Governo Milei e i numeri di Sturzenegger: tutti i risultati rivendicati dal ministro

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di LEONARDO FACCO

In un intervento pubblicato da La Nación il 30 agosto 2026, il ministro argentino della “Deregolamentazione e Trasformazione dello Stato” Federico Sturzenegger difende con i numeri l’operato del governo di Javier Milei. Il punto di partenza è un monito politico: non bisogna permettere che il «rumore» (la propaganda composta da fake news) della sinistra peron-kirchnerista faccia perdere di vista i risultati concreti, reali. Ecco, punto per punto, i successi che Sturzenegger attribuisce alla politica economica di Milei.

1. La crescita è tornata

Secondo il ministro, l’Argentina è uscita da dodici anni di stagnazione e di diminuzione del reddito pro capite. Nel primo anno di Milei il PIL sarebbe cresciuto del 6,7%, nel secondo del 3,5%. Le previsioni del REM citate da Sturzenegger indicano inoltre una crescita del 2,7% nel 2026 e del 3% nel 2027. È, nella sua lettura, la fine della vecchia convinzione secondo cui l’economia argentina riuscisse a crescere soltanto negli anni elettorali dispari.

2. La povertà è diminuita

È uno dei dati che Sturzenegger considera più significativi. La povertà, che a dicembre 2023 era al 42% e che nei primi mesi del nuovo governo era salita temporaneamente al 53% durante il processo di «aggiustamento» della situazione ereditata, sarebbe ora scesa al 28%.

3. Mezzo milione di nuovi posti di lavoro

Anche il mercato del lavoro, sostiene il ministro, non confermerebbe il racconto di un’economia devastata. Il tasso di disoccupazione era del 7,8% nel primo trimestre 2026, contro il 6,9% dello stesso periodo del 2023 e una media storica dell’8,9%.

Ma soprattutto, durante il mandato di Milei sarebbero stati creati 500.000 posti di lavoro. Sturzenegger sottolinea che l’incremento non coincide semplicemente con lavoro informale: circa 491.000 nuovi lavoratori non dipendenti, soprattutto monotributisti, si aggiungono a circa 190.000 nuovi lavoratori dipendenti non registrati.

4. Il ritorno al surplus fiscale

È forse il risultato che Sturzenegger considera più importante sul piano macroeconomico. Il governo avrebbe equilibrato i conti già nel primo mese del suo mandato e sarebbe ormai entrato nel terzo anno consecutivo di surplus fiscale. Per il ministro, si tratta di uno dei risultati più impressionanti della gestione Milei, soprattutto considerando la tradizionale fragilità dei conti pubblici argentini.

5. Il crollo del rischio paese (Spread) percepito sui titoli argentini

Sturzenegger cita inoltre un indicatore finanziario: il titolo emesso dal ministro dell’Economia Luis Caputo, con scadenza durante l’attuale mandato presidenziale, presenta secondo lui un rischio paese di appena 80 punti base. Da qui la previsione — naturalmente politica, non una certezza — che una eventuale rielezione di Milei potrebbe produrre un ulteriore forte apprezzamento degli asset argentini.

6. Il boom delle esportazioni

Altro pilastro della sua argomentazione è il settore estero. Sturzenegger parla di un vero e proprio boom delle esportazioni, che riguarderebbe prodotti agricoli, energia, minerali, PMI e industria.

Secondo i dati da lui citati, dal 2023 le esportazioni sarebbero aumentate dodici volte più del prodotto interno Lordo. L’Argentina starebbe quindi sperimentando per la prima volta un modello di crescita trainato dalle esportazioni.

7. Energia e miniere liberate dai vincoli

Il ministro attribuisce una parte decisiva di questo cambiamento alle riforme di deregolamentazione. In particolare, cita la Ley Bases, che avrebbe eliminato il cosiddetto “barril criollo”, e la modifica della normativa sui ghiacciai, che avrebbe rimosso ostacoli allo sviluppo minerario. La sua tesi è che la riduzione dei vincoli abbia modificato la struttura dei costi e reso più competitivi settori strategici dell’economia argentina.

8. L’agricoltura si prepara a una nuova fase

Sturzenegger indica poi tre fattori: nuove regole sulla fiscalizzazione delle sementi, incentivi all’irrigazione e apertura dei mercati europei e americani. A suo giudizio, questi cambiamenti potrebbero produrre una vera e propria «rivoluzione» nell’agricoltura e nell’allevamento argentini.

9. Crescono anche le esportazioni di servizi e industria

Il fenomeno, sostiene il ministro, non riguarda soltanto le materie prime. Le esportazioni di servizi sarebbero cresciute del 21% negli ultimi tre anni, mentre quelle dell’industria e delle PMI avrebbero registrato una crescita del 35%.

10. La crescita sarebbe più diffusa di quanto raccontato

Sturzenegger respinge infine l’idea che la ripresa sia concentrata esclusivamente in pochi settori. Confrontando dicembre 2023 con dicembre 2025, afferma che 10 degli 11 settori privati presentavano livelli di attività superiori a quelli dell’inizio del governo Milei; nell’industria, la crescita avrebbe interessato 10 settori su 16. L’unica area realmente in difficoltà sarebbe, secondo il ministro, quella delle costruzioni.

11. Più persone hanno avuto accesso al credito

Sturzenegger contesta anche l’idea di una generalizzata crisi dell’indebitamento. Il credito bancario al settore privato rimane basso rispetto ad altri Paesi — circa il 12% del PIL, contro oltre il 70% di Cile e Brasile — ma la massa dei crediti deteriorati non raggiungerebbe l’1% del PIL. E soprattutto, negli ultimi due anni, quasi quattro milioni di argentini avrebbero avuto accesso al credito per la prima volta. Il ministro ricorda inoltre il ruolo dei mutui UVA, da lui introdotti quando era presidente della Banca Centrale, sostenendo che abbiano già consentito a 400.000 argentini di trovare una soluzione abitativa in soli due anni.

La tesi di fondo

A questi dati, se ne potrebbero aggiungere molti altri, tra cui la diminuzione degli affitti per via delle liberalizzazioni immobiliari, la caduta a picco dell’inflazione, che si aggirava oltre il 200% con Fernandez, i trattati di libero commercio stipulati con relativi azzeramenti dei dazi, aumento del turismo, della concorrenza aerea, ecc. ecc. Il ragionamento di Sturzenegger è, però, abbastanza semplice: non sostiene che in Argentina tutto vada bene; sostiene che i principali indicatori macroeconomici non giustifichino il racconto di un Paese in crisi. Crescita, povertà, occupazione, equilibrio fiscale, esportazioni, investimenti produttivi e accesso al credito comporrebbero, nella sua lettura, un quadro nettamente diverso da quello suggerito dal «rumore» della polemica politica.

La conclusione del ministro è altrettanto politica: il governo deve mantenere la rotta e non ripetere l’errore commesso da Mauricio Macri, che nel 2017 — secondo Sturzenegger — cedette alle pressioni politiche proprio quando alcuni indicatori economici stavano dando risultati incoraggianti. In sintesi, la sua richiesta è di giudicare il governo Milei sui dati e non sulle percezioni. E, almeno secondo i dati che Sturzenegger porta a sostegno della propria tesi, il bilancio che emerge è decisamente favorevole.

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