DUE ANNI PRIGIONIERA POLITICA IN VENEZUELA, OSPITE ALLA PRESENTAZIONE DI BOLOGNA

di GIANLUIGI PAGANI

A Rastignano (in provincia di Bologna, ndr) vive una splendida persona che, innocente, ha sofferto la galera in Venezuela per la difesa dei diritti civili. Si tratta di Betty Grossi, attivista politica, che insieme ad Andrea Gonzalez e Dany Abreu, ha vinto il “Premio Sakharov per la libertà di pensiero”, assegnato dal Parlamento Europeo per le sue battaglie a favore della democrazia in Venezuela. L’abbiamo incontrata mentre svolge attività di volontariato in parrocchia a Rastignano.

“Nel 2014 facevo parte di alcune associazioni giovaniliriferisce Betty Grossiprotestavamo in piazza contro il governo di Nicolas Maduro in Venezuela, paese che oggi è nella situazione peggiore della propria storia. Il Governo ha infiltrato una propria spia all’interno di questi gruppi, un personaggio molto particolare che, nell’agosto del 2015, ha anche ucciso una giovane donna per questioni di soldi. Questo infiltrato, catturato poi dalla polizia, per evitare il carcere duro, ha riferito i nomi di tutti coloro che erano all’interno delle associazioni giovanili e io, senza alcuna colpa e senza aver commesso alcun reato, sono stata arrestata e portata in Questura. Da qui mi hanno incarcerato senza alcun processo, e sono rimasta 2 anni, 4 mesi e 6 giorni in prigione. Non potevo vedere il mio figlio più piccolo, che intanto cresceva con il padre. L’ho lasciato a 12 anni che era piccolo e un po’ grassottello e l’ho rivisto a 15 anni alto e magro, e all’inizio non l’ho neanche riconosciuto. Ho anche un figlio di 18 anni che mi ha aiutato quando ero in carcere e mi veniva a portare dei viveri e dei vestiti, ed ha partecipato alla manifestazione per la mia liberazione”.

Il racconto di Betty (nella foto, il giorno della sua liberazione) sulle condizioni in carcere è molto significativo. “In alcuni momenti eravamo 32 donne in una cella, in altri momenti eravamo in 3 donne ma senza bagno e senza finestracontinua Bettysenza la mia fede non sarei mai uscita da quella cella. Sono stata in prigione insieme ad altri 373 prigionieri politici. In Venezuela la gente ha uno stipendio da € 1,50 al mese e si muore di fame. Tutti mi parlano di grandi eroi, tipo Che Guevara o altri, ma la mia esperienza personale è che il comunismo è una delle peggiori malattie del nostro secolo e ha prodotto solo aspetti negativi. Che Guevara è solo un «souvenir» del comunismo che per noi non significa nulla. In Venezuela i nostri veri eroi sono Simon Bolivar, Francisco de Miranda e Antonio Josè de Sucre. Inoltre nel mio paese l’unica opposizione alla dittatura era ed è la Chiesa Cattolica, che si è sempre battuta per il rispetto dei diritti umani. Il Governo mostra una faccia di democrazia, ma poi osteggia fortemente la Chiesa; è un governo comunista e ha ucciso anche molti preti e distrutto tante chiese. Dopo le ore 17:00 di pomeriggio, tutti stavano a casa per paura di essere derubati, uccisi o incarcerati senza motivazione. Non c’erano banconote, benzina e beni di consumo”.

In Venezuela c’è una dittatura, instaurata dal presidente Hugo Chavez e poi dal successore Nicolas Maduro, con il Governo che si è fatto incaricare dall’Asamblea Nacional Costituyente, organismo senza la presenza dell’opposizione, di legiferare da solo, senza alcuna garanzia costituzionale. “La nostra gioventù ed il nostro popolo avevano bisogno di qualcuno che richiedesse la garanzia dei diritti civili – continua Betty – come potevo rimanere ferma a non fare alcunché, quando tutti avevano bisogno di aiuto. Sono intervenuta. Quando qualcuno mi chiede se n’è valsa la pena, rispondo «sì, ne è valsa la pena, soprattutto perché noi possiamo fare la differenza»”.

Le chiediamo cosa possiamo fare noi in Italia per aiutare il Venezuela? “Innanzitutto pregare e sostenerci moralmente, e poi effettuare delle raccolte, soprattutto di medicine, da portare alle persone povere che muoiono per la mancata assistenza. In Italia ho trovato una casa e soprattutto gente buona ed educata che mi ha aiutato. Io sono un’insegnante di arte ed anche assistente sociale e voglio continuare questa mia attività in Italia per aiutare le persone”. 

*Tratto da L’IDEA

QUI IL PROGRAMMA DELLA PRESENTAZIONE DEL ROMANZO di Leonardo Facco “IL CONTE DI MONTECRYPTO”: 28 OTTOBRE AL «MAVALA’» DI BOLOGNA

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