Il grande calo dei prodotti finanziari di tutti i tipi – sia convenzionali che cripto – ha lasciato tutti a chiedersi cosa sia andato storto. Cosa può aver innescato questa incredibile svendita? Cosa ha spaventato i mercati? Quando non ci sono risposte ovvie, e davvero non ce ne sono questa volta, le persone sono tentate di credere che i mercati stessi siano “guasti”. Di sicuro i prezzi dovrebbero comportarsi in modo più razionale e prevedibile. Non c’è alcun motivo perché i prezzi varino così tanto.
Sono qui per sostenere una difficile verità. Fin tanto che a farli sono i mercati, non esistono prezzi giusti, appropriati, morali, razionali, o stabili. Un prezzo ha una sola base: un accordo fra chi vende e chi compra, fondato sui giudizi della mente umana, quale estensione dei desideri umani soggettivi. Questo resta vero persino con il trading computerizzato, dal momento che sono gli esseri umani a scrivere i programmi.
È certo che ogni compratore vorrebbe non pagare niente ed ogni venditore vorrebbe diventare ricco con una sola transazione. Nessuno dei due può ottenere ciò che desidera. Trovare un punto in cui entrambe le parti possono beneficiare dello scambio, dando ciascuna meno di quello che ottiene in cambio, è esattamente il senso del mercato. I prezzi che proponiamo e accettiamo oggi riflettono le informazioni ottenute dagli scambi avvenuti nel passato, corretti alla luce di quello che ci attendiamo dal futuro.
Il prezzo riflette i giudizi umani, e può, dunque, essere definito un vettore di informazione sulle convinzioni delle persone, sui loro bisogni presenti e sui bisogni che ci si aspetta abbiano per il futuro. Quando parliamo di un prezzo di mercato, conosciuto da chiunque sia interessato, possiamo considerarlo come una istituzione che esprime informazioni sui beni desiderati messi a confronto con la disponibilità di tali beni.
Questo è un pezzo d’informazione tremendamente importante che viene reso accessibile alla società. Questo permette l’uso efficiente delle risorse e la costruzione di un sistema economico al servizio di tutti. “Dobbiamo guardare al sistema dei prezzi come a un meccanismo che serve a comunicare informazioni se vogliamo comprendere la sua vera funzione,” ha scritto F.A. Hayek.
Magari leggerete questo e penserete: non scherziamo. Lo sanno tutti. Ma non è così. Possiamo guardare alle pagine scritte dagli antichi filosofi e scoprire che questi non riuscivano davvero a capirlo. Aristotele ha articolato la concezione prevalente secondo cui il giusto prezzo sarebbe quello a cui il valore per entrambe le parti che scambiano è uguale. Ma questo standard di equivalenza non ha alcun senso. Se in esso ottieni esattamente ciò che stai dando, non c’è alcuna ragione per effettuare lo scambio. Questa teoria dell’equivalenza è in realtà perniciosa perché tratta i mercati come esercizi senza senso, roba che si muove in giro, da qui a lì, e cambia di mano senza alcuna particolare ragione.
Quando nel medio evo la finanza diventa più sofisticata, nuovi teorici affrontarono la teoria dei prezzi. In un’epoca in cui la teologia morale era la regina delle scienze, intellettuali come San Tommaso d’Acquino postularono che un prezzo deve riflettere il dovere verso la giustizia. Nei suoi scritti, vi è una certa ambiguità, così che il prezzo appropriato non era necessariamente lo stesso di quello di mercato (un errore corretto nel corso dei secoli). Questa è una visione profondamente pericolosa che ha partorito regolatori, moralisti, e una nobiltà ecclesiastica perennemente impegnati a giudicare quello che le persone decidevano per sé stesse.
Secoli dopo, emersero nuove teorie dei prezzi. Forse il prezzo di mercato incarna il lavoro richiesto per produrre il bene o il servizio in questione. Questa visione divenne la visione prevalente nel periodo classico, e probabilmente diede vita alla posizione marxista secondo cui i lavoratori – poiché sono i veri creatori del valore – nel sistema capitalista si vedono negata la loro giusta fetta del valore prodotto. In effetti, che essi siano sfruttati.
Questa teoria, comunque, non regge. Posso passare il resto della settimana a costruire castelli di sabbia e lavorare ad essi più duramente di quanto io abbia mai fatto in vita mia. Questo lavoro da solo non fa sì che i prodotti della mia fatica acquisiscano di conseguenza un valore. A un compratore non importa minimamente quante ore di fatica o sudore ci siano volute a fare un prodotto. Esso ha o non ha valore per loro. Un’idea da un miliardo di dollari vi può venire in un minuto o può impiegare anni ad emergere. Quello che conta non è il tempo speso ma l’idea che ne è emersa.
Una teoria correlata afferma che i prezzi riflettono non solo il costo del lavoro, ma tutti i costi della produzione. Più alti sono i costi, più alto il prezzo. Questa visione scalchignata trova qualche base nella realtà empirica. È più difficile fare una Maserati che una Honda Civic, così di sicuro questo è il motivo per cui la macchina più lussuosa è molto più costosa. Di fatti, questo inverte cause ed effetti. La ragione per cui chi produce le Maserati è disponibile a spendere le risorse necessarie per produrle è precisamente perché i mercati hanno mostrato di dare loro valore. È il prezzo a determinare i costi che chi produce è disposto a sostenere, e non il contrario.
In tempi più moderni, vi è ogni tipo di teoria empirica sui mercati finanziari. Si dice che le azioni siano sovra o sotto stimate sulla base dei sottostanti valori delle compagnie che le emettono. Dovreste guardare gli assets, gli sviluppi del prodotto, le vendite al consumo, l’indebitamento, le prospettive per il futuro. La combinazione di tutti questi fattori può darvi una vaga idea se una azione sia quotata troppo alta o troppo bassa.
Questa teoria è ottima eccetto quando non lo è. Quest’anno, come abbiamo visto, nella finanza convenzionale, tutto è precipitato, suggerendo che tutto fosse quotato troppo alto. Quelli che hanno previsto la svendita vi diranno che loro avevano una comprensione perfetta di dove eravamo e di dove eravamo diretti. Tireranno fuori i loro modelli e affermeranno di avere una speciale capacità di penetrazione. Ma una cosa dovremmo avere imparato negli ultimi cinquanta anni ed è che nessun modello può darci previsioni perfette, altrimenti ormai l’avremmo trovato, tutti lo staremmo usando, e nessuno perderebbe mai dei soldi. Ogni modello tecnico si rivela inadeguato sulla base delle stesse premesse: il futuro è incerto. Nessun computer è in grado di avere la meglio sulla terribile realtà che guardare nel futuro +è sempre una questione di guardare attraverso un vetro opaco, come disse San Paolo:
C’è la tentazione costante di de-costruire un prezzo nelle parti di cui è composto, e considerare queste come le reali basi di questo prezzo. Questo è specialmente vero con le criptovalute. Bitcoin ha dimostrato di avere delle misere performances come mezzo di scambio; è troppo lento e troppo costoso quando cerca di scalare. Né si è dimostrato una valida riserva di valore. Come può essere giustificato un prezzo così alto? Ebbene, in questo caso, la fonte del suo valore può essere quello di strato finale dell’insediamento della blockchain. Che valore ha questo? Lo deve scoprire il mercato; può essere basso o può essere molto più alto. Semplicemente non lo sappiamo.
Il valore delle criptovalute è determinato dal valore che ha il loro uso per la comunità umana, e il prezzo rappresenta una stima di come questo calore può tradursi negli scambi reali. Trovare il giusto prezzo è un processo di scoperta.
Torniamo alla contesa iniziale, presa dal lavoro di Carl Menger. Un prezzo è un punto di incontro. Nulla più, nulla meno. Non può essere de-costruito. Non può essere compreso separatamente dalle scelte umane. Non ha alcuna componente morale. Non ha a che fare con l’uguaglianza, la giustizia, il lavoro, o i costi. È solo un prezzo. Ogni prezzo sul mercato è il giusto prezzo, nel momento attuale. Quale che sia il prezzo fra un’ora, un giorno, una settimana, un anno, esso sarà ancora il giusto prezzo.
Questo vi suona spaventoso? Può essere. La sola cosa più spaventosa è un mondo senza prezzi. Pensate ad ogni esperimento nel controllarli o nell’abolirli. I risultati non sono mai stati buoni. Lo scopo dei prezzi è di rivelare la verità per quello che essa può essere conosciuta, per quanto imperfettamente. I prezzi ci forniscono una straordinaria visione dentro dati che abbiamo bisogno di conoscere sul mondo che ci circonda, aiutandoci a navigare un mondo altrimenti caotico.
QUI il ink all’originale – TRADUZIONE DI PIETRO AGRIESTI


