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La prima guerra mondiale e le aggressioni degli italiani

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REDIPUGLIAdi REDAZIONE

Pubblichiamo una lettera aperta inviata ai due presidenti di Slovenia e Croazia spedita alle principali testate cartacea e online della Slovenia

I Presidenti delle Repubbliche di Slovenia e Croazia penseranno di far bene andando a commemorare i morti della Prima Guerra Mondiale assieme al Presidente italiano a Redipuglia, ma si tratta del più grosso errore che possono fare, non tanto per l’iniziativa quanto ma per il luogo. Se volessero commemorare i morti di tutte le nazionalità della Prima Guerra Mondiale dovrebbero proseguire per 1 km lungo la strada statale: sempre nello stesso Comune di Fogliano-Redipuglia c’è un semplice ed umile cimitero austro-ungarico.

Lì possono trovare morti di tutte le nazionalità, compresi degli italofoni, che difendevano le proprie case dall’aggressione italiana. “Redipuglia” non è un semplice cimitero; gli italiani lo chiamano “Sacrario” nei Siti Istituzionali del Governo. Voluto da Mussolini, fu progettato e realizzato disponendo i gradoni in nove “cieli”, come quelli del Paradiso dantesco, e sotto le 3 “Croci del Calvario” è posta la tomba del Duca d’Aosta, a palese imitazione del sepolcro di Cristo in quella blasfema ideologia di morte che è il nazionalismo italiano. Gli italiani ribattezzarono “Calvario” il monte Podgora e chiamarono “Piedimonte del Calvario” il paesino sottostante; Gorizia divenne “Santa” quando gli italiani la conquistarono, e ci fecero poesie che vengono ancora insegnate ai bambini nelle scuole.

Questa pseudo-religione ha utilizzato il termine cattolico “Sacello” per la Tomba del Milite Ignoto a Roma, per i “Sacrari” del Monte Pasubio, del Monte Cimone e di Redipuglia; le terre che gli italiani volevano conquistare erano “irredente”, e la “redenzione” giungeva solo con il sangue e la violenza della guerra, che “santificava” le conquiste territoriali, rendendole “legittime” agli occhi del popolino. Gli italiani non hanno abbandonato quella simbologia, anzi, la usano ancora oggi e la insegnano alle scolaresche che mandano a Redipuglia, ad emozionarsi in nome di quel patriottismo pseudo-religioso e del nazionalismo intollerante. Il fiume Soča, arrossato di sangue come profetizzato da Simon Gregorcič in tempi non sospetti, dove gli italiani non misero mai piede in tutta la guerra, è diventato ora un “Fiume Sacro alla Patria”, come dice il Sito del Ministero della Difesa della Repubblica italiana.

I terroristi internazionali come Oberdank, e coloro che morivano volontari per l’Italia, sono diventati “martiri” come i cristiani vittime delle persecuzioni romane, e sono onorati con templi pagani che poco hanno da invidiare alle maggiori cattedrali cristiane. Ma c’erano anche i volontari che combattevano per difendersi dall’aggressione italiana, erano in numero molto maggiore, erano di tutte le nazionalità, e nemmeno uno di loro è sepolto nel “Sacrario di Redipuglia”. Nei cimiteri di guerra austro-ungarici commilitoni e nemici erano sepolti tutti assieme.; furono gli italiani a dissotterrarli negli anni ’20, ed a dividerli sulla base della nazionalità. A questi smemorati o poco informati Statisti, vorremmo ricordare che, se il 13 novembre del 1918 nessuno avesse fermato gli italiani a Vrhnika, essi avrebbero conquistato Lubiana, ed oggi probabilmente non esisterebbero la Slovenia e, forse, nemmeno gli sloveni.

Al presidente croato vogliamo ricordare che Gorizia fu difesa per anni dai Leoni dell’Isonzo, soldati croati, anche italofoni, dei Reggimenti di Zara e Senj, mentre il paese adiacente a Redipuglia fu ribattezzato Ronchi dei Legionari in onore dei miliziani di d’Annunzio che invasero Rijeka. Se passasse per Trieste potrebbe notare una delle Rive dedicata al comandante Tommaso Gulli, che nel 1920 voleva invadere Split, non compresa nelle concessioni alleate del Patto di Londra quanto non lo era Rijeka, la cui morte fu pretesto per l’incendio del Narodni Dom, la sede delle associazioni culturali slovene di Trieste.

Oggi gli italiani ripudiano a fatica il solo fascismo, che elaborarono ed esportarono in tutto il mondo, ma che nacque sulla retorica patriottica e dalle violenze della Prima Guerra Mondiale. Ripudiare il solo fascismo avallando tutto ciò che lo precedeva, è però come condannare la frutta velenosa continuando ad innaffiare l’albero che la produce. Speriamo che i due Presidenti ci pensino, quando si troveranno sull’attenti di fronte ai “martiri” italiani di Redipuglia, che ammazzarono i loro avi e conquistarono le loro terre avite “santificandole” con il sangue di povera gente costretta a morire in combattimento o ad essere fucilata. Nel frattempo, noi e pochi altri cittadini di tutte le nazionalità onoreremo i nostri morti nei cimiteri internazionali austro-ungarici con il cuore, alla larga dall’ipocrisia dei politici.

FONTE ORIGINALE DELLA LETTERA QUI

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2 COMMENTS

  1. Concordo con le linee del testo che condivido al 99%, il nazionalismo italiano fu una jattura per le popolazioni che vivevano in tutta la regione del Litorale, e fu fonte di sciagure per le pacifiche genti che vi abitavano, mai sostanzialmente in lotta tra loro; tuttavia proprio per onore di verità di dispiace che la Redazione abbia utilizzato esclusivamente i toponimi attuali per città che furono multilinguistiche per secoli e i cui nomi, in lingua italiana, al pari della versione slava ed anche tedesca erano ufficiali e comunemente accettati. Trovo pertanto un po’ provinciale e chiamare Fiume solo Rijeka e Spalato solo Split. Esattamente come certi provincialoni italiani al ritorno di una vacanza in Gran Bretagna tessono le lodi di London.

    • Presumo che la scelta di utilizzare solamente i nomi contemporanei non sia una scelta editoriale ma, bensì, una decisione ponderata degli autori originali della lettera che, ricordiamolo, è indirizzata a due Capi di Stato, non certo al vicino di casa, anche per evitare caos stilistico all’interno di un testo che, visto i destinatari, deve comunque mantenere una certa eleganza formale.

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