LA LIBERTÀ DEL FAGIOLO: RILEGGERE CARLO ANTONI, NEMICO DEI REGIMI

di PAOLO BERNARDINI Vi fu, ed è ancora viva, per fortuna, una tradizione di liberalismo italiano. Sembra banale ricordarlo, ma è bene farlo per ricordare anche che, non ostante abbia espresso con Luigi Einaudi addirittura un Presidente della Repubblica, tale posizione fu ed è minoritaria, e marginale. Ogni tanto resuscitano figure dimenticate o rammentate solo di sfuggita, tra queste Carlo Antoni (1896-1959). Visse in quel tempo in cui l’intelligenza italiana faceva la corte ora al fascismo, ora al comunismo, con la consapevolezza – o la falsa coscienza – di star corteggiando la medesima cortegiana. Quando il fascismo cadde, fior di intellettuali aderirono toto corde al comunismo emergente, bastava d’altra parte modificare un pochino le basi ideologiche del primo (ad esempio, quelle gettate da Giovanni Gentile), modificare lievemente il linguaggio, e il gioco era fatto: si trattava di far togliere l’abito nero alla cortegiana appunto e fargliene mettere uno rosso, anche se poi – ricordatevi Papini, e Soffici – v’era un “fascismo rosso” che la diceva…

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