Caputo: “La bomba è stata disinnescata”. L’Argentina cresce e punta su investimenti, export e stabilità

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di LEONARDO FACCO

Nel suo intervento al “CAMBRAS Business Day 2026”, il ministro dell’Economia argentino Luis “Toto” Caputo ha presentato un bilancio estremamente ottimistico dei primi due anni e mezzo del governo di Javier Milei, sostenendo che il Paese abbia ormai superato la fase più critica della sua crisi economica (e i dati di maggio su spread e inflazione parrebbero confermarlo) e stia entrando in un nuovo ciclo di crescita sostenuta.

Secondo Caputo, i principali indicatori macroeconomici mostrano un netto miglioramento. L’inflazione continua a diminuire mese dopo mese, i salari reali hanno ripreso a crescere, l’attività economica ha raggiunto livelli record e, soprattutto, l’economia argentina registra ormai ventiquattro mesi consecutivi di crescita nella cosiddetta “tendenza ciclo”, un fenomeno che non si verificava da oltre quindici anni. Per il ministro questo risultato assume un valore particolare se confrontato con la situazione ereditata dal governo Milei nel dicembre 2023. L’Argentina, ha ricordato, si trovava sull’orlo di una crisi sistemica: inflazione fuori controllo, povertà in forte aumento, riserve valutarie esaurite e una gigantesca bomba finanziaria pronta a esplodere. Oggi, invece, quella bomba sarebbe stata completamente disinnescata.

Uno dei punti centrali dell’intervento riguarda il modo in cui il governo ha affrontato la crisi. Caputo ha sottolineato che, a differenza delle grandi crisi del passato, l’attuale stabilizzazione non è stata ottenuta attraverso misure traumatiche come default, confische di depositi, “corralito” (divieti di prelievo agli sportelli) o svalutazioni devastanti. Per la prima volta, sostiene il ministro, l’Argentina sarebbe riuscita a correggere i propri squilibri rispettando integralmente la proprietà privata e senza ricorrere alle tradizionali scorciatoie utilizzate dai governi precedenti.

Secondo Caputo, questa è la principale differenza rispetto alle precedenti fasi di apparente stabilità vissute dal Paese. In passato l’ordine macroeconomico emergeva solo dopo una catastrofe. Oggi, invece, sarebbe il risultato di una precisa decisione politica. Il ministro ha, inoltre, descritto il cambiamento in corso come una vera trasformazione del modello economico argentino. Il vecchio sistema, caratterizzato da protezionismo, controlli, restrizioni e scarsa concorrenza, avrebbe prodotto salari bassi, prezzi elevati e investimenti insufficienti.

Per rendere l’idea, Caputo ha ricordato che nel novembre del 2023 il salario medio argentino era di circa 300 dollari mensili mentre la semplice sostituzione di uno pneumatico poteva costarne 400. L’attuale governo, invece, punta a un modello fondato su investimenti, esportazioni e competitività. E l’attuale salario medio è superiore ai 1000 dollari al mese. Secondo il ministro, molte pratiche che avevano senso nell’economia chiusa del passato non funzionano più. Accumulare scorte eccessive, proteggersi attraverso il mercato nero dei cambi o mantenere margini di profitto artificialmente elevati diventano strategie sempre meno sostenibili in un contesto di maggiore concorrenza.

Caputo ha illustrato diversi esempi di riduzione dei prezzi relativi. In termini reali, il costo delle calzature sarebbe diminuito del 30%, quello dell’abbigliamento del 36%, mentre la canasta alimentare sarebbe scesa di circa il 10%. Parallelamente, alcune prestazioni sociali sono aumentate significativamente. L’Assegnazione Universale per Figlio, ad esempio, sarebbe cresciuta di quasi il 100%. Secondo il ministro, questo dimostrerebbe che la combinazione tra stabilità macroeconomica e maggiore concorrenza sta iniziando a tradursi in un miglioramento concreto del tenore di vita.

Gran parte del discorso è stata dedicata a demolire due idee che hanno dominato la politica economica argentina per decenni. La prima è la convinzione che un’economia chiusa protegga l’industria nazionale. Il ministro ha osservato che negli ultimi vent’anni l’Argentina non ha sviluppato alcun settore industriale comparabile ai successi ottenuti da Paesi vicini come Brasile, Paraguay o Uruguay. Anzi, perfino comparti nei quali il Paese possiede evidenti vantaggi competitivi, come agricoltura ed energia, sarebbero rimasti sottosviluppati proprio a causa delle politiche protezionistiche.

La seconda idea contestata è quella della cosiddetta “restrizione esterna”, secondo cui l’Argentina sarebbe strutturalmente priva di dollari e costretta quindi a mantenere controlli sui cambi e sulle importazioni. Per Caputo questa teoria è stata completamente smentita dai fatti. Oggi gli importatori possono acquistare liberamente valuta estera, le imprese possono rimpatriare dividendi e i cittadini possono comprare tutti i dollari che desiderano senza limiti quantitativi. Nonostante ciò, la Banca Centrale continua ad accumulare riserve.

Uno dei passaggi più significativi riguarda le prospettive future dell’energia e delle risorse naturali. Secondo le stime presentate dal ministro, entro il 2031 il saldo commerciale combinato di energia e attività minerarie potrebbe raggiungere i 60 miliardi di dollari annui. Caputo ha però precisato che si tratta probabilmente di una stima prudente. Quando questi numeri furono elaborati, i progetti registrati nell’ambito del RIGI ammontavano a circa 85 miliardi di dollari. Oggi sarebbero già saliti a 140 miliardi, con una forte concentrazione proprio nei settori energetici e minerari. Questo lascia intravedere un flusso crescente di esportazioni e di valuta estera che, nelle previsioni del governo, dovrebbe trasformare radicalmente la posizione finanziaria del Paese.

Attualmente l’economia argentina cresce a un ritmo compreso tra il 3,5% e il 4% annuo. Per Caputo si tratta già di una performance superiore a quella della maggior parte delle economie occidentali. Tuttavia il ministro ritiene che il potenziale reale sia molto più elevato. Una volta completata la transizione dal modello populista al nuovo schema economico, la crescita potrebbe accelerare fino al 7-8% annuo. Il principale ostacolo non sarebbe più economico ma psicologico.

Dopo decenni di crisi ricorrenti, molti imprenditori e investitori continuano infatti a guardare al futuro con diffidenza. Il compito del governo, secondo Caputo, consiste proprio nel dimostrare che questa volta il cambiamento è strutturale e non temporaneo.

Nella parte finale del suo intervento il ministro si è spinto anche sul terreno politico. Caputo ha sostenuto che il kirchnerismo non rappresenta più un’alternativa credibile per la maggioranza degli argentini. A suo giudizio, l’esperienza degli ultimi anni avrebbe convinto gran parte dell’opinione pubblica che il modello economico precedente abbia condotto il Paese verso il declino. Per questa ragione il ministro si è detto convinto che il governo continuerà a godere di un ampio consenso e che il presidente Javier Milei arriverà alle elezioni del 2027 in una posizione estremamente favorevole.

Al di là dell’ottimismo politico, il messaggio fondamentale del discorso è chiaro. Per Caputo, l’Argentina ha già superato la fase più pericolosa della crisi e si trova ora all’inizio di un ciclo economico completamente diverso da quelli del passato. L’inflazione in discesa, la normalizzazione monetaria, l’apertura commerciale, il boom previsto di energia, e attività minerarie unite all’arrivo di grandi investimenti privati rappresentano, nella visione del ministro, gli ingredienti di una trasformazione storica.

La scommessa del governo è che questa volta la crescita non sia il risultato temporaneo di una crisi precedente, ma la conseguenza duratura di regole economiche più sane, maggiore libertà economica e stabilità macroeconomica. Se le previsioni di Caputo si riveleranno corrette, il 2027 potrebbe segnare non soltanto la conferma politica di Javier Milei, ma anche il consolidamento di uno dei più radicali cambiamenti economici della storia argentina contemporanea.

Nel mentre, l’esperimento liberal libertario continua e continueremo ad osservarlo: da queste pagine, ma anche da quelle del neonato ISTITUTO JAVIER MILEI.

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