di COSTANTINO de BLASI In un articolo apparso sul Wall street Journal il 4 luglio scorso, l’economista australiano Ross McLeod torna sulla questione dell’uscita dall’euro dei Paesi euro deboli e tenta di spiegare perché essa non sarebbe necessariamente un inferno. Il presupposto del ragionamento, che farà felice in Italia economisti alla Borghi o Bagnai, è che le pericolose spinte inflattive determinate dall’abbandono della moneta unica europea potrebbero essere neutralizzate da un valore di scambio fisso imposto alla nuova moneta, lasciando solo dopo che sia il mercato a trovare il giusto prezzo di equilibrio. Da un punto di vista logico l’ipotesi non è contestabile ma non affronta i probabili effetti delle fluttuazioni della nuova valuta sul mercato monetario. Non affronta neanche le possibili ripercussioni sul sistema economico del Paese e sulla bilancia dei pagamenti. Mancano in sostanza le descrizioni dei possibili scenari che si presenterebbero in caso di nuovo conio. Si limita invece a dare sostanza tecnica al passaggio dalla vecchia alla nuova valuta. Se così…















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