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Catalogna, sondaggio: ciu e erc senza maggioranza sia divisi che in una lista unica

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di GIANMARCO LUCCHI

mas junqueras oggiQuasi sempre la realtà corregge i sondaggi, ma a volte i sondaggi anticipano una realtà che viene corretto da fattori imprevisti. E quanto sembra riflettere lo scenario che disegna il sondaggio di Feedback per il quotidiano catalano La Vanguardia, tenutosi tra il 1 ° e il 4 dicembre. Gli sviluppi sono molteplici ed emergono a nemmeno un mese dal processo partecipativo di 9N. Il più significativo di questi sviluppi è che, per la prima volta dopo le elezioni del 2012, CiU e Esquerra (nella foto i due leader, Artur Mas a destra e Oriol Junqueras) non raggiungerebbero la maggioranza assoluta nel Parlamento catalano. Né in una elezioone plebiscitaria sotto l’ombrello della “Lista del presidente” né con liste separate ma alleate. Bisogna ricordare che oggi la Generalitat catalana è retta da un governo monocolore di CiU appoggiato dall’esterno da ERC.

La seconda novità, che probabilmente spiega in parte questo sorprendente esito, è l’emergere in Catalunya, parallelamente ad un aumento sensibile di un’altra formazione della sinistra radicale, CUP, di Podemos, il nuovo partito spagnolo costruito da Pablo Iglesias: senza struttura e con un candidato poco conosciuto in Catalogna, diventa la quarta forza politica con 14 seggi e oltre l’11% dei voti. A sua volta CUP raddoppiare la sua forza rispetto al 2012 e quasi triplica la sua rappresentanza parlamentare attuale.

La terza novità sembra convalidare l’escalation tumultuosa di Ciutadans, il movimento spagnolista di centro capitanato da Albert Rivera che raddoppia i suoi voti in due anni e passerebbe da 9 a 19 deputati nel Parlamento Catalano. Naturalmente questi progressi sono di contro alimentati da numerose vittime. In primo luogo, i socialisti catalani, che perderebbero otto posti rispetto ai 20 che contano oggi e un terzo dei voti del 2012. Naturalmente, in questa discesa agli inferi non manca nemmeno PPC, che perderebbe più della metà dei suoi parlamentari (19 a nove) e quasi il 45% dei voti raccolti due anni fa. La crescita inarrestabile di C’s, a danno di PSC e PPC, sta a dimostrare che i catalani contrari all’indipendenza e favorevoli alla Spagna unita, considerano troppo tiepidi i due partiti storici e si dirigono verso una forza decisamente antagonista dei sovranisti. Infine, nel campo sovranista è anche ICV a soffrire una emorragia di voti che raggiungerebbe la metà del suo elettorale e e di parlamentari (da 13 a 6 posti).

Così, anche se CiU e ERC aggiungono un paio di decimi percentuali al risultato di due anni fa, perderebbero però quattro seggi nel conteggio totale, passando dai 71 nel 2012 a una previsione di 67 (uno sotto la maggioranza assoluta). Così il blocco sovranista supererebbe la metà dei seggi in Parlamento, arrivando a 75 su 135, solo comprendendo i membri del CUP.

Il sondaggio prevede un ulteriore calo di CiU, che pure salverebbe la sua condizione di prima forza politica catalana pur perdendo dieci seggi, passando dagli attuali 50 a 40. A sua volta ERC non confermerebbe le aspettative di un sorpasso avvenuto invece alle elezioni europee della scorsa primavera, e oggi otterrebbe solo 7 parlamentari in più rispetto al 2012 (per un totale di 27) con una crescita di voti del 5%, leggermente superiore al calo di CiU, calcolato nel 4,4%.

Il sondaggio di Feedback spiega questo risultato sulla base di una serie di travasi di voti: nel caso di CiU i voti persi confluirebbero soprattutto verso ERC, ma ne beneficerebbero anche di C’s, Podemos e persino CUP. Da parte sua i socialisti catalani (PSC), fino a quattro anni secondo grande partito della regione, distribuirebbero la maggior parte delle loro perdite tra Podemos e Ciutadans (C’s). E lo stesso, ma con beneficiario principale C’s, accadrebbe al PP, la cui immagine in Catalunya è riassunta nel bassissimo gradimento che ricevono i loro due leader di riferimento: la catalana Sánchez-Camacho (1,44) e il presidente Mariano Rajoy (1.2 ). Infine, la debacle di ICV si spiega con la defezione di 200.000 elettori distribuiti fra ERC e, in misura minore, il CUP.

Ma, a grande sorpresa, il sondaggio sembra bocciare anche  il catalizzatore rappresentato dall’unificazione del voto sovranista in una sola lista guidata dal l’attuale presidente della Generalitat Artur Mas, il cui effetto sarebbe neutralizzato dalla tempesta che sta investendo il sistema elettorale. Se separatamente, CiU e ERC raggiungerebbero 67 seggi, la Lista del presidente ne raccoglierebbe tre in meno: un totale di 64 (quattro sotto la maggioranza assoluta). E questo risultato, che contrasta con il miglioramento della valutazione del Governo dopo la gestionedel 9-N- avverrebbe perché, anziché sommare, finirebbe per causare una sorta di scissione elettorale dei votanti “irriducibili ” di CiU e ERC, che non sembrano intenzionati a sostenere la lista comune, ma propenderebbero invece per cambiare opzione o non votare.

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