DODIK: SECEDEREMO DALLA BOSNIA. MINACCE CONCRETE DELLA REPUBLIKA SRPSKA

di REDAZIONE

La Republika Srpska (Rs, entità a maggioranza serba di Bosnia) è “sulla via senza ritorno verso l’abbandono della Bosnia Erzegovina”. Lo ha detto oggi il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik, membro serbo della Presidenza tripartita della Bosnia, all’indomani dell’annuncio fatto ieri che i serbo-bosniaci boicotteranno i processi decisionali nelle istituzioni dello Stato centrale.

“Noi lo faremoha detto Dodik citato da Radio Sarajevoe non ci fermeranno né gli Usa né chiunque altro perché riteniamo che l’accordo di pace di Dayton sia decaduto, in primo luogo per l’intervento del fattore internazionale”.

In tal modo si fanno sempre più concrete le minacce di secessione dalla Bosnia-Erzegovina dell’entità a maggioranza serba, sempre più insofferente rispetto alle imposizioni delle istanze centrali a Sarajevo. L’annuncio fatto ieri da Dodik è stata la reazione a una decisione della Corte costituzionale bosniaca, in base alla quale i terreni agricoli pubblici possono essere di proprietà solo dello Stato e non dell’entità.

Una sentenza che Dodik ha definito inaccettabile per la Republika Srpska, chiedendo che lascino l’Alta Corte i tre giudici internazionali che ne fanno parte. “La Bosnia-Erzegovina è un posto dove si nega la libertà ai serbi e alla Republika Srpska”, ha detto oggi Dodik ribadendo le sue forti critiche alle istanze centrali e all’operato dell’Alto rappresentante della comunità internazionale in Bosnia, l’austriaco Valentin Inzko.

Sabato prossimo Dodik si recherà a Belgrado per incontrare il presidente serbo Aleksandar Vucic, che ha convocato i rappresentanti delle comunità serbe in Bosnia e in Montenegro, attraversate da crescenti tensioni negli ultimi mesi. “Gli dirò – ha affermato Dodik citato dai media – che i serbi sono attaccati ovunque vivano, in Montenegro, nel Kosovo, nella Rs, per non parlare della Federazione (croato-musulmana, l’altra entità di cui si compone la Bosnia-Erzegovina, ndr). La Rs può scegliere di essere soffocata in pochi anni con le sentenze della Corte costituzionale che continuamente si pronuncia contro i suoi interessi, oppure di prendere la propria strada d’indipendenza e autonomia”. (ANSA).

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