ANCHE SE “GREEN”, IL DEFICIT È SEMPRE DEFICIT

di MATTEO CORSINI

Ormai in questo disastrato Paese con una pennellata di verde si crede di poter risolvere ogni problema. Non stupisce, quindi, che il nuovo mantra dei tossici di spesa pubblica sia lo scorporo degli investimenti “green” dal calcolo del deficit.

Ecco, per esempio, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, che prende spunto dal Gretathunbergismo dilagante tra gli studenti per rilanciare la proposta da fare ai partner europei.

  • “Vedere tantissime città, in Italia e nel mondo, così piene di giovani che lottano per l’ambiente è un segnale di grande speranza che abbiamo il dovere di cogliere. Per questo proporremo all’Ue di scomputare dal calcolo del deficit la spesa per investimenti a favore dell’ambiente: è necessario introdurre una Green rule ragionando su una soglia di scomputo pari al 2,5% del Pil per ogni Stato membro”.

Premesso che, come sempre, c’è il problema di definire cosa sia un investimento “green” e io sospetto che per i proponenti di turno la definizione potrebbe essere abbastanza ampia (per usare un eufemismo), se si aggiungono 2,5 punti di deficit a quello che già oggi viene fatto e che pare non sia mai abbastanza, date le continue richieste di “flessibilità”, si passa abbondantemente il 4% di deficit in rapporto al Pil.

Il fatto è che, per quanto “green”, una spesa non coperta da tasse deve essere finanziata emettendo debito, il che non è un pasto gratis, nonostante le “lotte” per l’ambiente dei seguaci di Greta Thunberg e i buoni propositi di Fraccaro e colleghi.

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