di CHARLIE PAPINI In attesa che la maggioranza di neri decida di cambiare definitivamente la costituzione sudafricana, introducendo il diritto di esproprio senza corresponsione alcuna (la proposta è dei “Combattenti per la Libertà Economica”, una formazione di estrema sinistra alleata dell’African National Congress), in Sudafrica i bianchi si organizzano come possono. “Noi afrikaner siamo stati cacciati da scuole, università e posti di lavoro – spiega Dannie de Beer -. Un afrikaner ha due scelte: emigrare o unirsi. Non abbiamo più un governo che ci rappresenti. La mia lingua madre non è più impiegata in Parlamento. Lì non vi è più nessuno che mi rappresenti. Sì, c’è un piccolo partito chiamato Freedom Front che dovrebbe, per così dire, difendere proprio gli afrikaner. Ma non arrivano nemmeno all’1% di voti, non hanno influenza politica. L’unica cosa che possono fare è rilasciare dichiarazioni”. Qualche tempo fa, vi avevamo raccontato la storia di Orania, un’enclave di indipendentisti bianchi (vedi qui). Oggi, proviamo a descrivervene un’altra, quella di Kleinfontein, di cui Dannie de Beer è un membro del consiglio…















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