IL FURTO DELLE PENSIONI CONFERMA CHE L’ITALIA È UNO STATO LADRO

padoan-padoadi ROMANO BRACALINI

Dopo la sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale la legge Fornero, che aveva congelato l’adeguamento delle pensioni al costo della vita,il Governo di Pinocchio Renzi, con la complicità del ragionier Padoan, che parla con lingua biforcuta, ha escogitato l’ultima mascalzonata di non risarcire i pensionati derubati. Solo le pensioni fino a 1.500 euro lordi (lordi!) beneficeranno di un rimborso minimo e in misura decrescente quelle fino a 3.000 euro (sempre lordi); oltre questa cifra il sacco della refurtiva viene chiuso e il governo si tiene il maltolto. Monti ha dilapidato il paese e l’ha trasformato in un regime di “estorsione fiscale”. La Fornero ha solo eseguito il suo ordine di taglieggiare le pensioni. Monti non se n’è pentito e l’ha detto, la Fornero nemmeno dicendo che non è colpa sua. Pinocchio dell’Arno ne segue le orme  facendo finta di rinnovare il paese che è quello inefficiente, ladro e autoritario di sempre. Equitalia usa strumenti da paese di “polizia tributaria”. Come nelle dittature, il cittadino non conta nulla. Dai conti in banca, ha scritto Guido Ceronetti, portano via un puro sacco di refurtiva.

In Italia c’è una lunga tradizione di ladrocinio di stato e i comportamenti sono sempre stati gli stessi sotto ogni regime,dalla monarchia alla repubblica, passando attraverso il fascismo che aveva trovato il modo di tassare anche i celibi.

Nel 2007 il ministro dell’economia, Tommaso Padoa Schioppa, dell’ultimo governo Prodi (2006-2008), in una intervista senza freni, disse col suo miglior sorriso cavallino, che “le tasse sono bellissime” e il superlativo si doveva forse intendere nel senso del dovere compiuto che riempiva d’orgoglio e di felicità. Qualunque fosse il senso la stonatura era evidente. L’arroganza del potere e dei governi d’ogni specie, come in questo caso, cade spesso nel grottesco e non c’è più verso di rimediare al danno.

L’infelicissima scelta di una parola impropria e francamente ridicola per definire lo stato d’animo che deve accompagnare il prelievo forzoso sarebbe fuori luogo anche in un paese mediamente normale, in cui si sa dove finiscono i tributi e se ne vedono i frutti nella qualità dei servizi resi al cittadino, ma in Italia? Da ciò che lo stato rende in opere e in interventi, pagare le tasse, anche se fossero in misura più equa e giusta, assomiglierebbe sempre a una imposizione odiosa, a un furto, sicchè, al contrario, verrebbe spontaneo definire “bellissimo” ogni tentativo riuscito di evaderle. Il ministro Padoa Schioppa era recidivo. Esattamente un anno prima aveva invocato il settimo comandamento per ammonire gli evasori che, non pagando le tasse, ”mettono le mani nelle tasche dello Stato”. Qui Padoa Schioppa, non roso dai ricordi della fame, aveva maldestramente rovesciato un concetto consolidato; e cioè che è lo Stato solitamente a mettere le mani nelle tasche del contribuente, Padoa Schioppa, come Rodolfo nella Boheme, aveva sbagliato raffronto. La sua metafora poteva suscitare consensi, ma era falsa, come falsa è la regola del cittadino che ruba allo Stato; è falsa perché accade sempre il contrario, specie quando lo Stato è vecchio e “sovietizzato” (o fascistizzato), che è la stessa cosa, come in Italia. Padoa Schioppa rimanda a Padoan nella similitudine del nome e nella consolidata abitudine di truffare i cittadini.

Il furto delle pensioni è l’ultimo misfatto del governo. Non faccio distinzione tra governo e governo. Li detesto tutti. Lo stato è il nemico da abbattere.

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