di MATTEO CORSINI
Uno dei refrain più ripetuti negli ultimi anni riguarda l’austerità, della quale tanto parlano i fautori del deficit spending, ma che non si riscontra nei numeri. Al più dopo la crisi di fine 2011 c’è stata una mazzolata fiscale, ma l’andamento del saldo primario (ossia al netto della spesa per interessi sul debito pubblico) segnala che le politiche di bilancio, soprattutto negli ultimi tre anni, non sono state realmente restrittive.
I rappresentanti delle principali sigle sindacali sono tra coloro che spesso parlano a sproposito di politiche restrittive a austerità. Per esempio, Susanna Camusso della Cgil: “Se si continuano a fare politiche restrittive, il Paese può godere molto parzialmente di alcuni effetti di ripresa che ci sono nel resto dell'Europa o del mondo, ma non ha una sua capacità di ripartenza”. Oppure Carmelo Barbagallo della Uil: “Bisogna investire, fare investimenti pubblici e privati, basta con l'austerità”.
Non credo c
Occorre sempre distinguere tra austerità nel settore privato e nel settore pubblico.
Il privato soffre ed è spremuto, mentre il pubblico la sfanga.
Credo che i sindacati quando parlano di austerity si riferiscano al blocco dell’adeguamento delle retribuzioni del settore pubblico al costo della vita ( o come cavolo si chiama), misura introdotta da Monti (adeguamento totalmente sconosciuto al settore privato i cui salari sono rimasti a livelli del 2002). Addirittura una volta ho sentito n sindacalista dare la colpa del crollo dei consumi a questa misura. Come si vede Monti non è l’unico incompetente quando si parla di economia, è in buona compagnia (e non si parla solo della Fornero, come possa questa avere addirittura una cattedra universitaria è un mistero….)