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Diada, da 1 a 2 milioni in strada a barcellona. stralci di stampa italiana

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diada-2015-3di REDAZIONE

EURONEWS: Una folla di indipendentisti ha celebrato la Giornata nazionale della Catalogna lungo le strade di Barcellona, in concomitanza con l’avvio della campagna per il voto regionale.

Tra mezzo milione di persone e quasi un milione e mezzo, secondo diversi bilanci ufficiali, nel giorno della Diada hanno ribadito la volontà di un proprio Stato, come hanno chiesto lo scorso anno in un referendum simbolico. Raül Romeva è candidato della coalizione “Insieme per il sì”: “Vogliamo che il mondo ascolti una volta e per tutte e in modo molto chiaro qual è la volontà del popolo della Catalogna. Vogliamo anche che si rispetti il mandato democratico se questa è la volontà del popolo”.

Non ha sfilato il presidente catalano Artur Mas che guida coalizione “Insieme per il sì” e vuole trasformare le elezioni del parlamento catalano in un plebiscito sull’indipendenza dalla Spagna.

Lluís Rabell, candidato della coalizione di sinistra “Catalogna, sì, possiamo”, accusa Mas di strumentalizzare la festa: “Questa manifestazione viene di fatto trasformata nell’inizio della sua campagna elettorale. Ciò mette a disagio tanta gente che ha sempre difeso i diritti sociali e nazionali della Catalogna e che ha sempre partecipato alla Diada”.

Le elezioni del 27 settembre saranno osservate con molta attenzione da Madrid, spiega la nostra inviata Cristina Giner: “La campagna elettorale catalana si annuncia intensa. Le elezioni hanno un grande interesse strategico per i partiti nazionali: da un lato misureranno la forza del processo indipendentista, dall’altro saranno il termometro in vista delle politiche del 20 dicembre”.

IL MANIFESTO: Dal 2012, quella che ogni 11 set­tem­bre era poco più di una mani­fe­sta­zione isti­tu­zio­nale che cele­brava la Diada, la festa cata­lana, si è tra­sfor­mata gra­zie alle asso­cia­zioni indi­pen­den­ti­ste Anc (Asso­cia­zione nazio­nale cata­lana) e Òmnium Cul­tu­ral, in una cele­bra­zione espli­ci­ta­mente indi­pen­den­ti­sta. La Diada ricorda la sto­rica scon­fitta dei cata­lani che (assieme agli ara­go­nesi) si erano alleati con la casa reale sba­gliata durante la lunga guerra di suc­ces­sione, ini­ziata nel 1701, al trono di Madrid, finito nelle mani di Filippo V (di Bor­bone) invece che in quelle dell’arciduca Carlo III d’Austria. Bar­cel­lona cadde nel 1714 dopo un lungo asse­dio, e Filippo V si ven­dicò riti­rando tutti i pri­vi­legi di cui godeva la Catalogna.

diada-w-2015Molti cata­lani si sen­tono di nuovo in guerra, dopo la dura sen­tenza del Tri­bu­nale costi­tu­zio­nale che, su richie­sta del Pp, nel 2010 limitò in parte gli effetti dello Sta­tuto cata­lano entrato in vigore nel 2006 dopo anni di discus­sioni. E quello che era un sen­ti­mento seces­sio­ni­sta radi­cato ma mino­ri­ta­rio – intorno al 30% — è andato raf­for­zan­dosi nel discorso poli­tico e nel corpo sociale dei cata­lani. L’obiettivo della mas­sic­cia e coreo­gra­fica mani­fe­sta­zione di ieri era di ren­dere evi­dente quello che gli orga­niz­za­tori con­si­de­rano il sen­ti­mento mag­gio­ri­ta­rio dei cata­lani: la crea­zione di una repub­blica cata­lana. Ara és l’hora, «ora è l’ora», il suo motto. Gli orga­niz­za­tori par­lano di due milioni di per­sone; mate­ma­ti­ca­mente sulla sola avin­guda Meri­diana non ce ne stanno più di 7-800mila.

I 5,2 km di que­sto lungo viale erano divisi in 10 tratti colo­rati (dedi­cati all’innovazione, alla cul­tura e istru­zione, alla giu­sti­zia sociale, al mondo, all’uguaglianza, alla diver­sità, alla soli­da­rietà, all’equilibrio ter­ri­to­riale, alla soste­ni­bi­lità e alla demo­cra­zia), le cause – secondo gli orga­niz­za­tori – che carat­te­riz­ze­ranno la Cata­lo­gna pros­sima ven­tura. Alle 17,14 una frec­ciona gialla ha ini­ziato a per­cor­rere lo sta­tico cor­teo per andare a inca­strarsi in un palco pieno di schede elet­to­rali ubi­cato nel Parco della Ciu­ta­dela, luogo sim­bo­lico della bat­ta­glia di Bar­cel­lona del 1714 non­ché sede del par­la­mento catalano.

L’anno scorso la Diada si cele­brò poche set­ti­mane prima dello sto­rico refe­ren­dum del 9 novem­bre sull’autodeterminazione dei cata­lani che il governo di Madrid bloccò in tutti i modi pos­si­bili e che finì per essere una cele­bra­zione “infor­male”, ma che portò comun­que più di due milioni di per­sone a espri­mersi mag­gio­ri­ta­ria­mente a favore dell’indipendenza.

Quest’anno il pre­si­dent cata­lano Mas ha fatto in modo che coin­cida pro­prio con il primo giorno di cam­pa­gna elet­to­rale delle ele­zioni anti­ci­pate da lui con­vo­cate in cui 7 milioni e mezzo di cata­lani eleg­ge­ranno il nuovo Par­la­ment, che Mas e i suoi alleati vor­reb­bero che fos­sero «ple­bi­sci­ta­rie» (cioè fos­sero solo a favore o con­tro l’indipendenza). Da parte sua, Mas – nasco­sto al quarto posto di una lista uni­ta­ria («Assieme per il sì») che oltre al suo par­tito uni­sce il teo­ri­ca­mente prin­ci­pale par­tito d’opposizione, Esquerra Repu­bli­cana, oltre alle men­zio­nate Òmnium Cul­tu­ral e Anc, assieme a vari ex par­la­men­tari di sini­stra – ha già vinto la sua scommessa.

Nel momento in cui il suo par­tito (Con­ver­gèn­cia Demo­crà­tica de Cata­lu­nya) è al cen­tro di gra­vis­simi casi di cor­ru­zione (le cui inda­gini si sono riat­ti­vate sospet­to­sa­mente pro­prio in cor­ri­spon­denza dell’appuntamento elet­to­rale), lui non deve nep­pure com­pa­rire nei dibat­titi elet­to­rali, pur essendo il vero can­di­dato, men­tre il capo­li­sta Raül Romeva, ex euro­de­pu­tato ros­so­verde, non si prende certo la respon­sa­bi­lità di rispon­dere dei casi di cor­ru­zione del par­tito di Mas o dei suoi sel­vaggi tagli in sanità, edu­ca­zione e ser­vizi sociali. Gli ultimi son­daggi danno i due par­titi che pro­met­tono un’improbabile indi­pen­denza in 18 mesi (“Assieme per il sì” e la Cup, i movi­men­ti­sti di estrema sini­stra) intorno ai 67 seggi che segnano la mag­gio­ranza del par­la­mento cata­lano (di 135 seggi), ma molto lon­tani dalla mag­gio­ranza dei voti (intorno al 40%).

diada-h-2015Il che è sor­pren­dente: gli indi­pen­den­ti­sti sono riu­sciti non solo a rimet­tere al cen­tro dell’agenda poli­tica in Spa­gna la que­stione cata­lana e, indi­ret­ta­mente, la que­stione costi­tu­zio­nale, forti anche del miope immo­bi­li­smo del Pp, ma anche di tra­sfor­marlo in discorso poli­ti­ca­mente ege­mo­nico. In modo tale che le posi­zioni sfu­mate (per esem­pio quelle fede­ra­li­ste, come i socia­li­sti) o le opzioni poli­ti­che che si con­cen­trano sull’asse sociale – è il caso della lista che uni­sce Pode­mos, ros­so­verdi di Icv e Izquierda Unida (“Cata­lo­gna sì, si può”) – sono desti­nati alla mar­gi­na­lità nel dibat­tito. Il 27 set­tem­bre vedremo per chi sarà vin­cente la scom­messa sobe­ra­ni­sta di Mas. (di Luca Tancredi Barone)

LA REPUBBLICA: Centinaia di migliaia di indipendentisti catalani manifestano in piazza a Barcellona per la giornata nazionale della Catalogna che quest’anno coincide con l’inizio della campagna per le elezioni regionali del 27 settembre che potrebbero essere vinte dai secessionisti. Una vera e propria catena umana si snoderà in una arteria del nord della città per la “Diada”, ossia la “giornata nazionale della Catalogna”. Al voto di fine mese, le due liste indipendentiste in lizza potrebbero ottenere la maggioranza assoluta al parlamento regionale, secondo i recenti sondaggi. Il futuro esecutivo potrebbe quindi avviare il processo di secessione di questa regione di 7 milioni e mezzo di abitanti, in virtù del piano auspicato da Artur Mas, il presidente catalano uscente.

IL MESSAGGERO (ANSA): Decine di migliaia di indipendentisti sono concentrati questo pomeriggio a Barcellona per chiedere la secessione della Catalogna in occasione della tradizionale Diada, la festa nazionale catalana. Una folla enorme, vestita di bianco, si è ammassata sulla Meridiana, la grande via che attraversa su 5,2 km la metropoli catalana, una una manifestazioni per il “Via Liuvre a la Republica Catalana” (Via Libera alla Repubblica Catalana).

RAINEWS: Oltre un milione di indipendentisti si sono concentrati a Barcellona per chiedere la secessione della Catalogna in occasione della tradizionale Diada, la festa nazionale catalana. Una folla enorme, vestita di bianco, si è ammassata sulla Meridiana, la grande via che attraversa su 5,2 km la metropoli catalana. La Diada coincide quest’anno con l’inizio ufficiale della campagna elettorale per le cruciali elezioni regionali del 27 settembre, che il presidente catalano uscente l’indipendentista Artur Mas vuole trasformare in un plebiscito per la secessione. Gli ultimi sondaggi indicano che gli indipendentisti potrebbero ottenere la maggioranza assoluta nel nuovo parlamento di Barcellona.

tv3-diada-2015BLITZQUOTIDIANO: Uno tsunami di migliaia di indipendentisti si è riversato venerdì pomeriggio in piazza a Barcellona per la Diada, la tradizionale festa catalana. La festa nazionale della Catalogna coincide quest’anno con l’avvio della campagna per le regionali del 27 settembre, trasformate dal presidente uscente il nazionalista Artur Mas in un plebiscito sulla secessione, dopo che il governo di Madrid ha impedito la tenuta di un referendum alla scozzese perché anticostituzionale. Se gli indipendentisti avranno la maggioranza assoluta nel nuovo parlamento di Barcellona, Mas ha promesso che darà il via alla disconnessione dalla Spagna, con l’obiettivo di arrivare all’indipendenza entro 18 mesi. Gli ultimi sondaggi danno i secessionisti vincenti in seggi, anche se di stretta misura, senza però la maggioranza assoluta dei voti. Le due liste secessioniste, Junts pel Si, di Cdc e Erc, e quella della Cup otterrebbero 68-69 seggi su 135, ma solo il 44% delle schede. Mas ha detto oggi che la maggioranza assoluta in deputati basterà per dare il via alla secessione, nonostante la durissima opposizione del premier spagnolo Mariano Rajoy, che minaccia di commissariare la Catalogna. Gli indipendentisti si dicono decisi ad andare fino in fondo. Se vinceranno si aprirà con ogni probabilità la crisi politica e istituzionale più grave che la Spagna abbia dovuto affrontare dalla fine della dittatura franchista. La situazione verrà complicata dallo scioglimento delle camere spagnole in ottobre per le politiche del 20 dicembre dopo le quali sarà forse difficile formare un nuovo governo. Il successo della manifestazione di oggi per la Via Liuvre a la Republica Catalana è una chiara dimostrazione di forza dei secessionisti rivolta al 25% circa degli elettori ancora indecisi ma anche alla comunità internazionale, che Mas vuole convincere del diritto all’autodeterminazione dei catalani. diada10-2015Lungo i 5 km della Meridiana la folla – oltre un milione per gli organizzatori – vestita di bianco, con in mano cartoni multicolori per formare un mosaico, è stata attraversata da una enorme punta di freccia gialla portata da 20 atleti, simbolo del cammino della Catalogna verso l’indipendenza. “Siamo a un passo dalla vittoria” ha detto alla folla davanti al Parlament il presidente dell’Assemblea Nazionale Catalana Jordi Sanchez: “stiamo facendo una rivoluzione senza paragoni in Europa. E lo faremo nelle urne, sorprendendo il mondo. Vogliamo il nostro stato. Non vogliamo continuare a fare parte un minuto di più del regno di Spagna”.

SU ALTRE TESTATE ONLINE, SOLO RIPRESE IN BREVE DELLE AGENZIA ANSA

Parlano i leader catalani indipendentisti

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  La Diada 2015 nel reportage di Russia Today

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6 COMMENTS

  1. se vanno in piazza 30 autonomi per i diritti dei migranti, l’inclusione sociale, l’accoglienza dei profughi, il reddito di cittadinanza ne parlano i tg nazionali e tutta la stampa, 1,5 milioni di catalani che vogliono la secessione invece non esistono, zitti tutti, non se ne parla. Non c’è da arrabbiarsi, vuol solo dire che hanno paura!!!!!!

  2. Possono fare tutte le manifestazioni che vogliono, possono sfilare in 1, 2, o 5 milioni, possono andare a votare tutti quanti per i partiti che cavalcano questo sentimento, ma la verità è che senza una guerra di secessione resteranno sempre e comunque parte integrante della Spagna.

      • E invece sì. La Catalogna (come pure il Veneto) non è la Scozia. La Scozia è già uno stato, che si ritrova ad essere sostanzialmente confederato con altri tre stati, ed è inserita in un ordinamento che non le vieta di separarsi dal Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, mancando una costituzione per questa entità pluristatale e mancando perciò un principio di indivisibilità, anche perché si tratta, appunto, di stati, e non di semplici regioni. La Catalogna è soltanto un ufficio periferico dello stato centrale spagnolo, che per costituzione tutela la propria integrità territoriale vietando secessioni al proprio interno. Anche se questi partiti autoproclamatisi indipendentisti dovessero ottenere il 100% dei voti non ci sarebbe nessuna possibilità di arrivare ad una separazione dalla Spagna (almeno con metodi pacifici e democratici).

        • in jugoslavia, a parità di ordinamento, c’è chi se ne è andato senza colpo ferire (Macedonia, Montenegro), chi dopo brevissime scaramucce (Slovenia) e chi dopo massacri immensi (Croazia e Bosnia).

          • Nessuna parità di ordinamento con Spagna e Italia. Tutte repubbliche confederate con possibilità di secessione prevista dalla costituzione. Tutti quegli stati lì esistevano già come stati confederati.

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