di ARTURO DOILO
Prima ancora di immaginare il crollo psicologico di Winston Smith sotto l’occhio del Grande Fratello, George Orwell aveva già tracciato l’anatomia del totalitarismo contemporaneo. La raccolta di saggi e scritti giornalistici intitolata “Verità e menzogna“ – edito da Mondadori – rappresenta la quintessenza del suo pensiero etico e politico: un’esplorazione lucida e attualissima del legame indissolubile tra potere, manipolazione linguistica e distruzione dei fatti oggettivi.
Il nucleo pulsante dell’opera risiede nella convinzione che la libertà di pensiero sia minacciata prima di tutto dalla degradazione strisciante del linguaggio. Orwell dimostra come la corruzione della lingua e la decadenza politica si alimentino a vicenda. E ai giorni nostri l’esempio è così palese da non stupire affatto. Quando il discorso pubblico si popola di eufemismi complessi, metafore logore e formule preconfezionate, la mente umana perde la capacità di formulare un pensiero critico indipendente. La tragica farsa pandemica ne è la riprova! La parola cessa così di essere uno strumento di ricerca della verità e si trasforma in un mezzo per nascondere la realtà e difendere l’indifendibile.
Un secondo pilastro dell’opera riguarda la progressiva scomparsa del fatto storico oggettivo. Riflettendo sui grandi conflitti del Novecento, lo scrittore britannico denuncia con forza il pericolo di un mondo in cui il passato non è più una sequenza di eventi empiricamente accertati, bensì una materia plastica. Nei contesti dominati dalla propaganda, la storia viene continuamente rimodellata e riscritta per piegarla retroattivamente agli interessi e alla narrazione della fazione al potere.
Il volume analizza, inoltre, il fenomeno del nazionalismo ideologico, inteso non solo come patriottismo esasperato, ma come un attaccamento viscerale e acritico a una causa politica o identitaria. Per Orwell, il nazionalista (e lo fa con l’occhio vigile sul colonialismo britannico in India, dove nacque) vive in uno stato di costante autoinganno: è un individuo disposto a ignorare anche le evidenze fattuali più lampanti e a giustificare qualsiasi prepotenza, pur di non mettere in discussione i dogmi del proprio gruppo di appartenenza.
In definitiva, Verità e menzogna costituisce l’impalcatura concettuale ed etica su cui Orwell edificherà, da lì a breve, il suo celebre romanzo distopico “1984″, da considerarsi oggi una specie di manuale di istruzioni delle caste al potere. Leggere oggi questa silloge significa dotarsi di un potente anticorpo critico contro la manipolazione del consenso. Orwell ci ricorda che la difesa della libertà richiede un’incessante vigilanza individuale: il coraggio morale di chiamare le cose con il loro nome, difendere i fatti oggettivi e rifiutare ogni forma di conformismo ideologico.

