di MARIETTO CERNEAZ
Nella mitologia greca, Procuste era un brigante dell’Attica che attirava i viandanti nella sua dimora offrendogli ospitalità. Si comportava da buonista, insomma, diremmo oggi. Una volta nel suo letto di ferro, li sottoponeva a un trattamento tanto assurdo quanto crudele: se l’ospite era più lungo del letto, ne amputava le parti eccedenti; se era più corto, lo stirava fino a spezzarlo. Non importava la forma, la statura, la natura dell’individuo: l’unico scopo era farlo combaciare con lo stampo imposto.
La “sindrome di Procuste” è passata a indicare, in psicologia e in sociologia, la tendenza a schiacciare le differenze, soffocare l’eccellenza e ridurre tutti a un modello uniforme, spesso per invidia o paura di chi si distingue. Ma se lasciamo da parte la clinica e guardiamo alla politica, il mito di Procuste diventa una metafora perfetta per descrivere un certo spirito ideologico: quello del socialismo egualitarista.
Infatti, il socialismo nelle