La Rivoluzione francese non è stata una rivoluzione libertaria

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di FRANCO CAGLIANI

Un’idea diffusa (anche tra alcuni liberali e libertari decisamente confusi) è che la Rivoluzione del 1789 fosse, nonostante gli eccessi, “nello spirito” del liberalismo classico: libertà individuale, limiti al potere, autodeterminazione.

In realtà, come spiega bene Ryan McMaken in un recente articolo del Mises Institute, questa lettura è un malinteso. Ecco perché, spiegato in modo didascalico.

1. Solo i primissimi mesi furono (parzialmente) liberali

Nel 1788-inizio 1789 i riformatori chiedevano cose compatibili con il liberalismo: abolizione dei privilegi fiscali, rappresentanza dei proprietari, monarchia costituzionale, decentralizzazione e limiti alla spesa pubblica. Già entro la fine del 1789-inizio 1790 i moderati (Mirabeau, Lafayette e simili) erano emarginati. Nel 1791-92 i radicali (Montagnardi e giacobini) dominavano. Thomas Paine finì in carcere e rischiò la ghigliottina; Lafayette andò in esilio.

2. La Dichiarazione dei diritti dell’uomo era retorica vuota

A differenza del Bill of Rights americano (che vieta esplicitamente allo Stato di interferire), la Dichiarazione francese subordinava i diritti “ai limiti della legge”. In pratica lo Stato decideva cosa fosse permesso. Libertà di culto, associazione e resistenza all’oppressione furono sistematicamente violate.

3. Centralizzazione e nazionalismo, non libertà

I rivoluzionari proclamarono l’indivisibilità della Repubblica e punirono come tradimento qualsiasi tendenza federalista o secessionista. I contadini della Vandea e i federalisti del 1793 – che chiedevano libertà religiosa, rifiuto della coscrizione forzata e autogoverno locale – agivano in modo molto più libertario dei rivoluzionari stessi. Furono massacrati.

4. Lo Stato uscì più forte, non più debole

Tasse dirette aumentarono drasticamente (dal 85 % al 160 % tra 1788 e 1791). Espropri della Chiesa e controlli economici servirono a finanziare guerre e potere centrale. Coscrizione di massa, polizia politica, Terrore e venticinque anni di guerre (fino a Waterloo) trasformarono la Francia in uno Stato di sicurezza nazionale. Napoleone ereditò e rafforzò questo apparato.

5. Non fu “trionfo del liberalismo”, ma trasferimento di potere

Come notarono già i libertari francesi dell’Ottocento (Gustave de Molinari in testa), la Rivoluzione sostituì un’élite dirigente con un’altra, centralizzando e potenziando lo Stato. Le riforme liberali che alla fine prevalsero (tolleranza religiosa, uguaglianza giuridica) erano già in corso sotto la monarchia e furono ritardate, non accelerate, dalla Rivoluzione.

In sintesi: la Rivoluzione francese non allargò la libertà individuale né limitò il potere. Produsse nazionalismo, centralismo, guerra, terrore e uno Stato più invasivo. Chi oggi la celebra come “trionfo liberale” confonde i proclami con i fatti. E se volete approfondire questo argomento, un consiglio: leggete il libro scritto da don Beniamino Di Martino

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