Democrazia, federalismo, indipendenza: parole, parole, parole…

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di ENZO TRENTIN C’è un’analogia con una vecchia canzone di Mina ch’ebbe successo nel 1972. L’Innamorato Alberto Lupo è suadente, romantico. Mina lo blandisce: parole, parole, soltanto parole. In Italia la situazione sembra analoga. La parola democrazia è una definizione senza senso, distorta, abusata: democrazia rappresentativa, liquida, partecipativa e chi più ne ha più ne metta. Nella sostanza non è quella “regola del popolo” che trae origine dal greco δῆμος (démos): popolo e κράτος (cràtos): potere, che etimologicamente significa “governo del popolo”, ovvero sistema di governo in cui la sovranità è esercitata, direttamente dall’insieme dei cittadini. Lo stesso dicasi per il federalismo. Soprattutto in Lega Nord dove secondo il prof. G.F. Miglio nessuno ne conosceva il significato. Se n’è così abusato: federalismo fiscale, solidale, demaniale ed altre amenità lo hanno svuotato e reso inviso persino a coloro che inizialmente lo avevano accettato. Il “Corriere della Sera” del 9 settembre c’informa che a Cernobbio (Como) «II gradimento degli imprenditori nei confronti del federalismo è arrivato al…

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