IL VENETO E LE IDEE ANNACQUATE

DI ENZO TRENTIN

Si possono usare modi di comunicazione non radicali, ma a nostro parere le idee annacquate sono destinate a non avere grandi possibilità di successo.

Veniamo al punto: recentemente la Confartigianato ha indetto una conferenza stampa per delineare la sua posizione nei confronti delle elezioni regionali venete del 20-21 settembre. Ne commentiamo alcuni contenuti prendendo a riferimento quanto pubblicato a pagina 5 dal Giornale di Vicenza del 31 luglio 2020 con il titolo: «La politica non ci vuole? E noi le diamo i compiti».

Diciamo subito che la nostra sensazione è che i protagonisti abbiamo preso quale loro canone le 10 strategie della manipolazione mediatica elaborate da Noam Chomsky. Che peraltro Chomsky liquida con queste parole: «È un falso. Non ne conosco l’origine. Alcune parti sono copiate, o sono simili, a cose che ho detto. Ma non è mio.» Sia come sia i nostri protagonisti di questo decalogo sembra abbiamo applicato la regola 5) Rivolgersi al pubblico come ai bambini – «Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno.» e la regola 6) Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione «Sfruttare l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo.»

Analizziamo perché, e osserviamo l’esperto Vendemiano Sartor, uomo di lunga carriera in Confartigianato che ha avuto modo di fare anche il sindaco e l’assessore regionale sotto il “dominio” di Giancarlo Galan; ma prima il lettore ci perdoni se facciamo una digressione su quest’ultimo al fine di abbozzare il quadro.

Per Giancarlo Galan il 9 ottobre 2014, dopo 78 giorni di carcere il GIP firma i domiciliari per il “Doge Galan” che patteggia una pena di 2 anni e 10 mesi restituendo 2,5 milioni di euro [a fronte di un maltolto di oltre 15 milioni] accolta dai PM e confermata dal GIP insieme con 19 dei 35 indagati – tra cui l’ex commercialista e l’ex segretaria Minutillo -, estinguendo definitivamente il procedimento a suo carico. Il 27 aprile 2016 è decaduto dalle sue funzioni parlamentari. Il 28 febbraio 2017 viene condannato in primo grado dalla Corte dei Conti ad un risarcimento danni pari a 5,8 milioni di euro per le vicende legate al Mose.

Osservato ciò, ritorniamo ora al Presidente di Confartigianato Treviso Vendemiano Sartor (lo è stato anche di Confartigianato Veneto), egli – similmente a Luca Zaia che fu Vice di Galan – ha lavorato per anni fianco a fianco con il disinvolto Galan senza mai accorgersi di quanto il suo “capo” risultasse disinibito. Per sua stessa ammissione la Confartigianato, per la politica e i partiti è sempre stata una “controparte”. Insomma, da quel che segue si ha l’impressione di sentir parlare d’onestà un cleptomane.

Vendemiano Sartor affiancato dal vicepresidente Roberto Boschetto e da Claudia Scarzanella hanno presentato un documento in cui si sente l’impronta del nuovo direttore degli artigiani veneti, il sociologo Sergio Maset esperto di evoluzione di mercato e società. La proposta redatta con il titolo: “Position Paper per le elezioni regionali 2020”, è una vasta memoria in 15 Punti di Confartigianato Veneto con la premessa: «siamo i primi a proporre pubblicamente una riflessione di vasto respiro sul governo del Veneto. […] Noi di Confartigianato guardiamo al Veneto in un più ampio sistema Nord italiano in cui costruire alleanze tra Regioni su infrastrutture, sistema produttivo, formazione e ricerca». E allora l’autonomia? «Per noi resta un obiettivo, ma tradotto come “federalismo cooperativo” che metta ordine tra i livelli di governo».

Soffermiamoci per un momento sul “federalismo cooperativo”, una curiosa piroetta semantica che ignora come oramai da molti anni sia gratuitamente scaricabile da Internet la traduzione di “Del principio federativo”  [VEDI QUI] di Pierre-Joseph Proudhon (da molti esperti considerato il padre del federalismo moderno), che utilizza la parola “sinallagmatico”. Una vocabolo il cui significato ultimo chiarisce gli effetti dell’«Ordine sociale».

Per il diritto il Synallagma costituisce il punto di equilibrio raggiunto dalle parti in sede di formazione di un “contratto” che abbia come obbiettivo la congiunta volontà contraenti di scambiarsi diritti e obbligazioni attraverso lo scambio di una prestazione con una controprestazione.

Questa definizione è valida sia per i contratti di scambio del sistema economico, sia per i “contratti” di scambio nell’ordine politico. Se il contratto è politico (o “di Federazione”) il nesso di reciprocità (synallagma) ne costituisce il fondamento e il sistema resta in equilibrio dinamico producendo progresso e bene comune.

Se, diversamente il nesso di reciprocità viene spezzato, come generalmente avviene prima o poi negli Stati sovrani centralisti e unitari in cui la forza di costrizione è la regola, il sistema dell’ordine sociale va fuori equilibrio e genera inevitabilmente violenza fra le parti che compongono il sistema, o guerra. Dunque parlare di “federalismo cooperativo” è quanto meno improprio, difettoso, evanescente.

Ma dove si nota che in Confartigianato ci sono appartenenti a una “cultura politica” tracimata, è laddove sostengono un “Veneto delle reti” […] tema cruciale su cui «premiamo da 25 anni e non molliamo: le infrastrutture. Quelle materiali come la Pedemontana, che c’è ma avrà bisogno di anni prima di essere completa da Montecchio Maggiore (VI) a Treviso nord, o come l’Alta Velocità che avanza lentissima mentre da Bologna a Milano si va in un’ora, e il famoso nuovo sbocco a Nord per il Veneto centrale.»

Sarebbe questo l’addio al collateralismo? Il loro “dare i compiti alla politica”? Allora si può dire che in  Confartigianato non hanno molta famigliarità con le critiche alle grandi opere. Un grave fenomeno che sta attanagliando il Paese. Un esempio tra i tanti: osserviamo la TAV e l’inusuale valutazione del dottor Renato Pugno [VEDI QUI] in data 4 novembre 2015.

Renato Pugno è laureato in Economia alla Bocconi di Milano ed esperto internazionale di valutazione economico-finanziaria delle opere pubbliche. In Italia la produttività nella realizzazione delle opere pubbliche, cioè la capacità che l’opera ha di far aumentare il Pil, è stata negli ultimi decenni nulla o addirittura negativa. I recenti e ripetuti casi di corruzione diffusa sono indicati da quasi tutti come la principale causa di questi negativi risultati in materia di realizzazione delle infrastrutture. il caso dell’Alta Velocità in Italia è emblematico e significativo. Si è parlato molto a questo proposito della corruzione per il caso di Ercole Incalza indicando come i pessimi risultati in termini di costi siano imputabile alla corruzione. Pochi, per non dire nessuno, hanno rilevato che la cosa più scandalosa non è tanto la corruzione, ma il fatto che si siano impegnate rilevantissime risorse pubbliche per una infrastruttura che non ha basi di fattibilità economica e che, comunque, interessa una percentuale modestissima della domanda di mobilità.

In Confartigianato hanno affinato il linguaggio, curato l’immagine, fanno bella figura. Sì! Tuttavia hanno perso il pelo ma non il vizio. A noi questi atteggiamenti fanno venire in mente una cinematografia “nuova” promossa da una Intelligencija apparentata ideologicamente con questa associazione di artigiani. Pensiamo a «Gli Anni Ruggenti» un film del 1962 diretto da Luigi Zampa, con protagonista Nino Manfredi, e nel cast Gino Cervi, Michèle Mercier, Gastone Moschin.

Ambientato nel 1937, XV anno fascista. Salvatore Acquamano (Gino Cervi) è il podestà di un piccolo paese a pochi chilometri da Alberobello; un cugino impiegato nel ministero lo avverte dell’arrivo imminente di un gerarca in incognito incaricato di effettuare un’ispezione sul territorio. Convocato tutto il consiglio comunale, composto tra gli altri anche dal burbero segretario politico Carmine Passante (Gastone Moschin), il panico si diffonde immediato viste le innumerevoli magagne che rischiano di essere smascherate.

Il tanto temuto ispettore è individuato nella figura di un giovane forestiero appena giunto da Roma, un certo Omero Battifiori (Nino Manfredi) che si spaccia per un assicuratore in cerca di nuovi clienti. Peccato che il giovane e spigliato presunto gerarca sia in realtà quello che dice di essere ma il gioco degli equivoci è ormai iniziato e sarà quasi impossibile fermarlo.

Questa “creativa” Intelligencija filmografica peninsulare non ha fatto che ricalcare un’opera teatrale satirica di Nikolaj Gogol’: «L’ispettore generale». Scritta nel 1836, è considerata uno dei capolavori dello scrittore russo. I personaggi sono corrotti, profittatori, affaristi, sfruttatori che Gogol’ scolpisce con ironica partecipazione come esagerati, grotteschi, infingardi, pronti a tutto.

Naturalmente nel quadro qui tratteggiato molte cose non vanno bene. Però, l’importante è che il popolo ci creda e si contini così.

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