LE BATTAGLIE DI LIBERTÀ DI BIELORUSSIA E HONG KONG

di LEDIA NINGA

In Bielorussia sta andando in scena l’ultimo atto della tragedia bolscevica. Proteste pacifiche violentemente calpestate dalla macchina di Lukashenko.

E che siate pro o contro le proteste, non vi vedo così mobilitati, così grintosi, così socialmente affaticati, così indignati, così instagrammabilmente attivi politicamente; con la vostra shopper ecologica di ideali presi in affitto al mercato. Sarà che siete a consumare i fritti misti, a scroccare un posto in barca, a screpolarvi la pelle unta e ad oziare per lunge ore in stoffe di poliestere. Sarà che le vostre sinapsi stanno ballando altrove, sarà che sono pigre e seguono soltanto le influencer della democrazia e dei diritti e quando si parla veramente di alzare la voce, guardate altrove, troppo impegnativo, troppo rischioso, poi “a Minsk mica ci vado in vacanza” , e poi “non ho amici bielorussi”.

La battaglia della Bielorussia, assieme a quella di Hong Kong (dove ieri hanno arrestato un editore per mancato rispetto della legge sulla sicurezza cinese, ndr) devono essere le nostre di battaglie, le nostre di proteste. Non puoi definirti un groupie dei valori democratici solo se si parla di diritti dei neri e omosessuali. Non puoi professare la libertà, se non vedi che ci sono migliaia di persone contro l’invenzione umana più malvagia, il comunismo. Non puoi professare libertà se sostieni solo quelle che ti fanno comodo. Non puoi professare libertà, se non sostieni, chi per la libertà, sta regalando la propria vita.

 

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