INDIPENDENTISTI INDAGATI. CHE PROCESSO SIA, ALMENO VEDREMO SE L’INDIPENDENTISMO PADANO ANCORA ESISTE

Condividi su MeWe: liberi articoli su liberi social!

di GIANLUCA MARCHI

processo secessionistiDunque, a poco più di un anno e mezzo da quel 2 aprile 2014 quando, alle cinque del mattino, suonarono ed entrarono in casa mia otto carabinieri, guidati da un maresciallo dei Ros, per perquisirmi (alla ricerca di armi, munizioni, disegni per la trasformazione di veicoli in strumenti di guerra) e notificarmi di essere indagato per “associazione con finalità di terrorismo” (art. 270 bis del codice penale), in questi giorni, dicevo, ho avuto conferma di essere ancora indagato per aver tentato di sovvertire l’ordine democratico per consentire l’indipendenza del Veneto e di altre regioni del Nord Italia, così determinando lo scioglimento dell’unità dello Stato, in violazione dell’art. 5 della Costituzione. Da allora l’unico atto ufficiale compiuto nei miei confronti – che per altro ero stato ripetutamente pedinato, persino in alta montagna una domenica per compiere essenzialmente una mangiata di polenta – è stato il sequestro del mio pc portatile, che mi venne restituito circa un mese più tardi, quindi nel maggio del 2014. Dopo di che più nulla. Ora apprendo che le indagini preliminari del pubblico ministero di Brescia Leonardo Lesti si sono concluse, che la documentazione è depositata a disposizione degli avvocati difensori e che avrò modo di presentare una dichiarazione o di richiedere un interrogatorio. Bene, vedremo il da farsi…

La notizia non è nuova per i lettori del MiglioVerde, che qualche giorno fa sono stati resi edotti di come analoga comunicazione sia stata fatta teoricamente a tutti i 50 indagati (di cui 24 furono arrestati) dell’inchiesta sugli “indipendentisti”. Dico teoricamente perché io e i miei legali sino a qualche ora fa non avevamo ancora ricevuto alcuna notifica, ma abbiamo avuto modo di visionare il provvedimento formalizzato ad altri degli indagati. Abbiamo inoltre appreso, con un certa sorpresa, che l’inchiesta è portata avanti di nuovo dalla procura di Brescia, quando invece le ultime notizie certe, dopo che il Tribunale del Riesame aveva modificato il reato e rimesso in libertà di arrestati, era che fosse stata trasferita, per competenza territoriale, prima alla procura di Padova e poi a quella di Rovigo. Ora invece rispunta Brescia e anche qui si cercherà nei prossimi giorni di capire cosa sia successo nel frattempo.

A me, come a tutti gli altri coinvolti, si contesta si aver fatto parte dell’associazione detta L’Alleanza, costituita appunto allo scopo di sovvertire l’ordine democratico, a tal fine procurando anche armi quali un “carro armato ed esplosivi”. A parte che quel fatidico carro armato altro non era che una ruspa modificata nemmeno in grado di uscire dal capannone dove era stata ricoverata,  personalmente non sono mai venuto a conoscenza di tale Alleanza e men che meno alcuno degli altri indagati  mi ha mai proposto di farne parte. La mia vera responsabilità è stata quella di rimettere in contatto attraverso una cena, qualche telefonata e una manciata di sms, alcune delle persone che poi sono state arrestate e che si erano perse di vista da alcuni anni. Dopo di allora – siamo nell’autunno del 2013 – non ho più preso parte ai successivi incontri fra dette persone e nemmeno ho avuto più contatti con esse, anche perché sono entrato in un tunnel sanitario durato parecchi mesi e dal quale sono riemerso piuttosto malconcio giusto nelle settimane precedenti la perquisizione.

Con questo non voglio affatto separare la mia responsabilità da quella degli altri, ritenendola magari più lieve. Niente affatto. Se processo deve essere, perché in questo modo lo stato italico intende lanciare un monito verso chiunque aspiri all’indipendenza della propria comunità territoriale per fargli intendere che “sarà inflessibile e spietato”, allora processo sia e in fretta. Non mancherò a una udienza. Ma soprattutto, memore di quel che è successo in Catalogna di recente dopo che il presidente della Generalitat Artur Mas, indagato per attentato alla costituzione a seguito dell’organizzazione del referendum autogestito del 9 novembre 2014 sull’indipendenza si è presentato alla prima udienza accompagnato da ben 400 sindaci catalani a lui solidali, soprattutto, dicevo, sarò curioso di verificare se gli indipendentisti padani saranno almeno moralmente solidali con i 50 “imputati”, o se dovremo decretare la morte di quel poco che ancora resta dell’indipendentismo padano.

Condividi su MeWe: liberi articoli su liberi social!
Rubriche ControPotere