LE FABBRICHE CINESI PRODUCONO DONNE CONSAPEVOLI ED EMANCIPATE

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di CHELSEA FOLLET La Cina ha sperimentato il più grande innalzamento dalla povertà di tutti i tempi, in gran parte grazie al boom manifatturiero che ha seguito le liberalizzazioni degli anni ‘80. Ma c’è un diffuso fraintendimento riguardo alle condizioni di lavoro che ne sono derivate: molti immaginano che le fabbriche cinesi siano “luoghi di sfruttamento” in cui i lavoratori si ammazzano di fatica per servire la “avidità” dei capitalisti. Ma questo significa trascurare l’esperienza dei lavoratori stessi. “Questa teoria semplicistica che fa coincidere la domanda occidentale e la sofferenza cinese è seducente”  – afferma la scrittrice Leslie T. Chang – “ma anche inaccurata e irrispettosa”. Ancora: “I lavoratori cinesi non sono spinti a forza nelle fabbriche per colpa del nostro insaziabile desiderio di iPod” –  ha spiegato Chang intervenendo a una conferenza TED (Technology Entertainment Design). “Hanno scelto di lasciare le proprie case [nella Cina rurale] con lo scopo di guadagnare di più, imparare nuove abilità e vedere il mondo”. Alcuni anni fa, Chang, in precedenza giornalista per il Wall…

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