LA BUROCRAZIA E’ CRIMINALE, L’HA CAPITO ANCHE IL CORRIERE DELLA SERA

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?????????????????????????????????????????????di LEONARDO FACCO

Ciò che più mi fa sorridere, quando leggo Sergio Rizzo (o il suo celeberrimo compare veneto Gianantonio Stella), è la “indignazione verace” – che esterna sin dai tempi de “La Casta” – quando riporta studi, numeri, rapporti che ci confermano che l’Italia è un paese criminale e criminogeno, fondato sul lavoro di pochi (produttori di ricchezza) che devono mantenere una montagna di parassiti (consumatori di ricchezza).

L’altro ieri, puntuale come una cartella pazza di Equitalia, è arrivata l’ennesima conferma. Sul Corriere della Sera ha scritto un commento così titolato: “Sommersi da una valanga di regole fiscali. Nulla di nuovo, ha solo aggiornato quel che aveva vergato in “Le aziende e il record della burocrazia. In cinque anni 288 nuove norme fiscali”, riprendendo, per la bisogna, le cifre che dà – con scadenza regolare – Confartigianato. In questo episodio, leggiamo quanto segue: Le norme in materia fiscale che sono state emanate di volta in volta dai quattro governi che si sono succeduti dal 29 aprile 2008 all’8 agosto 2014. Sono la bellezza di 691, in 46 diversi provvedimenti.  O ancora: “E di quelle 691 norme, ben 418 hanno avuto un impatto burocratico sulle imprese, rendendo ancora più complessi gli adempimenti”

La solita listarella da tregenda di cui, però, non mi meraviglio affatto, considerato che racconto queste cose da anni. Ma soprattutto – a differenza dei “Rizzo’s”, sempre filogovernativi e allineati – ho detto anche che nessun Monti, Letta o Renzi avrebbero potuto cambiare alcunché, preso atto che questo paese è irriformabile, perché i parassiti o li stermini o ti sterminano! Il mio amico Mauro Meneghini va ripetendo da anni che “la competitività dell’Italia è uccisa dalle tasse più elevate al mondo, dalle regole più assurde del mondo, dalla burocrazia più inutile del mondo”. 

Mi diverte, viceversa, la meravigliata irritazione di Rizzo, ma ancor di più l’incapacità del giornalista di comprendere che i dati che lui riporta con solerzia e tempismo, con quel tantino di disgusto che piace ai lettori appecoronati, sono null’altro che il frutto dell’azione degli esecutivi scelti da Napolitano, quei governi che quelli come lui (così come il suo “giornalone” ed il suo compagno di scrivania) ritengono essere sempre la soluzione ai nostri problemi. “Serve un governo che governi”“Urge un esecutivo che lavori per gli italiani”“E’ necessario l’intervento governativo”, “Manca una legge” sono le corbellerie che i Rizzo ripetono a nastro ogni volta che vengono invitati a fare da opinionisti in qualche talk-show, quando non se la prendono con la teutonica austerità della Germania e/o con l’evasione fiscale.

La miriade di Sergio Rizzo iscritti all’Ordine dei giornalisti – fino a ieri invaghiti del giovane Renzi, e prima del moderato Letta e prima ancora del tecnico Monti – mi ricordano quei babbei italiani duri di comprendonio che, come diceva un mio professore alle superiori, prendono sempre “cazzi per lampioni”! 

Tu mostri loro la luna? Loro continueranno a guardare il tuo dito. E’ la stampa italiana… bellezza!

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