di GUGLIELMO PIOMBINI
Un mondo senza frontiere
Nell’epoca liberale che ha preceduto la prima guerra mondiale si poteva viaggiare liberamente in tutto il mondo senza bisogno di documenti o formalità burocratiche. Ognuno andava dove voleva e vi rimaneva finché voleva. Non c’erano permessi né concessioni né lasciapassare. «Mi diverte sempre lo stupore dei giovani quando racconto loro di essere stato prima del 1914 a girare l’India o l’America senza possedere un passaporto o neppure averlo mai visto –si legge nel libro Il mondo di ieri di Stefan Zweig – Si ignoravano i visti, i permits e tutte le seccature; gli stessi confini che oggi, per la patologica diffidenza di tutti contro tutti, si sono trasformati in reticolati da doganieri, poliziotti e gendarmi, non significavano altro che linee simboliche, che si potevano superare con la stessa spensieratezza come il meridiano di Greenwich» [1]. Così lo scrittore austriaco ricordava un suo viaggio negli Stati Uniti: «Nessu
equilibrato, chiaro, irreprensibile, molto ben scritto.
Grazie
Articolo imperdibile, da leggere e condividere.
Bravissimo Guglielmo. As usual.
Sono contento di pensare le stesse cose anche se non sarei in grado di esporle con la stessa efficacia ,grazie
Il che si può sintetizzare – alla maniera di Milton Frieman – dicendo che si piò essere a favore della libera immigrazione oppure si può essere a favore dello Stato Sociale, ma non di tutti e due insieme.