FASCISMO E SINISTRA: LA SOMIGLIANZA È ORMAI DEL TUTTO EVIDENTE

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di PIETRO AGRIESTI

Il problema di considerare il fascismo come un fatto culturale e di sostenere che sia riducibile a tratti come razzismo, xenofobia, nazionalismo, omofobia et similia è che in questo modo ci si perde per strada una parte importante di cosa era il fascismo e si arriva ad attribuire connotati di fascismo a qualcosa che è evidentemente incompatibile col fascismo visto nella sua completezza.

Il fascismo era un sistema politico che prevedeva uno stretto controllo della società e dell’economia, improntato a una certa ideologia, ma assolutamente non implementabile senza una serie di elementi ulteriori rispetto a razzismo, xenofobia, nazionalismo, omofobia et similia. Ad esempio il fascismo è incompatibile con la difesa dei diritti individuali, con la difesa dei diritti di proprietà, con la difesa della privacy, con il decentramento, con l’autonomia locale, con la libertà religiosa, con la libertà economica e d’impresa, con la libera concorrenza, eccetera.

È concepibile un sistema fascista che rispetti la privacy dei cittadini? È concepibile un sistema fascista che rispetti la libertà di espressione, la libertà di stampa, la libertà di manifestazione?

Storicamente il fascismo essendo un sistema autoritario e dirigista ha soppresso queste libertà. Che al contrario sono strenuamente difese dal liberalismo e dalle sue derive più radicali. Da sempre queste si sono opposte alla censura statale e a ogni forma di controllo statale sull’informazione (così come su ogni altra impresa e libera associazione), persino nella forma dei finanziamenti ai giornali, delle leggi contro le fake news, della censura delle idee più estreme. Hanno difeso la libertà di espressione fino alla libertà di esprimere idee neofasciste, neonaziste, razziste, omofobe, eccetera, ma non hanno difeso specificamente queste idee nel merito contro le idee opposte, o contro le idee di sinistra, le hanno difese in una più ampia battaglia per la libertà di tutti. Una battaglia incompatibile con la realizzazione di un qualsiasi sistema autoritario, dirigista e fascista.

È concepibile un sistema fascista che rispetti la libertà economica? Senza che lo stato pianifichi lo sviluppo economico, senza che diriga l’economia, senza una continua concertazione tra politica, grandi imprese, sindacati, ecc, per gestire politicamente lo sviluppo economico? Senza nazionalizzazioni, senza partecipazioni statali, controlli sui prezzi, misure protezioniste, sussidi, grandi piani di opere pubbliche intesi a promuovere lo sviluppo economico secondo le linee e i piani voluti dal governo centrale, senza favorire la grande impresa sulla piccola, senza favorire al contempo la sindacalizzazione dei lavoratori e la riduzione dei sindacati a pochi grandi sindacati con cui la politica possa trattare agevolmente?

email gnocchi – foto –

Storicamente il fascismo si è spesso definito anti capitalista, ha adottato molti elementi di controllo statale dell’economia di stampo socialista, e ha adottato tutte le misure sopra elencate: controlli dei prezzi, norme protezioniste, sindacalizzazione forzata, pianificazione economica, sussidi, grandi piani di investimenti e opere pubbliche, programmi per favorire la grande impresa, nazionalizzazioni, etc.. al contrario il liberalismo e i suoi derivati si sono opposti a ciascuna di queste pratiche. Vero che grandi industriali, ricchi capitalisti se vogliamo, sono stati felici di collaborare col governo fascista, lo hanno sostenuto e ne hanno tratto vantaggi. Ma questo perché libero mercato significa concorrenza e quindi precarietà della propria posizione, mentre uno stretto rapporto con un governo dirigista permette di essere fra i vincitori politicamente determinati a prescindere. In parole povere coltivando rapporti politici, finanziando il partito, sostenendo il governo e conformandosi ai suoi desiderata si può vincere senza doversi misurare con clienti e concorrenti. Una soluzione molto più facile: pagare una bustarella e coltivare relazioni, magari anche con qualche matrimonio d’interesse, piuttosto che difendere continuamente la propria posizione nel mercato. Un qualcosa che è possibile solo a patto che esista quel controllo statale sull’economia, quel primato della politica, quell’assenza di rispetto della proprietà privata e della libertà economica, a cui i liberali si oppongono e che i socialisti promuovono.

È concepibile un sistema fascista non protezionista? È concepibile che un sistema fascista permetta il libero ingresso di investitori stranieri, la libera acquisizione di aziende nazionali da parte di persone e gruppi stranieri, il libero acquisto da parte delle imprese e dei consumatori nazionali di prodotti stranieri, la libertà di assumere liberamente lavoratori stranieri? Come potrebbe il governo dirigere e controllare strettamente l’economia consentendo tutto questo? Come potrebbero funzionare ad esempio i controlli dei prezzi in un’economia aperta? Come si potrebbero scegliere vincitori e vinti senza protezionismo? Il controllo politico dell’economia richiede logicamente una economia chiusa. Una economia tanto più è aperta, tanto meno è controllabile. Questo è vero non solo per un sistema fascista, ma per qualsiasi sistema che si proponga un controllo politico dell’economia. Cioè di un qualsiasi sistema contrario al libero mercato, cioè di qualsiasi sistema socialista di destra e di sinistra. Per controllare i salari, i prezzi, gli affitti, l’occupazione, gli investimenti, gli imprenditori, i lavoratori, eccetera.. occorre adottare misure di chiusura, o veder fallire i propri tentativi di controllo. È per questo che come spiega Mises nel lungo periodo non esiste una via di mezzo: o si rinuncia al controllo, o si implementa una misura dopo l’altra fino al controllo totale del sistema.

È concepibile un sistema fascista fortemente decentrato e con una forte autonomia locale che non si riduca all’implementazione locale delle direttive centrali, ma sia una vera libertà di decidere politiche del tutto autonome, libere da qualsiasi imposizione centrale e contrastanti fra loro? Ancora una volta è inconcepibile: non sarebbe possibile nessuna forma di dirigismo e pianificazione se le realtà locali avessero la possibilità di agire liberamente discostandosi dalle scelte centrali. La libertà locale è la libertà di fare scelte diverse e contrastanti, di non marciare uniti al passo dell’oca, e quindi è in contrasto con l’imposizione di una pianificazione centrale che richiede a ognuno di svolgere il suo ruolo. Non per nulla i pianificatori incolpano sempre la libertà residua che permettendo di discostarsi dal comportamento ordinato farebbe fallire il piano, e vedono nell’ implementare un controllo più stringente l’eterna soluzione.

Storicamente il fascismo ha cercato di promuovere un senso di unità collettiva, una prospettiva anti individualista e collettivista, una sovrapposizione tra società e Stato, una sorta di fusione tra il partito e la società. Il liberalismo e ancor di più il libertarismo e l’anarco-capitalismo, pur non essendo ostili di per sé al senso di comunità e alla dimensione sociale della vita, promuovono una concezione della libertà e dei diritti come qualcosa di individuale, in parte la proprietà privata come diritto individuale e il libero mercato come rispetto ed esercizio di questo diritto individuale, e hanno osteggiato ogni forma di filosofia e pensiero che affermassero il predominio delle esigenze della collettività sui diritti individuali, fossero vendute come “bene comune”, “interesse nazionale”, “volontà generale” o con qualsiasi altra formula. La promozione delle idee fasciste, o della propaganda fascista, è passata attraverso il controllo statale della scuola, dell’informazione, dei sindacati, delle varie forme di associazionismo, dalla ricerca di un patto con la chiesa, dalla cooptazione degli intellettuali e dall’emarginazione o persecuzione di quelli che non allineavano, dal controllo delle università, etc.. tutte cose opposte a quanto chiede il liberalismo.

* * “INFANZIA * ETA’ DELL’UOMO * INDIVIDUO : ASPETTI FISIOLOGICI E PSICOLOGICI * ITALIA * STORIA CONTEMPORANEA STATI, POPOLAZIONI, TERRITORI * STORIA * FASCISMO * STORIA CONTEMPORANEA ARGOMENTI * STORIA * BALILLA – PICCOLE ITALIANE * PERSONAGGIO * FASCISMO * STORIA CONTEMPORANEA ARGOMENTI * STORIA * DIVISA * OGGETTO”

Aggiungo che un’altra caratteristica del fascismo era quella di essere un sistema fortemente gerarchico e poliziesco. Ma è concepibile un sistema di dirigismo economico, di pianificazione centrale e di irreggimentazione politica della società e dell’economia che non lo sia? È concepibile un sistema che pretenda di pianificare nei dettagli la vita delle persone che non sia poliziesco? Che non preveda controlli continui e ossessivi, che non preveda sistemi di spionaggio e di delazione, eccetera? È chiaro che il liberalismo, sebbene non sia contro la gerarchia e l’autorità di per sé, poiché rifiuta l’irreggimentazione politica della società e scardina alla radice questo sistema, non prevede niente di tutto ciò. Autorità e gerarchia nel libero mercato, in un contesto fondamentalmente di rapporto pacifici, volontari e contrattuali, sono qualcosa di completamente diverso. Innanzitutto perché sono slegati dalla possibilità di aggredire chicchessia. E di per sé un sistema di libero mercato ha una ben più ampia mobilità sociale, basti pensare a quella che Schumacher definiva come “distruzione creativa”.

Solo negando che il fascismo sia stato, sia e non possa che essere dirigismo, centralismo, pianificazione economica, primato della politica sull’economia, negazione della proprietà privata e del libero mercato, protezionismo, controllo dell’informazione, controllo della scuola, welfare state, corporativismo, controllo dei prezzi e dei salari, creazione di industriali e sindacati amici e ricerca di uno stretto rapporto tra politica, impresa e sindacato, controllo dell’associazionismo, negazione della privacy, della libertà di espressione e di manifestazione, della libertà d’insegnamento, dell’autonomia locale, dell’autonomia individuale, dell’autonomia di ogni gruppo e associazione dalle imprese alle squadre sportive, dalle chiese alle associazioni di volontariato, dai sindacati alle scuole, dalle realtà politiche locali alle università, ecc., si può chiamare fasciste il libero mercato, il capitalismo e le filosofie liberali, liberiste, libertarie e ancap.

Altrimenti anche di fronte ad esponenti di queste filosofie che fossero realmente xenofobi, razzisti, omofobi, ecc., cosa che il 99% di loro non sono, anche perché è contraddittorio per un individualista sostenere questo tipo di idee, non sarebbe comunque possibile parlare di fascismo. È solo perché la sinistra ha lavato e ripulito il fascismo da tutte queste caratteristiche e lo ha trasformato in un mero indirizzo culturale, espungendo da esso tutti quegli elementi che condivide e promuove lei stessa e che la rendono parzialmente sovrapponibile ad un sistema fascista che può passare in cavalleria questa sovrapposizione.

Ma ritornando a una definizione sensata di fascismo, più realistica e meno ritagliata ad uso e consumo della propaganda anti capitalista di sinistra, è evidente che il fascismo, il liberalismo, il libertarismo e l’anarco-capitalismo sono incompatibili.

E non ho neppure menzionato gli ulteriori contrasti e incompatibilità sul fronte della politica estera, là dove il fascismo è militarmente interventista (d’altronde un sistema protezionista e di economia chiusa o si rassegna alla povertà o non potendo ottenere ciò che gli occorre col commercio passa alla via militare) e il liberalismo e il liberalismo sono anti interventisti, o sul fronte dell’anti proibizionismo, là dove per un libertario ciascuno è padrone di sé e del proprio corpo e “i vizi non sono crimini”.

Invece sono evidenti le somiglianze tra il fascismo e le attuali proposte della sinistra. La sinistra – come la destra illiberale – ripropone molti dei principali elementi del fascismo: pianificazione, centralismo, dirigismo, iper politicizzazione della società, controllo politico ossessivo, disconoscimento dei diritti e delle libertà individuali, collettivismo, censura, corporativismo, ostilità alla proprietà privata, eccetera.. spogliandoli di quella che chiama la cultura razzista, xenofoba, omofoba, patriarcale, eccetera…(il modo in cui poi definisce queste cose è molto discutibile, ma lasciamo stare) e per questo pretende di essere definita anti fascista.

Tuttavia nei paesi più a sinistra – quindi secondo questi ragionamenti più lontani dal fascismo – da Cuba, al Venezuela, dalla Russia sovietica, alla Cina di Mao, dalla Cambogia di PolPot, alla Corea del Nord, la sinistra ha messo in piedi sistemi che hanno grandi somiglianze col sistema fascista. Con una cultura, un simbolismo, una serie di slogan e di discorsi indubbiamente diversi e non sovrapponibili a quelli fascisti, ma con un sistema politico simile a quello fascista sotto gli altri aspetti che ho elencato sopra (pianificazione, centralismo, dirigismo, controllo politico ossessivo, disconoscimento dei diritti e delle libertà individuali, collettivismo, censura, corporativismo, espropri, nazionalizzazioni, controllo dei prezzi e dei salari, protezionismo, controllo poliziesco, irreggimentazione gerarchica, etc..) ha prodotto sistemi che come il sistema fascista hanno impoverito i rispettivi paesi e ucciso, imprigionato, torturato, aggredito, derubato e perseguitato un gran numero di persone innocenti.

Questo mi sembra un indizio che tanto che si sposi con la xenofobia, il razzismo, l’omofobia, ecc., tanto che si sposi con l’odio per il capitalismo, il mercato, i ricchi, i kulaki, i padroni, eccetera.. o con altro ancora, è lo statalismo in sé e per sé che produce questi risultati. Là dove invece abbiamo esempi di comunità volontarie costruite su queste stesse idee, dai kibbutz comunisti, all’enclave “etnica” di Orania in Sudafrica, dalle comuni hippie alle varie comunità religiose, queste si sono rivelate in grado di esistere pacificamente senza commettere crimini paragonabili a quelli dei regimi fascisti, nazisti, socialisti e comunisti, nonostante potessero avere idee sostanzialmente di estrema destra, di estrema sinistra, o fanaticamente religiose. Magari si sono rivelate economicamente fallimentari o insostenibili. O magari i loro membri sono persone che a chi vive fuori dalle loro comunità, in contesti più “normali”, appaiono matti suonati. Ma queste sono tutt’altre questioni.

Il punto è che l’unico scopo dello Stato è l’aggressione. In una comunità volontaria non c’è Stato propriamente inteso, perché la comunità non comprende persone che non ne vogliono fare parte e non ne accettano le regole, e quindi vadano costrette con la violenza a rispettarle contro voglia. È questa pretesa che porta con sé la necessità di uccidere, imprigionare, aggredire, torturare, derubare, perseguitare, etc… ed è questa pretesa che va aggredita direttamente per evitare che ciò succeda.

È vero che l’ideologia di estrema destra, il nazionalismo, la xenofobia, il razzismo hanno alimentato questa pretesa e fondendosi con essa hanno stabilito dei terribili sistemi criminali. Ma è altrettanto vero che molti altri tratti ideologici e culturali hanno fatto altrettanto, compreso quelli esattamente opposti. La verità sembra essere che quasi qualsiasi tratto ideologico può alimentare lo statalismo e dar vita a un regime autoritario.

E se assumiamo che piuttosto che combattere tratti ideologici e culturali che possono essere vissuti anche senza statalismo, bisogna combattere lo statalismo in sé e per sé, capiamo il valore di un liberalismo e di un libertarismo che al posto di fare battaglie contro il razzismo e l’omofobia, si concentrano su battaglie come quelle contro le tasse, per la libertà d’impresa, per il federalismo, per il diritto di secessione, per il bitcoin, per il libero commercio, per la deregolamentazione e la sburocratizzazione, per l’autonomia locale, contro sussidi, salvataggi, contributi, partecipazioni, nazionalizzazioni statali e così via.

In generale la sinistra tende ad accusare liberali, libertari e ancap di ignorare questioni come i diritti dei gay, o delle minoranze etniche, o delle donne, o di altre categorie, e di concentrarsi su fredde battaglie economiche perché ostili a queste categorie e interessati solo al vile denaro, a difendere i ricchi, gli egoisti, i padroni, etc… ma in realtà il tipo di battaglia anti statalista e anti politica, concentrata su economia, tasse, burocrazia, moneta, decentramento, etc.. che portano avanti i liberali e i libertari ha infinitamente più senso, e peraltro è per tutti, di tutti i colori, i generi, gli orientamenti, etc..

Tutto sta nel rendersi conto che non esiste uno statalismo buono da opporre ad uno statalismo cattivo e che non si può compiere l’operazione che vorrebbe la sinistra di indicare come cattivo solo la statalismo di destra e riproporre come buono lo stesso sistema – se non uno ancora più violentemente totalitario di quello fascista – ma spogliato di alcuni tratti culturali e rivestito da una ideologia diversa. Non sono il razzismo, il suprematismo, l’omofobia, etc.. a rendere assassino e criminale il sistema, e non sono l’anti razzismo e il progressismo a poterlo rendere non assassino e non criminale. Raccontare diversamente significa prendersi in giro.

La verità è che il più preso in giro degli slogan ancap è probabilmente quello che più di tutti va al cuore del problema, in modo definitivo, e basterebbe da solo: le tasse sono un furto e non pagarle è legittima difesa.

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