WELFARE E MENÙ A PREZZO FISSO

di LEONARDO FACCO

Rileggevo alcuni brani di Gerard Radnitzky e mi ha molto colpito questo: “I servizi di welfare forniti spontaneamente dalla società civile furono gradualmente soppiantati dallo Stato. Quindi, [citando Seldon] i costi del welfare state devono essere commisurati al valore dei servizi di pubblica utilità che sarebbero potuti emergere nel mercato, e che lo Stato ha invece represso sul nascere o soppresso.

Del resto, poiché i servizi di welfare forniti in base a logiche di mercato sono espressamente orientati alla soddisfazione del consumatore, “confezionati” in base ai suoi bisogni e ai suo gusti, essi si riveleranno sicuramente migliori e superiori rispetto ai servizi erogati dallo Stato. È la stessa identica differenza che intercorre tra un menù a prezzo fisso (una stessa serie di pietanze, a un prezzo fisso e ad un orario fisso) ed un menù «à la carte». Quindi, i servizi offerti dal mercato sono da preferirsi anche se fossero più costosi di quelli erogati dallo Stato, univoci, indeclinabili e standardizzati. Ma la maggior parte delle volte, quelli sono per giunta anche più economici”.

Poi, sono tornato alla realtà e mi sono ricordato chi ha governato l’Italia negli ultimi 30 anni.

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