di LEONARDO FACCO
Ho frequentato centinaia di piazze durante la “tragica farsa pandemica” ed ho incrociato, su quei palchi, decine di persone identificate come “resistenti” (e concordo), ma anche come “esempi” di libertà. In merito a questa seconda accezione ho dissentito più volte e ve ne darò contezza qui sotto.
Con un lungo post che lui stesso ha definito “noioso”, Paolo Borgognone – al quale mi lega nulla più che un rapporto cordiale e rispettoso – ha pubblicato il suo manifesto politico. Nulla di originale ai miei occhi, ma una rappresentazione plastica della cultura di chi conserva l’idea che la libertà sia il problema e che la salvezza risieda nello Stato, nella comunità organica, nella disciplina collettiva e nella subordinazione dell’individuo a un presunto bene superiore. Axel Kaiser, nel suo libro “Parásitos Mentales”, definisce questa miscela ideologica con un termine efficace: nazicom. Non una semplice provocazione, ma la descrizione di un fenomeno storico ben preciso. Il nazicomunismo è la convinzione che fascismo e comunismo, al netto delle rispettive mitologie, condividano un medesimo nemico: la società aperta e l’individuo libero. E condividano anche un medesimo obiettivo: subordinare l’individuo stesso a un’entità collettiva considerata superiore.
Borgognone lo dichiara apertamente (in calce riporto il suo post completo). Rifiuta il liberalismo e l’individualismo metodologico che ne rappresenta la sostanza. Esalta lo Stato etico. Sogna un blocco politico che unisca socialisti e nazionalisti. Ammira autori che, da decenni, cercano di costruire una sintesi tra collettivismo di sinistra e collettivismo di destra. Il punto esilarante – se non fosse tragicamente comico – è che considera tutto ciò una forma di ribellione.
In realtà è il contrario! Il cuore della sua argomentazione è semplice: il problema dell’Occidente non sarebbe l’espansione dello Stato, ma l’espansione della libertà. Non sarebbe il potere politico e burocratico ad aver colonizzato la vita delle persone, ma il liberalismo di matrice anglosassone. Non sarebbe la tassazione crescente, la regolamentazione onnipresente, il debito pubblico, il controllo monetario (di teoria monetaria – per inciso – tutti quelli come lui non ci capiscono nulla ed esaltano la moneta come monopolio pubblico) o l’invadenza delle istituzioni sovrannazionali ad aver limitato l’autonomia degli individui.
Macché, il problema sarebbe il mercato, l’infingardo “neoliberismo”. Questa tesi, ribadisco, ha però un difetto fatale: ignora la realtà. L’Europa contemporanea non assomiglia affatto al sogno liberale di Ludwig von Mises o a quello anarchico di Murray Rothbard. Assomiglia molto di più a un continente in cui l’istituzione assorbe oltre la metà della ricchezza prodotta, regola ogni aspetto dell’attività economica e interviene costantemente nella vita sociale, fino al punto da decidere come deve stare il tappo su una bottiglia. Se questo è liberalismo, allora il termine ha perso davvero qualsiasi significato.
L’idea dello Stato organico è una delle più antiche superstizioni della filosofia politica. È sufficiente leggere i nomi che apprezza e a cui si ispira Borgognone per far cadere le braccia. Stima Aleksandr Dugin, ma va in brodo di giuggiole per il programma del partito “Agorà per l’Italia” di Angelo D’Orsi, un docente universitario con cui ho avuto modo di interloquire a Gorizia lo scorso anno e che, vi assicuro, è un vero e proprio nostalgico dell’Unione Sovietica, come Vauro e Giulietto Chiesa! In alternativa c’è Maurizio Murelli, già editore della rivista “Orion”, storicamente noto per la sua militanza neofascista nella Milano negli anni Settanta.
Per Borgognone, sulla scorta di cotanti mentori, la società dovrebbe essere un corpaccione unico dotato di una volontà propria e gli individui dovrebbero essere semplici cellule al servizio dell’organismo. Chi glielo spiega che Ayn Rand – filosofa dell’oggettivismo – riteneva che “[…] Poiché non esiste un’entità chiamata società — dal momento che la società è semplicemente un insieme di singoli individui — l’idea che l’interesse pubblico debba prevalere sugli interessi e sui diritti privati può avere un solo significato: che gli interessi e i diritti di alcuni uomini hanno la precedenza sugli interessi e sui diritti di altri”?
Questa intuizione elementare, sviluppata da pensatori come John Locke, Frédéric Bastiat e Friedrich Hayek, rappresenta uno dei fondamenti della civiltà liberale, che Borgognone dimentica o non conosce affatto! Quando qualcuno parla di “interesse della Nazione”, “interesse del Popolo” o “interesse della Comunità”, bisogna sempre porsi una domanda molto semplice: chi decide quale sia questo interesse? Perché nella pratica non è mai la comunità a decidere, ma è sempre una minoranza fanatica che pretende di parlare a nome della comunità stessa.
Gli anti-liberali di destra e di sinistra amano presentarsi come ribelli e/o rivoluzionari. Dopodiché ogni volta che i loro progetti hanno conquistato il potere, il risultato è stato sorprendentemente simile (non a caso nelle piazze sostenevo che se anziché Conte e Speranza a governare ci fossero stati politici affini al Borgognone-pensiero, sarebbe cambiata solo la tipologia delle restrizioni). Lo Stato fascista prometteva armonia nazionale. Cosa ha prodotto? Censura, corporativismo e guerra. Lo Stato comunista prometteva (e purtroppo continua a promettere) uguaglianza. Cosa ha incarnato? Pianificazione, miseria, repressione e morte in quantità industriale. Lo Stato nazional-socialista prometteva una comunità organica, pura. Cosa abbia realizzato non serve starlo a ricordare.
Sono cambiati i simboli, le bandiere e i loro colori, ma il risultato è sempre stato disastroso! L’individuo è l’agnello sacrificale della loro utopistica entità collettiva.
Dal punto di vista libertario, il problema fondamentale non è strettamente economico, seppur importantissimo. È fondamentalmente morale, come spiegato da Rothbard in un articolo che abbiamo pubblicato ieri. Ogni individuo è proprietario di sé stesso. Questo principio, formulato da Locke centinaia di anni fa (ripreso da Aristotele, San’Agostino e San Tommaso d’Aquino) e portato alle sue conseguenze più radicali dal pensiero anarco-capitalista, rappresenta il fondamento del diritto naturale. Se una persona è proprietaria di sé stessa, allora nessuna collettività può vantare diritti superiori ai suoi. Punto! Non c’è nazione, classe, popolo o Stato a cui l’individuo possa appartenere.
È questo il punto che gli anti-liberali alla Borgognone non riescono ad accettare. Per loro la libertà è sempre subordinata a qualcosa. Non al “Principio di Non Aggressione”, ma alla tradizione, alla patria, alla giustizia sociale, al bene comune, al partito, a un leader forte. A volte citano anche Dio, ma non escludo che ci abbiano capito ben poco su quale sia “il legame fra cristianesimo e libertà”, per dirla con don Beniamino di Martino. Per il libertario, che Borgognone sicuramente aborre (ciò non significa affatto che non sia persona colta e cordiale, anzi, è anche molto più onesto intellettualmente di certi pseudo-libertari rivelatisi truffatori, che ho conosciuto in tanti anni di marciapiede), la libertà è il presupposto stesso della dignità umana e della vita.
Borgognone sogna una grande alleanza anti-liberale europea. Un fronte che unisca socialisti, sovranisti, comunisti e nazionalisti. Ed è qui che emerge la curiosa contraddizione dei nazicom. Tutti costoro sostengono di voler liberare i popoli, ma tutti propongono i peggiori strumenti socialisti per farlo. E come afferma Rothbard, “Il socialismo non è altro che la schiavitù universalizzata, amministrata dallo Stato”!
Personalmente, ritengo che Paolo Borgognone individui correttamente i problemi reali della contemporaneità: le oligarchie esistono; le élite burocratiche esistono; le istituzioni sovrannazionali esistono e spesso operano senza alcun controllo, neppure “democratico”. Ma sbaglia completamente la diagnosi. Perché il problema non nasce da troppa libertà, ma dalla concentrazione e dall’espansione del potere. La vera alternativa non è tra liberalismo e anti-liberalismo, ma è tra una “società libera” e un a “società coercitiva”, tra cooperazione volontaria e organizzazione forzata, tra individui sovrani – per dirla con il titolo di un libro di Davidson e Rees-Mogg – e collettivi imposti. Tutto il resto delle elucubrazioni filosofico-politiche sono variazioni sul medesimo tema: la tirannia!
Alla fine, dietro il linguaggio sofisticato dell’anti-liberalismo contemporaneo, di cui Borgognone si sente un protagonista, si nasconde la solita vecchia idea, che qualcuno più illuminato debba guidare gli altri. Traspare, insomma, quel proposito hegeliano, per cui “lo Stato rappresenta la sintesi perfetta della totalità etica e la massima realizzazione della libertà concreta. Esso supera le contraddizioni della società civile, agendo come un supremo mediatore e pacificatore sociale”. Contro questa idea bislacca, il liberalismo classico e il libertarismo, soprattutto, continuano e continueranno ad opporre la stessa semplice verità, insegnataci da Thoureau illo tempore: “Il governo migliore è quello che governa meno”, ergo, “Il miglior governo è quello che non governa affatto”. Con buona pace di Borgognone.
QUI IL POST DI PAOLO BORGOGNONE
- Post lungo e noioso, da 4 like, ma necessario. Parlo ora e taccio per sempre. Io ho valori che stanno a destra (tradizionali) e idee che stanno a sinistra (socialiste non marxiste). Sono per la “democrazia illiberale” per lo Stato e la società organici, contro il capitalismo e i suoi rapporti di forza economico-sociali. Non combatto le religioni tradizionali, qualunque esse siano (Cristianesimo, Islam, Ebraismo, Antichi Culti, ecc.), pur essendo laico e non praticante. Critico e combatto una religione secolarizzata, materialista, atea, utilitaristica, l’idolo del nostro tempo: IL LIBERALISMO. E lo combatto ovunque esso sia, a destra, a sinistra, al centro, poiché il liberalismo di matrice anglosassone ha colonizzato l’intero immaginario collettivo europeo, e ha colonizzato anche gli USA e parte dei restanti continenti… Rifiuto radicalmente l’antifascismo in ogni forma esso venga declinato (storiografica, mitologica, politica) e, pur avendo sempre fatto una politica contraria al comunismo, rifiuto in modo drastico l’anticomunismo declinato in chiave liberale (anticomunismo liberale di destra e anticomunismo liberale di sinistra). Sono un oppositore della società aperta.
- Ritengo il fascismo, laddove liberato dalle scorie liberali, e il socialismo, laddove liberato dalle scorie liberali, nemici della società aperta. Attualmente i partiti politici di destra e di sinistra sono in gran parte riassunti e assorbiti nella narrazione, nella prassi e nel tono di vita liberali. Nessuno di questi mette in discussione il capitalismo, l’oligarchia, lo stato di cose presenti. Il dibattito politico si dipana pressoché integralmente attorno all’agenda decisa dal mainstream liberale, che è interconnesso con queste forze politiche. Per me non esistono Gatekeeper, finti dissidenti, falsi controinformatori, impuri e tutte queste categorie impolitiche e prive di alcun significato al di fuori di un lessico settario che, come detto, non ha alcuna rilevanza sul piano politico. Per me ci sono liberali e anti-liberali, i primi sono avversari, i secondi alleati, stiano essi a sinistra o a destra. Il mio obiettivo è la formazione di un blocco politico anti-liberale che unifichi istanze illiberali di destra (socialismo nazionale) e di sinistra (comunismo e socialismo sostenitori dello Stato), superando queste categorie e formando un fronte d’azione e di liberazione nazionale ed europeo che abbia come punti fondamentali l’uscita dalla NATO, dalla subalternità transatlantica, dall’euro e dalla UE, in nome del multipolarismo geopolitico, dello Stato forte e organico e del socialismo economico. I miei valori sono tradizionali, valori signorili, di onore e lealtà (sebbene poi, puntualmente, non riesca a mantenerli e li disattenda). Le mie idee sono socialiste (non marxiste). Per il futuro politico: NON INTENDO CANDIDARMI, né ricoprire, a ogni livello, cariche pubbliche elettive.
- Ringrazio chi mi ha fatto proposte in merito ma le declino con rispetto e cortesia per chi me le ha poste. Sosterrò da indipendente i soggetti politici in cui scorgo idee e programmi sovranisti: Agorà per l’Italia, che per ora ha un programma che condivido pressoché integralmente nonostante sia un movimento di sinistra e io abbia un’antropologia considerata, anche se sbrigativamente e in modo impreciso e fuorviante, “fin troppo di destra” o “rosso-bruna”, e quei candidati, a titolo privato, che, in Futuro Nazionale, si dimostreranno meno liberali e più sociali (i diretti interessati, Angelo, Luigi, Gianni, Beppe, Ugo, lo sanno, se leggono li abbraccio).
- Sono un allievo indegno di Alain de Benoist, Aleksandr Dugin, Costanzo Preve, Diego Fusaro, Jean Thiriart. Sono un grande estimatore di Franco Cardini, Claudio Mutti, Andrea Zhok, Maurizio Murelli, Rainaldo Graziani e tanti altri intellettuali di pregio che non nomino per brevità ma i cui libri ho comprato e apprezzato. Rimarrò tale per tutta la vita. Sul piano politico, ho immensa stima per Fabio Filomeni, che reputo il leader migliore possibile e immaginabile per il blocco politico illiberale, populista e socialista che ho in mente, per Nicola Vedovino, per Matteo Brandi e, anche se lui è di sinistra e io no, per Angelo d’Orsi che ha preso posizioni coraggiose, radicali e condivisibili, non da oggi, su tanti temi di politica estera. Questo post era doveroso, perché mi piace essere franco, parlare apertamente, giocare a carte scoperte. Io sono questo. Se qualcuno si sentirà offeso o contrariato da ciò che ho scritto, me ne scuso. Ma non mi si potrà mai chiedere di essere diverso da ciò che sono.

