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Anarchici, antistatalisti, indipendentisti: i ribelli del lago ghiacciato

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lago_ghiacciato1di LEONARDO FACCO

“Noi riteniamo queste verità sono per sé stesse evidenti: che tutti gli uomini sono creati uguali ed indipendenti dal Creatore e dotati di certi inalienabili diritti, fra i quali la Vita, la Libertà, e la ricerca della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, le persone hanno diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri alla popolazione meglio adatta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità”. Questa, è senza dubbio alcuno, una delle frasi più famose di Thomas Jefferson, padre fondatore degli Stati Uniti d’America.

Fortunatamente, nonostante il ruolo dei governi sia andato ben oltre gli auspici dell’autore della dichiarazione d’indipendenza, c’è ancora chi della ricerca della propria felicità, ed intrinsecamente della propria libertà, ne ha fatto una ragione di vita. Nell’era dello statalismo, dove, parafrasando Herbert Spencer, “la vita, la proprietà e la libertà di ciascun individuo son messe in pericolo ogni volta che si riunisce il parlamento”, c’è sempre qualcuno disposto a rischiare per affrancarsi dal potere. C’è sempre qualcuno disposto a non rispettare quell’assurdo mito che ci vorrebbe firmatari, sin dalla nascita, di un illusorio “contratto sociale”.

C’è un programma televisivo, messo in onda nel dicembre scorso da “Discovery Channel”, che ci dà conferma di quanto sopra. Si tratta di “Ice Lake Rebels”, che in Italia, paese deturpato dall’ideologia del politicamente corretto, è diventato “La strana gente del lago ghiacciato”. Eh sì, i ribelli da noi vengono apostrofati come strana gente. Di che si tratta?

E’ un “documentario-reality” che ha per protagonisti un gruppo di “ultra-libertarians” – così vengono definiti nell’edizione anglosassone – che ha scelto di voltare le spalle alle convenzioni ed alle leggi, per conquistarsi il proprio spazio di indipendenza in uno dei luoghi più inospitali del pianeta, il “Grande Lago degli Schiavi”, nell’estremo nord del Canada, un’area di 28.000 km². Vivono, da single o in famiglia, ma da “fuorilegge”, su case galleggianti o barconi (non ancorate alla terraferma, così da evitare di essere costretti a pagare le tasse), cacciano per procurarsi il cibo, scavano buche per trovare l’acqua, commerciano generi di prima necessità, a volte barattano tra di loro svariati oggetti e, soprattutto, proteggono a mano armata il proprio territorio. Tutto ciò senza che qualcuno lo abbia deciso per loro, ma secondo norme di condotta tipiche di una comunità volontaria. Nessuno li controlla, né un’amministrazione pubblica né una forza di polizia. Come detto da uno dei ribelli “non è degli uomini che ci dobbiamo preoccupare, ma di una donna, madre natura”. Ed è anche per questa ragione che collaborano fra di loro, al fine di scongiurare situazioni di pericolo nelle quali potrebbero inaspettatamente ritrovarsi.

Le condizioni meteorologiche estreme, soprattutto durante il periodo invernale, li costringe non solo ad impegnarsi in attività quotidiane che noi eviteremmo con cura, ma ad essere estremamente responsabili.

I ribelli del lago ghiacciato sono, al contempo, anarchici, antistatalisti e indipendentisti. Questi fuggitivi dei giorni nostri, sono eticamente agli antipodi rispetto ai moderni cittadini, ai quali viene insegnato fin dalla più tenera età a non mettere in discussione la natura dello Stato in cui sono nati, sia essa una dittatura o una democrazia, e soprattutto a denunciare coloro che cercano inutilmente di ribellarsi.

Mentre lo Stato, con l’uso monopolistico della forza, va raccontando ai suoi sudditi che oltre i suoi confini esisterebbe solo la barbarie, questa serie tv, decisamente interessante e originale, è uno spaccato che riporta alla mente quell’idea di società volontaria tanto cara a chi predica, e pratica, la libertà. Come scritto da Daniel Krawisz “qualsiasi tesi secondo cui non può esistere un’alternativa praticabile allo statalismo, soffre di una mancanza di immaginazione. Sebbene non sia possibile immaginare ogni modello di produzione alternativo per la giustizia e la deterrenza della criminalità, sostenere che non ne possa esistere nessuno è solo dogma, non una prova. E non c’è modo di fornirne una se non permettere alle persone di secedere individualmente e testarlo da sé. Il fatto che questo non venga permesso è la prova stessa che lo stato non può permettersi che qualcuno metta alla prova i suoi dogmi”.

I secessionisti ribelli del lago ghiacciato non solo mettono alla prova i dogmi dello Stato – e li smontano -, ma rappresentano un’icona per tutti quelli che come noi sognano anche la libertà dallo Stato.

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8 COMMENTS

  1. Quello che scrisse Jefferson è da recitare a memoria ogni volta che ci si imbatte con i politici e il potere nostrani.
    Se io fossi in Leo , quando è invitato in tv, farei sempre questa premessa storica.
    Durata 20 secondi, tanto per richiamare alla realtà quel branco di pecore presenti negli studi televisivi.
    Tanto per far capire che chi ama davvero la libertà e la capisce non è una pecora, ma è disposto a vivere come un lupo e a difendersi.

  2. Non sono solo anarchici, antistatalisti e indipendentisti, sono anche estremamente solidali fra di loro. Ricordo una puntata in cui due due di loro sono andati a pesca sul lago ghiacciato e si sono spinti molto lontano con la motoslitta che poi si guasta. All’imbrunire, non vedendoli tornare, gli altri abitanti iniziano una battuta di ricerca con altre motoslitte finchè, nella notte, non riescono a trovarli prima che i due poveretti muoiano assiderati a 50° sottozero. Questa è solidarietà, non i contributi imposti dal governo per aiutare i deboli che, quando non interamente rubati dalla politica, aiutano i parassiti della società.

  3. Interessante.
    Temo però che tutto questo -il programma televisivo e l’articolo stesso– possano avallare l’equazione no-stato=vita selvaggia
    che a sua volta porta a concludere che lo stato rimane preferibile

    • C’è interpretazione ed interpretazione. Io potrei dirti: il programma sta ad avallare che se un quartiere di Milano decide di fare da sé si può fare alla grande, visto che lo si riesce a fare in uno sperduto e inospitale lago del Canada.

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