Se ti occupano la casa, non puoi nemmeno staccare la corrente all’abusivo!

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di LEONARDO FACCO

Lo Stato italiano ha la prerogativa di renderti – al contempo – cornuto e mazziato! Oggi, vi racconto di un paradosso giuridico che, a prima vista, sembra quasi una barzelletta, ma è la realtà: se un individuo occupa abusivamente una tua proprietà (o finanche casa tua), tu, proprietario, rischi conseguenze penali se gli stacchi la corrente per costringerlo ad andarsene!

È questo il tema affrontato dall’avvocato penalista Giuseppe Di Palo in un suo video sui social. Il ragionamento parte da una domanda apparentemente elementare: se l’immobile è mio e i contratti di luce, gas e acqua sono intestati a me, perché non posso interrompere le utenze quando qualcuno occupa abusivamente la mia abitazione? La risposta si trova nel modo in cui il diritto penale italiano (radicato nel peggior statal-comunismo) considera l’autotutela. Non è sufficiente essere titolari di un diritto: occorre anche esercitarlo solo attraverso le procedure previste dalla legge. In sintesi, il proprietario non può trasformarsi personalmente nell’autorità incaricata di eseguire lo sgombero.

Secondo quanto spiegato da Di Palo, l’interruzione volontaria di energia elettrica, acqua o gas allo scopo di costringere l’occupante a lasciare l’immobile può integrare il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose, previsto dall’articolo 392 del Codice penale. L’indecente principio sottostante è chiaro: chi ritiene che sia stato violato un proprio diritto e dispone della possibilità di rivolgersi a un giudice non può, di regola, “farsi giustizia da sé” utilizzando la forza sulle cose di cui usufruisce un usurpatore. E attenzione: la giurisprudenza, sottolinea il penalista, si è espressa più volte in questa direzione.

Esiste uno spazio assai ristretto per l’autotutela possessoria (una specie di “legittima difesa” della proprietà), ma riguarda situazioni particolari, soprattutto quando la reazione avviene nell’immediatezza dello spoglio e non sia possibile ottenere tempestivamente l’intervento dell’autorità. Quando invece l’occupazione si è già consolidata, il quadro cambia radicalmente. Ed è proprio qui che emerge il paradosso più clamoroso. Il fatto che le utenze siano intestate al proprietario non significa che egli possa utilizzarle come strumento di pressione per ottenere la restituzione dell’immobile. L’intestazione del contratto non gli conferisce una “licenza privata” di sgombero.

Ma c’è di più. Mentre il proprietario attende che l’autorità proceda allo sgombero secondo le procedure e i tempi previsti dalla legge, non soltanto rimane privato del possesso della propria abitazione, ma può essere costretto a continuare a sostenere i costi delle utenze consumate dall’occupante. Il risultato è una situazione che, solo ad un becero e immorale comunista, appare giustificabile. Riassumiamo: qualcuno entra illegalmente nella tua proprietà; tu non puoi semplicemente riprendertela (a meno che non tenti di farlo mentre ci sei dentro); se tenti di rendere meno confortevole l’occupazione interrompendo le utenze, rischi a tua volta di incorrere in un procedimento penale.

Ah certo, ufficialmente l’occupazione abusiva non è lecita, precisa l’avocato: la posizione dell’occupante può essere penalmente grave. Ma il casus belli è un altro: anche di fronte a una violazione, l’ordinamento pretende che sia l’autorità pubblica (notoriamente inefficiente!!!), attraverso le procedure previste, a ristabilire la situazione giuridica. Ed è qui che si apre una questione che va ben oltre il singolo caso.

Domanda logica: che cosa rimane della proprietà privata se il proprietario non può disporre concretamente della propria proprietà quando questa gli viene sottratta? Il diritto italico (e la giurisprudenza, ribadiamolo) risponde: rimane il diritto di proprietà, ma il suo esercizio deve passare attraverso lo Stato e i suoi procedimenti. È precisamente questa distanza fra titolarità formale del diritto e capacità effettiva di farlo valere che rende la vicenda tanto paradossale, quanto inaccettabile per una persona di buon senso. Il proprietario possiede la casa, paga le utenze, continua a sostenere gli oneri, ma per riottenere ciò che è suo deve attendere che l’autorità pubblica intervenga, con i suoi tempi notoriamente biblici.

In questa fogna fasciocomunista e maleodorante, convenzionalmente chiamata Italia, l’unica cosa che sembra davvero del tutto negata è… la logica.

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