L’ARRESTO DI PUIGDEMONT E IL TOTALITARISMO SOFISTICATO

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di GIOVANNI BIRINDELLI

Ho studiato e ragionato sulla teoria. Da tempo so che, a causa dell’idea astratta di ‘legge’ su cui si basa, la “social-democrazia” ha lo stesso DNA, la stessa struttura filosofico-politica del fascismo. E da tempo so anche che è destinata riprendere una forma simile a quella del fascismo: un potere politico illimitato non può infatti auto-contenersi.

La neolingua, il controllo del pensiero fin dai primi anni di scuola, la presa per il culo mediatica perenne, possono incantare i coglioni democratici, le masse non pensanti. Ma non possono trasformare lo strumento di potere coercitivo arbitrario in limite non arbitrario a ogni potere coercitivo. Non possono invertire la dinamica strutturale del potere politico illimitato verso le forme che gli sono più adatte, e nemmeno frenarla.

Tutto questo lo so da tempo, con la stessa certezza con cui so che l’inflazione monetaria produce crisi economiche cicliche.

Tuttavia, quando lo vedo succedere, rimango comunque incredulo. E m’incazzo con me stesso: perché la mia reazione al totalitarismo vecchia maniera è peggiore di quella che ho di fronte a forme di totalitarismo più sofisticate a cui mi ero abituato (per esempio l’imposizione fiscale, la discriminazione fiscale, il denaro di stato, ecc.).

Leggere di Puigdemont che viene fermato in Germania, oppure di una vecchietta catalana indipendentista che prende manganellate in faccia da parte di un poliziotto in tenuta anti-sommossa, mi fa più male che leggere di un nuovo QE della Banca Centrale Europea, o del “reddito di cittadinanza”. E questo non va bene, perché so che sono due facce della stessa medaglia.

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