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Il fronte di liberazione nazionale corso abbandona la lotta armata

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FLNC_CORSI1di ENZO TRENTIN

Con un comunicato di quattordici pagine, il 25 giugno 2014, il Fronte di Liberazione Nazionale Corso (FLNC) mette fine a trentotto anni di lotta armata contro lo stato francese. La principale organizzazione dell’indipendentismo corso nel documento che accompagna la dichiarazione, si prefissa non solo la smilitarizzazione e la graduale uscita dalla clandestinità ma anche l’instaurazione di un clima favorevole alla creazione di una forza di massa e popolare, autenticamente capace di guidare l’indipendenza. Dietro al clamoroso annuncio, si nascondono le divisioni interne al movimento e la “crisi di vocazioni” di giovani militanti anche a causa della guerra fratricida di quelli che i corsi chiamano gli “Anni di Piombo”. Tra il 1995 e l’inizio degli anni 2000 una ventina di combattenti sono rimasti uccisi in regolamenti di conti tra le varie faide.

Già in passato il Flnc aveva promesso delle «tregue», puntualmente non rispettate. Ma è la prima volta che il gruppo che si batte da decenni per l’indipendenza della Corsica annuncia di voler deporre le armi. Una mossa a sorpresa accolta con prudenza da gran parte del mondo politico francese. «Prendiamo atto del messaggio, ma avremo bisogno di tempo per verificarne i contenuti» ha commentato a caldo il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve. Gran parte degli attentati erano infatti mirati contro proprietà di “forestieri” ed è proprio per il “diritto alla terra” che si è formato nel 1975 il Flnc, con l’assedio di una tenuta vinicola di Aleria acquistata da un francese a condizioni di favore, secondo gli indipendentisti.

Oltre trent’anni di scissioni, faide interne, omicidi eccellenti e nuit bleu – i celebri attentati dinamitardi simultanei contro le seconde case dei francesi – ma anche conferenze nei boschi e denunce contro la speculazione edilizia e il turismo di massa: è questa la storia del FLNC.

Nelle “notti blu” si realizzavano serie di attentati, simultanei o che si susseguono nel tempo di una notte. Inizialmente, con questo termine ci si riferiva ad una serie di 25 attentati perpetrati in una sola notte ad Algeri, il 16 agosto 1961 dall’OAS durante la guerra in Algeria. Anni dopo, il termine “Blue Night” fu ripreso per designare altre serie di attacchi, in Corsica ed in Bretagna. Nel caso dell’isola mediterranea, va ricordata la notte tra il 4 e il 5 maggio 1976, dove si ebbero ventidue deflagrazioni in vari centri della Corsica, a Nizza e a Marsiglia. La notte dal 7 all’8 dicembre 2012 nel corso della quale furono portati a compimento altri attacchi che colpirono le seconde case di proprietari francesi non residenti in Corsica, è l’ultimo esempio di “Blue Night” ad essere così designato da molti mass-media.

A questo punto è importante ricordare un po’ di storia dell’isola. Nel 1768, quando la Repubblica di Genova – che possedeva solo formalmente l’isola in realtà già indipendente de facto – cede la Corsica alla Francia, generando la questione corsa contemporanea e le rivendicazioni indipendentiste dalla monarchia francese prima e dalla repubblica dopo.

La dominazione genovese aveva tradizionalmente usato la Corsica come una valvola di sfogo per i settori più poveri dell’aristocrazia, che utilizzavano le cariche loro conferite per arricchirsi attraverso la corruzione spicciola e il saccheggio delle risorse dell’isola. La mancanza di delega delle cose di governo a elementi locali, effettuata per dare spazio alla nobiltà stracciona della repubblica genovese, aveva escluso di fatto la possibilità di alleanza con la feudalità isolana, che era stata, anzi, spogliata dei suoi beni e ridotta a un semplice fantasma.

È necessario poi constatare come ora la maggior parte delle proprietà terriere sia in mano a francesi e pieds noirs. Quest’ultimo nome è affibbiato ai francesi originari d’Algeria, e per estensione ai francesi di origine europea stabiliti nel Nord Africa francese fino all’indipendenza, vale a dire: i protettorati della Tunisia e del Marocco fino marzo 1956, e dell’Algeria fino al luglio 1962. I pieds noirs, emigrati dopo l’indipendenza del Nord Africa, spesso hanno concentrato nelle mani di poche famiglie ampie proprietà edilizie e terriere, ma sovente non risiedono sull’isola e utilizzano tali proprietà a fini speculativi. Non a caso subito dopo la seconda guerra mondiale e soprattutto nel ventennio successivo, sono state molto forti le agevolazioni proposte dallo Stato francese ai suoi cittadini che volevano insediarsi sull’isola, nonché le speculazioni edilizie favorite e incoraggiate da parte dello Stato e dei poteri forti della repubblica. Ed è contro tutto questo che l’indipendentismo corso si organizza e combatte.

L’FLNC nasce ufficialmente il 5 maggio 1976, con la prima conferenza stampa in un luogo altamente simbolico: il convento di Sant’Antonio a Casabianca, dove Pasquale Paoli (ne parleremo più avanti) proclamò l’indipendenza della Corsica il 14 luglio 1755. Presente soprattutto in Corsica e meno in Francia, a partire dalla sua fondazione ha compiuto migliaia di assalti, attentati dinamitardi e rapine a mano armata contro banche, edifici pubblici civili e militari, strutture turistiche e tutto quanto è legato alla Francia. Estorce, inoltre, denaro ai CORSICAdanni di attività commerciali come “tassa rivoluzionaria”. Alcuni suoi rami sono conviolti in organizzazioni mafiose. Ciò nonostante, nell’agosto 1982, il FLNC organizza la Conferenza internazionale delle organizzazioni e movimenti di liberazione nazionale.

A conferma che i frazionismi sono all’ordine del giorno non solo tra gli indipendentisti veneti, siciliani e sardi, in Corsica si nota che Cuncolta Naziunalista fu un partito politico che sostenne il nazionalismo corso, fondata nel 1987 fu considerata la vetrina legale FLNC. Una delle sue divisioni ha formato il Movimento per l’autodeterminazione (MPA). Poi ci fu FLNC Canal Usual che ha combattuto clandestinamente con la forza militare. Nel 1996 la situazione non è accettata da tutti ed alcuni si danno a fondare Corsica Viva. Poi FLNC Canal Usual viene trasformato in FLNC 5 maggio. C’è poi FLNC canal Habituel che è più interessato alla gestione delle risorse che alla liberazione nazionale legandosi a una parte rilevante di clan mafiosi corsi, soprattutto nella zona di Bastia: non è un segreto infatti che l’unica mafia presente in Francia – oltre quelle internazionali – sia proprio quella corsa che ha soppiantato i marsigliesi nella gestione di molti traffici illeciti. E parte della guerra intestina che ha insanguinato le strade della Corsica è da far risalire proprio a questi eventi. C’è anche da notare un’altra similitudine con il meridione d’Italia: molti grandi burocrati francesi sono di origine corsa.

Nel periodo dal 1994 al 1996 ci sono contrasti ed appare FLNC History Channel. Una importante figura di questa formazione è quella di François Santoni, nato il 6 giugno 1960 in Ajaccio, è ucciso il 17 agosto 2001 a Monacia-d’Aullène (villaggio di Corse-du-Sud). Costui era un leader del Fronte Nazionale di Liberazione della Corsica, diventato nel 1982 il capo militare della zona Gravone, una valle vicino a Ajaccio. Insegnante di giorno, di notte fa il militante, guida una squadra di trenta uomini. François Santoni è anche uno dei fondatori di A Cuncolta Naziunalista, che annunciò nel 1998, la fondazione di un nuovo partito, Presenza Naziunale. Dall’FLNC sono nate le Brigate rivoluzionarie corse (BRC) e l‘Armata di liberazione nazionale corsa (ALNC). E qui ci fermiamo, perché a questo punto oltre a noi si saranno smarriti anche i nostri lettori.

Ritornando alla storia dell’isola, è inevitabile parlare di Pasquale Paoli che è stato il padre della patria corsa. Celebre politico e militare, il 13-14-15 luglio 1755, decise di proclamare con atto solenne l’indipendenza della Corsica dalla Francia durante un’assemblea riunita nel convento di Sant’Antonio a Casabianca. Il consesso nominò per l’occasione lo stesso Paoli generale della nazione corsa. Accanto al suo ruolo di ribelle, e con sfumature particolarmente sensibili alla forza e alla pressione del movimento popolare, Paoli assunse i compiti classici del sovrano illuminato. Il suo primo atto politico fu la centralizzazione del governo e l’eliminazione dei particolarismi locali: la neutralizzazione, avvenuta dopo una lotta accanita, di quei capi fazione, di quei capi banda, di quei capi clan o fantasmi della feudalità, che avevano causato l’endemica anarchia dell’isola e che rifiutavano di sottomettersi al comando di uno solo.

Su basi estremamente precarie, in una situazione povera di mezzi materiali, sotto il continuo assillo della guerra, Paoli fondò nella capitale, a Corte, un’Università; creò, da un coacervo di bande, un esercito disciplinato, capace di avere un saldo controllo del territorio, escluse le piazzeforti in mani ai genovesi e ai francesi; dette impulso alla flotta, all’agricoltura, unificò e controllò la giustizia, punto dolente tradizionale dell’amministrazione genovese dell’isola; riorganizzò le imposte.

La sua costituzione rispettava le tradizionali autonomie della «nazione corsa», accogliendo l’elemento democratico che era maturato fin dagli anni intorno al 1730. La base amministrativa era costituita dalla parrocchia, retta da assemblee elettive, che designavano i rappresentanti alla Consulta, la quale stabiliva le imposte e aveva potere legislativo; questa designava a sua volta il potere esecutivo, un Consiglio di nove membri. Rifiutando il titolo di sovrano, Pasquale Paoli aveva assunto il titolo di «Generale della nazione corsa». Egli diviene pertanto il regista di un regime repubblicano, con un accentuato carattere popolare, sul quale il generale corso godeva di un potere personale assai grande. Ribelle e riformatore, il suo potere personale gli permetteva di tenere insieme elementi diversi nella comune tensione della guerra d’indipendenza. Mentre Paoli lanciava appelli alle potenze d’Europa perché garantissero l’indipendenza dell’isola, una parte non marginale dell’illuminismo europeo inneggiava al «sistema di governo corso»; e i rivoluzionari francesi, vent’anni dopo, avrebbero acclamato il vecchio generale corso come un precursore. Malgrado tutto ciò, a Pontenuovo, il 9 maggio 1769, dopo un anno di guerra, la Francia riuscì ad aver ragione della resistenza corsa. Pochi mesi più tardi, Pasquale Paoli e lo stato maggiore della rivoluzione sceglievano la via dell’esilio.

L’ambiente della rivolta corsa fu un humus democratico che permise la creazione, fin dal 1730, dell’originale sistema politico delle Consulte: un Parlamento elastico ed egualitario, composto da rappresentanti inviati da ogni villaggio dell’isola, scelti indipendentemente dalla nascita e dal censo. Un modello – pensiamo – che gli indipendentisti autoctoni, probabilmente, dovrebbero studiare e adattare alle proprie esigenze nel XXI secolo.

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