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Se anche i cantoni svizzeri fossero nazioni indipendenti

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di MAURO GARGAGLIONE

La Svizzera è composta da ventisei cantoni autonomi. Immaginiamo per un attimo se fossero ventisei Stati indipendenti e sovrani. Immaginiamo che uno o alcuni di questi Stati decidessero di dare un giro di vite alla concessione di passaporti per l’espatrio ai loro cittadini, imbestialiti, ad esempio, per il fatto che sono stati adottati provvedimenti fiscali che aumentano notevolmente tasse e imposte, innescando così un flusso di persone che abbandonano il cantone troppo esoso per trasferirsi dove le tasse sono inferiori. Teniamo presente che trasferirsi da un cantone all’altro in Svizzera implica la percorrenza di brevi distanze.

Immaginiamo che i cantoni confinanti, allarmati per il flusso di “immigrati” in cerca di un fisco migliore decidano di blindare i confini per non essere “invasi”. Ora domandiamoci se e per quale motivo uno scenario del genere sarebbe inimmaginabile. Le risposte potrebbero essere molteplici e praticamente tutte prenderebbero in considerazione l’evoluzione storica plurisecolare della Svizzera che renderebbe questo scenario improponibile. Ma c’è una spiegazione che a me piace molto e che non chiama in causa la storia ma la logica.

Ventisei Stati indipendenti e confinanti in un’area territorialmente limitata come quella della Svizzera, semplicemente non avrebbero la possibilità di armare e organizzare polizie di frontiera in grado di impedire le scelte dei cittadini che vogliono uscire da una parte ed entrare in un’altra. Non si può e basta. Non ci sarebbero abbastanza forze dell’ordine, abbastanza soldi, non ce ne sarebbero neanche se tutta la popolazione di un cantone/nazione lavorasse per mantenere esercito e polizia locale, perché non ci sarebbero abbastanza risorse umane da attrezzare per obbligare le persone a lavorare con la catena alle caviglie.

Questo giochetto per dire che anche per un libertario che sogna l’a-territorialità di una comunità volontaria e la scomparsa dello Stato moderno di derivazione post-giacobina, lo smembramento di Stati grandi in tanti Stati più piccoli è sempre un obiettivo da perseguire e supportare ovunque si manifesti nel mondo. Nè vale l’obiezione che tante piccole patrie confinanti sarebbero cibo per i pesci grossi, come il krill per le grandi megattere perchè, proprio per l’impossibilità di provvedere individualmente alla propria difesa, tanti piccoli stati sarebbero costretti a formare un esercito comune da innescare in caso di aggressione.

Quindi, una, dieci, cento Catalunye indipendenti e sovrane. Lo sostiene la logica più che la storia.

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2 COMMENTS

  1. credo che la difesa ipotizzata in Svizzera tra uno stato e l’altro sia l’ultimo dei problemi mentre il primo è creare benessere dei cittadini e pertanto essere attrattivi… d’altra parte ogni problema che si presentasse, quando il decidere sul da farsi è costume sottoporlo ai cittadini con referendum dove chi ha interesse si esprime e vota e chi non vota si affida a quel che decide la maggioranza, di che stiamo parlando? La Svizzera con questo sistema da secoli è fuori da guerre e pensa a come gestirsi al meglio… è semmai l’unico modello da imitare almeno in occidente, se lo pensiamo come terra di civiltà.

  2. Scusami ma non ho capito stavolta. La Svizzera no perchè troppo piccola, mentre la Spagna allora potrebbe permetterselo di dividersi in paesi catalani, baschi, sivigliani e castigliani? Ma perchè non si parla invece di dare autonomia fiscale, magari adottando un’iva estremamente ridotta come si potrebbe suggerire di fare in sardegna per esempio e moneta diversa o complementare prima a chi vorrebbe poi eventualmente poi dividersi dalla madrepatria e vediamo che succede?

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