di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI C’è una vecchia regola, da tempo continuamente applicata e perfezionata dai gestori di una qualsiasi azienda o associazione di persone, con criteri applicativi di livello mondiale. Questa regola si articola sinteticamente così: Il primo fa le regole, un secondo le applica, un terzo, assolutamente indipendente, controlla i primi due. Questo modo di operare prende atto dall’essenza della natura umana. Natura che ha una precisa funzione insopprimibile: l’evoluzione della specie. Se tutti fossero come San Francesco (peraltro utilissimo come esempio-freno contro gli eccessi) l’umanità vivrebbe ancora a pane e cipolle. L’uomo, senza vincoli e senza il binomio premio-punizione, tende ad espandere sempre più la propria sfera di dominio sino a quando non trova le sfere di altri che ne bloccano l’espansione. La “giustificazione” di questo atteggiamento necessita soltanto di fantasia, inventiva e loquela. L’autoreferenza è quindi il massimo degli errori che si possono fare. La gestione della giustizia italiana è imperniata solidamente su questo errore, accresciuto da una protervia che non ammette confronti…















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