di GIUSEPPE JORDAN TAGLIABUE
In principio era il Verbo: Tuēri. Il diritto romano ne derivò la “tutēla”. La tutela era l’istituto creato per amministrare i beni di chi non aveva la piena capacità di agire, come i pupilli e i minori. Il “tutor” era semplicemente colui che vigilava sugli incapaci.
Poi è arrivato lo stato moderno, che ha preso quel concetto eccezionale e lo ha applicato a tutti. Ha trasformato l’intera cittadinanza in un immenso orfanotrofio formale. La “tutela” è diventata il grimaldello per ampliare a dismisura il potere pubblico, vendendoci l’idea che la funzione primaria della politica sia salvarci da noi stessi. E qui scatta la trappola mortale, che si sviluppa in tre fasi:
- – L’effetto anestesia
Imbottire il mondo di gommapiuma non rende i cittadini più saggi, li rende solo più sconsiderati. Più la burocrazia promette di salvarti le chiappe, più il singolo si sente autorizzato a disattivare il cervello. La conseguenza immediata è che aumentano gli eventi negativi dai quali lo stato vuole proteggerti. - – La fabbrica dei minori a vita
La tutela statale parte dal presupposto che tu sia un “minus habens”, incapace di capire da solo se un gradino è scivoloso o se il brodo scotta. Eliminando l’impatto del rischio, lo Stato atrofizza la prudenza e prosciuga l’intelligenza individuale. Cittadini incapaci di analizzare criticamente le circostanze e di agire di conseguenza. - – La cassa mascherata da bontà
Nessun burocrate busserà mai alla tua porta dicendo “voglio i tuoi soldi”. Si presenterà proclamando “sono qui per tutelarti”. E, per magia, ogni minimo gesto quotidiano viene codificato, perimetrato e trasformato in un’infrazione da battere cassa. Ovviamente, sempre e solo per il tuo bene. E i “citt-ovini” ne invocano sempre più per punire i trasgressori della loro presunta “quies æterna”.
La strada per ritrovare la libertà richiede di smantellare questo inganno semantico. Bisogna rifiutare la balia statale erga omnes e pretendere il ritorno all’unica condizione davvero adulta e naturale: la responsabilità personale delle proprie azioni e delle loro conseguenze.

