LAURA CASTELLI, L’IGNORANZA ASSOLUTA AL POTERE

di MATTEO CORSINI

Più volte autodefinitasi “tecnica prestata alla politica”, Laura Castelli, viceministra dell’Economia del M5S, nell’ambito di un’intervista ad Avvenire, aveva dichiarato:

  • Prima di chiedere un ulteriore prestito, ci dobbiamo occupare di spender e le risorse che abbiamo. Vorrei spostare il focus dal “chiedere le risorse” a spendere le risorse. Ci sono più di 127 miliardi, e chissà quanti altri, già finanziati negli anni che sono fermi nelle casse dello Stato, e parte di questi riguardano anche il settore sanitario. A breve, poi, approveremo un decreto per le semplificazioni e lo sblocco degli investimenti.”

Il riferimento è ai prestiti del Meccanismo Europeo di Stabilità, che il M5S non vuole chiedere, al contrario degli altri partiti di maggioranza. Motivo per cui l’avvocato del popolo che presiede il Consiglio dei ministri continua a calciare avanti il barattolo, di rimando in rimando.

Posto che nessuno era al corrente dell’esistenza di Laura Castelli prima che fosse eletta in Parlamento, non sono noti particolari precedenti professionali che l’abbiano contraddistinta e che giustifichino la definizione di “tecnica”. E’ peraltro vero che avere fatto un qualsivoglia lavoro prima di vincere la lotteria di Rousseau è un elemento qualificante per molti eletti del M5S.

Ciò detto, c’è una enorme differenza, che a Castelli pare sfuggire, tra stanziare una somma a bilancio e avere i soldi in cassa. Che nel corso degli anni siano stati previsti capitoli di bilancio destinati a questa o quella opera per diverse decine di miliardi e in seguito non si sia fatto nulla è vero. Ma ciò non significa che ci siano soldi giacenti che aspettano di essere spesi.

I soldi andrebbero raccolti per pagare i lavori, qualora si aprissero i cantieri. E la raccolta avviene o mediante tassazione, o mediante debito. Ci sarebbe anche il sogno di ogni governante (per lo meno in Italia), ossia una banca centrale che accredita il conto del Tesoro delle somme tempo per tempo richieste, il tutto molto sovranamente.

Di tasse ne gravano sui pagatori italiani già ben oltre la modica quantità, mentre il debito sta schizzando a livelli mai visti in tempi di pace. Quindi non si tratta affatto di rovistare in cassetti e armadi del ministero dell’Economia per trovare paccate di miliardi da spendere, ovviamente in investimenti dal moltiplicatore stellare.

E dopo l’uscita sui “ristoratori incapaci che dovrebbero cambiare lavoro”, diciamolo: se questa è la “tecnica”, figuriamoci gli altri.

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