di LEONARDO FACCO
Nel 2028, nessuno si stupì davvero quando i telegiornali iniziarono a parlare di un nuovo agente patogeno. Da quasi un decennio il mondo viveva in uno stato di allerta permanente. Ogni anno sembrava portare con sé una nuova minaccia biologica: un focolaio di Ebola in Africa, un nuovo ceppo influenzale in Asia, casi isolati di hantavirus nelle Americhe, misteriose febbri emorragiche in regioni remote del pianeta, la febbre dei polli e quella suina un po’ ovunque. “Le pandemie non saranno più eventi eccezionali”, ammonivano gli espertoni guidati da Bill Gates. Dopo la tragica farsa pandemica del Covid, il circo mediatico ha dato voce ad ogni starnuto catasfrofista.
Nel frattempo – però – si era verificato un altro fenomeno, apparentemente scollegato. Dopo decenni di derisione nei confronti di chi parlava di oggetti volanti non identificati (ricordo i “Maurizio Costanzo show” e le prese pel culo di chi asseriva che “i marziani” sono tra noi), numerosi governi avevano progressivamente declassificato documenti e registrazioni militari relative agli UFO. Negli Stati Uniti, l’Area 51 era tornata al centro dell’attenzione pubblica. Commissioni parlamentari, testimonianze di ex ufficiali e documentari prodotti dalle principali emittenti televisive avevano trasformato un argomento un tempo relegato alla fantascienza, e al complottismo, in materia di dibattito politico. Di prove ne erano emerse ben poche, ma il dubbio era ormai penetrato nella coscienza collettiva, anche grazie a Hollywood.
Fu in quel contesto che comparve il cosiddetto “Patogeno Costellation”. I primi casi vennero segnalati tra il personale di una base scientifica internazionale in Antartide. Le autorità parlarono inizialmente di una forma virale sconosciuta. I sintomi erano relativamente lievi nella maggioranza dei pazienti: febbre, affaticamento, alterazioni neurologiche temporanee. Tuttavia una piccola percentuale sviluppava complicazioni imprevedibili. E poi… si trattava di un virus contagioso, dissero.
L’aspetto più inquietante era l’origine. Dopo settimane di indiscrezioni e smentite, alcuni media diffusero la notizia che il materiale biologico responsabile dell’infezione sarebbe stato rinvenuto all’interno di un “Oggetto VOlante Non IDentificato” recuperato decenni prima e custodito in strutture militari segrete americane. La notizia venne immediatamente bollata come disinformazione. Adalberto Burloni – in Italia – rassicurò sull’impossibilità che il virus arrivasse in Europa. Tony Frauci, il deus ex machina del FDA americana, disse di non preoccuparsi perchè il vaccino era già pronto per essere commercializzato.
Poi arrivarono le conferme parziali. I servizi dei Telegiornali che mostravano individui in Africa che si decomponevano mentre camminavano tra un villaggio e l’altro. Infine arrivarono le conferenze stampa di tutti i ministri della Salute insieme a Fedro Yesuscenescampi, il direttore dell’OMS.

Nel giro di un paio di mesi il mondo si trovò davanti a una situazione inedita: una possibile minaccia biologica associata a materiale di origine non terrestre. Una nuova forma pandemica! La paura si diffuse più rapidamente del virus stesso.
Gli organismi internazionali reagirono con una rapidità mai vista. L’Organizzazione Mondiale della Sanità – che promulgava protocolli universali – convocò un consiglio permanente di emergenza. I governi nazionali si impegnarono ad armonizzare le proprie misure sanitarie. Vennero creati sistemi digitali di monitoraggio globale. Le restrizioni furono accolte con favore. Registrazione obbligatoria degli spostamenti, nazionali ed internazionali. Tracciamento sanitario permanente, certificazioni biologiche digitali, il coprifuoco: fu allora che nacque l’UFO-pass. Monitoraggio genetico delle popolazioni esposte. La stragrande maggioranza della popolazione, considerò tali misure ragionevoli e le accolse con favore. Dopotutto, si trattava di una minaccia senza precedenti e bene facevano le Forze dell’Ordine ad eseguire gli ordini e bastonare chi si opponeva alle direttive. Ma l’emergenza aveva una caratteristica particolare: non finiva mai.
Ogni sei mesi emergeva una nuova variante. Ogni variante giustificava nuovi protocolli. Ogni protocollo richiedeva nuovi strumenti di controllo. Nel 2030 quasi tutti i cittadini del pianeta possedevano un’identità sanitaria digitale integrata con documenti, conti bancari e sistemi di trasporto. I governi insistevano sul fatto che tali strumenti fossero temporanei, necessari ad abbassare la curva dei contagi.
La popolazione iniziò a notare che nulla di temporaneo veniva mai rimosso. Le frontiere non erano più delimitate soltanto da passaporti e dogane. Esistevano frontiere biologiche invisibili. Algoritmi internazionali, supportati da App scaricate sugli Smartphone, decidevano chi potesse viaggiare, lavorare, studiare o partecipare a eventi pubblici. La nuova forma di cittadinanza non era più definita soltanto dalla nazionalità, ma dal profilo sanitario.
L’OMS, trasformata progressivamente in un organismo di coordinamento operativo globale, non governava formalmente alcuno Stato. Eppure le sue raccomandazioni avevano acquisito una forza politica superiore a quella di molti parlamenti nazionali. I leader democraticamente eletti continuavano a esistere, ma la gestione delle emergenze continue era stata trasferita a reti tecnocratiche internazionali.

La giustificazione appariva inattaccabile. La minaccia era globale e la risposta doveva essere ovviamente globale. Chiunque sollevasse dubbi veniva accusato di irresponsabilità. Non era più necessario censurare apertamente le opinioni dissenzienti, bastava associarle al rischio sanitario.
Nel giro di pochi anni il dibattito pubblico cambiò natura: le libertà individuali non venivano abolite ufficialmente, ma erano subordinate alle scelte politiche dei governi nazionali, che prendevano spunto dalle direttive dell’ONU. La maggioranza delle persone, per paura, accettò questa trasformazione, del resto aveva ancora in mente i “camion di Bergamo”.
La paura aveva sempre rappresentato il più efficace acceleratore del potere politico. E nessuna paura è più universale della paura della malattia, peraltro una malattia che era arrivata da chissà quale galassia. Così, mentre il mistero sull’origine extraterrestre del patogeno rimaneva irrisolto, il mondo aveva già subito la trasformazione più profonda della sua storia recente.
Non era stato il virus a cambiare la civiltà. Era stata la risposta al virus. Come spesso accade, la minaccia biologica si era rivelata temporanea, ma – si sa – per un politico nulla è più definitivo di una imposizione temporanea.


Facco stai bene? Che cosa è, un’anteprima del tuo prossimo best seller?
Hallucinatio matutina bona tamquam medicina (semicit.)