studenti. Deprecavo l’assurda pretesa della pubblica protezione da ogni rischio atmosferico come totale deresponsabilizzazione degli individui e ulteriore contributo alla analfabetizzazione delle giovani generazioni.

Quanto ero ingenuo! Non sapevo ancora che di lì a poco con la scusa della protezione della salute pubblica da un virus para-influenzale dipinto come la peste lo Stato avrebbe impedito alla gente di passeggiare per strada, di fare jogging, di andare al bar e al ristorante, di andare a Messa; avrebbe preteso di stabilire quali e quanti ospiti si potevano ricevere nella propria casa, con quante persone si potesse andare in auto; avrebbe privato i bambini dei giochi all’aperto, i ragazzi di scuola, sport, cultura; avrebbe impedito la libera circolazione dei cittadini sul territorio nazionale; avrebbe privato della dignità civile e del lavoro chi non avesse accettato di sottoporsi a terapie sperimentali prive di alcuna prova di efficacia nell’impedire la propagazione del virus suddetto; e altri simili deliri autoritari. E soprattutto ignoravo che abusi inauditi del genere sarebbero stati accettati, bene o male, con rassegnazione o addirittura con sollievo, da gran parte della popolazione.

Ora, alla luce di quella esperienza allucinante che ha fatto cadere ai miei occhi ogni residua  fiducia nella affidabilità delle classi dirigenti e nella razionalità della società “civile”, non provo più alcuna sorpresa davanti all’ennesimo “allerta meteo” per una giornata di normalissima pioggia autunnale, e nemmeno davanti a come un giorno del genere è stato vissuto da una popolazione della mia città  ormai chiaramente priva di ogni slancio vitale, ridotta a non vivere per rimanere (biologicamente) viva: non solo ragazzi in vacanza “metereologica” dalla scuola, ma neanche in giro a perdere sanamente il loro tempo migliore; strade deserte tanto da ricordare l’epoca funesta dei lockdown; università vuota di studenti; semivuote persino palestre e piscine.

Gli allerta meteo erano – all’epoca non lo sapevo – l’avanguardia del regime tecno-bio-securitario. Ora, dopo la sanitocrazia pandemica, l’idea del potere che deve assicurare una protezione totale della “nuda vita” ai suoi sudditi, in cambio della loro obbedienza alle sue folli, inutili “regole” e della loro docile disponibilità a sottomettersi a un controllo totale, si è pacificamente affermata, e viene considerata dai più come qualcosa di scontato.

Carne coltivata in laboratorio, la FDA approva la produzione per consumo umano

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di ROBERT M. CALIFF* Il mondo sta vivendo una rivoluzione alimentare e la Food and Drug Administration degli Stati Uniti è impegnata a sostenere l’innovazione nell’approvvigionamento alimentare. Come esempio di tale impegno, oggi annunciamo di aver completato la nostra prima consultazione pre-commercializzazione di un alimento umano ottenuto da cellule animali coltivate. L’agenzia ha valutato le informazioni…

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Al G20 lo hanno ribadito: la libertà sarà condizionata dai certificati vaccinali. E la Meloni muta!

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di LEONARDO FACCO Se il 2020 ha segnato l’inizio del Grande Reset, sulla scorta di quell’immorale agenda 2030 fabbricata dall’ONU, il recente G20 – meeting indonesiano in cui si sono ritrovati i potenti della Terra insieme ai loro scherani – ha definitivamente sentenziato che quell’idea di libertà che ha reso grande l’Occidente va definitivamente relegata…

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Combattere le abitudini illiberali della mente

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di BARRY BROWNSTEIN

Proprio come i modelli di comportamento che definiamo abitudini, le abitudini della mente operano dietro le quinte. Usiamo la metodologia di Bastiat per esaminare le abitudini della mente che sono in contrasto con la libertà. Come ogni mentalità in contrasto con la prosperità umana, possiamo esporre conseguenze non viste e costose di quelle abitudini mentali illiberali.

Sostenere l’intervento dello stato nelle nostre vite è un’abitudine mentale illiberale che ci costa parecchio. Nel suo libro, Deeper than You Think, Leonard Read scrisse: “La maggior parte delle persone non è più consapevole della libertà che dell’aria che respira; la libertà raramente viene apprezzata e altrettanto raramente difesa, tranne che in casi di costrizioni improvvise”.

I lockdown e gli obblighi di vaccinazione per continuare a lavorare hanno provocato reazioni da parte di molti, eppure la maggior parte ha dormito sonni tranquilli durante il lungo accumulo di potere autoritario da parte dello stato. Pochi hanno visto le conseguenze a lungo termine, quindi si sono indignati solo quando l’impatto era sotto i loro occhi. Read scrisse:

  • Lasciate che l’autoritario bandisca improvvisamente il consumo di pane e il popolo si rivolterà in collera, rivendicando un affronto sua loro libertà. Ma se l’autoritario avvia programmi che alla fine diminuiranno ciò che mangiamo con un approccio obliquo e graduale – inflazione, controlli dei prezzi, pagare gli agricoltori per non coltivare e i lavoratori per non lavorare, eccetera – si alzeranno irate poche voci; difficilmente la persona media percepirà una perdita di libertà.

Con il declino della libertà, lo stato e la burocrazia sono visti come la causa immediata della nostra angoscia, ma Read ci suggerisce di guardarci allo specchio: “Qualsiasi potere decisionale che l’autoritario ha sul popolo è esattamente pari ai poteri che il popolo stesso ha ceduto o gli sono stati espropriati”. Come sempre, Read è schietto:

  • “Sembra ragionevole che la libertà possa essere accresciuta man mano che molti di noi riconoscono che il potere corruttivo e coercitivo che affligge la società è prima un’acquisizione e poi un’inversione delle libertà individuali, le vostre e le mie; questo male che detestiamo ha la sua origine nella forma sgangherata dei nostri bastioni intellettuali e spirituali”.

Read ci ricorda che la difesa della libertà è un lavoro interno:

  • La libertà non può essere sostenuta dalla forza fisica, che abitualmente associamo alla difesa, così come un’intuizione, un pensiero, una preghiera silenziosa non può essere sostenuta dalla forza. L’unico difensore della libertà è la mentalità avanzata e questo è alla portata di un numero nutrito di persone. La risposta alla domanda “combatteranno per essa?” si trova nella risposta che ognuno di noi dà alla domanda “combatterò per essa?”.

L’esperienza, ci insegna Bastiat, può essere un insegnante brutale, essa infatti ci illumina riguardo a tutti gli effetti di un’azione facendoceli sentire, e non possiamo non imparare che il fuoco brucia senza bruciarci. Ma non sarebbe più facile, si chiede Bastiat, coltivare la preveggenza e allenare la nostra mente ad anticipare gli effetti che non si vedono?

TRADUZIONE DI FRANCESCO SIMONCELLI

Bilinguismo, apprendimento dell’inglese e ignoranza del giornalismo italiano

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di MARCO TAMBURELLI

Continua la sagra dell’ignoranza arrogante, presieduta dai paladini della glottofobia a tutti i costi. Qui (immagine sotto) ne abbiamo un esempio perfetto, con il numero quasi record di due affermazioni false in tre righe mal scritte, manco lo facessero apposta.

Allora, io sarò anche lombardofono, e quindi magari le sottigliezze della lingua italiana mi sfuggono, ma quel “ma l’Italia” nel titolo sembra suggerire che la conoscenza del’inglese sia interamente scollegata, se non addirittura opposta, alla conoscenza di una lingua regionale come il veneto. Ma dove li vanno a pescare questi? Spero non nel Po, che già ha sofferto tanto.

Eppure, la gente che veramente ci tiene a saperne di queste cose, ha studiato i legami fra il bilinguismo e la conoscenza dell’inglese, scegliendo la razionalità, la scienza e la ricerca al posto dello sparare sentenze a caso. E con metodi rigorosamente scientifici hanno scoperto che chi parla ed è alfabetizzato sia in una lingua regionale che in una lingua di stato è, guarda un po’, profondamente avvantaggiato nell’apprendimento di un’altra lingua come, e sì, l’inglese. Ma varda un poo ti.

E le prove sono schiaccianti. Cristina Sanz della Georgetown University ha condotto uno studio che ha coinvolto più di 200 studenti (mica quattro gatti eh…) paragonando bilingui catalano-spagnolo ai monolingui ispanofoni che stavano studiando l’inglese come seconda lingua (per i monolingui ispanofoni) o terza lingua (per i bilingui spagnolo-catalano). Una volta controllati fattori come lo stato socio-economico, l’ammontare di esposizione all’inglese, l’intelligenza generale e la motivazione, si è scoperto che – guada un po’ i casi della vita – i bilingui catalano-spagnolo sono fortemente avvantaggiati in diverse misure della conoscenza della lingua inglese, tra cui la scrittura, la conversazione, la lettura, la grammatica e il vocabolario.

Ma non finisce qui. Uno studio condotto da Carmen Muñoz dell’Università di Barcellona ha preso in esame l’apprendimento dell’inglese come terza lingua, mettendo a confronto studenti che presentano un diverso livello di competenza bilingue catalano-spagnolo. I risultati indicano che un livello più alto di bilinguismo catalano-spagnolo è associato a un livello più alto di punteggi in diverse misure di scrittura in inglese come terza lingua. Simili risultati sono stati ottenuti da Gonzalez Ardeo e Lasagabaster (Universidad del País Vasco) con studi sui bilingui basco-spagnolo. Insomma, i dati ci sono, basta volerli conoscere.

Ma la sagra dell’ignoranza arrogante è un po’ come la miseria, ama fare le cose in grande. E così, dopo la menzogna dell’inglese, troviamo l’altra affermazione palesemente falsa, ovvero l’idea – interamente priva di fondamento – che il veneto nelle scuole “non aiuterebbe a preparare le future generazioni al confronto con il mondo”.

Questa è grossa, ma grossa davvero. Forse sarebbe stata sufficientemente pseudointellettuale settant’anni fa, quando si credeva che i bilingui fossero ritardati. Ma oggi? Oggi i vantaggi cognitivi associati al bilinguismo sono risaputi, e sono proprio del tipo che aiuta a confrontarsi con il mondo. E sì, perche’ il bilinguismo, anche quello regionale, può stimolare l’intelligenza, la capacità di concentrazione, e l’apertura mentale. Questi sono alcuni dei motivi che hanno portato parecchi governi di parecchie regioni d’Europa a inserire le lingue regionali nelle scuole come lingue veicolari, come per esempio in Galles e in Frisia, e come avevo già riportato in modo più dettagliato qui.

Adesso, l’ignoranza non è certo peccato, e siamo tutti un po’ ignoranti, ma almeno alcuni di noi non hanno l’arroganza di sfoggiarla in un articolo di giornale.