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Le ragioni della “forza guardiana”, un nuovo modo di fare politica

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di AURELIO MUSTACCIUOLI

È possibile che una democrazia possa rimanere tale se lo Stato diventa pervasivo al punto da soffocare le libertà individuali? È giusto che i cittadini abbiano voce in capitolo sul livello di Spesa Pubblica? Una tassazione che cresce senza limite per finanziare una spesa non esplicitamente approvata, non è in qualche modo illegittima? C’è un modo per invertire la deriva statalista in atto nel nostro paese, che sta avvenendo con la complicità di tutte le forze politiche?

Queste sono domande centrali di chi ha a cuore la libertà e vuole evitare che una democrazia si trasformi in una dittatura della maggioranza.

La Forza Guardiana individua una possibile soluzione per limitare il perimetro di azione dei partiti tradizionali e la degenerazione dello Stato. La Forza Guardiana è l’unica forza cui possono riferirsi con coerenza sia liberali, sia chi liberale non è, ma trova in tale forza e nel suo unico obiettivo, magari temporaneamente, un minimo comune denominatore condivisibile.

La Forza Guardiana non vuole solo essere un nuovo attore del gioco democratico, ma un elemento strutturale e fondante del gioco stesso, in quanto si affianca e dà vigore alla Costituzione come strumento per limitare la deriva autoritaria di uno Stato; deriva che, indipendentemente dal colore politico, è sempre di tipo statalista.

La Forza Guardiana diventa così la forza che vuole salvare la democrazia da se stessa e proteggere chi genera ricchezza (tax payers) e i giovani dall’aggressione dei parassiti.

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5 COMMENTS

  1. Sono dei suicidi se non pensano che per salvare il mondo debbano salvare loro stessi. E’ vero ma lo pensano perché qualcuno ha le armi per convincerli. Le nostre armi? Le avremo solo se raggiungeremo visibilità? Allora sono scettico come Leonardo. “Cercare seguito”. E’ un pezzo che lo stiamo cercando. Io non sono proprietario di un sito telematico e il seguito posso cercarlo qui o su siti similari. Finora il risultato non c’è stato. Se la colpa è dei miei interventi, sono pronto a rinunciare a intervenire. Ai giornali scrivo sempre, nessuno mi pubblica alcunché. Oggi il Direttore de IL TEMPO ha scritto che i romani sembrano capaci di autogovernarsi: gli ho scritto di trarne le conseguenze. ho tentato di promuovere progetti di finanziamento ma tutti sembrano interessati ai lombrichi o al moto perpetuo. Cercare finanziamenti da sponsor. cercarli è facilissimo, chissà perché trovarli un po’ meno? Finora chi li ha trovati e quanto ha trovato? Pronto a contribuire al cambiamento culturale ma non riesco a vedere quale possa essere una base di partenza.

  2. Provo a rispondere alle giuste osservazioni di Caroti e Colla.

    Le domande poste all’inizio del mio articolo, sono domande retoriche. Nel mio libro, La Teoria della Forza Guardiana, sostengo che se lo stato diventa pervasivo quell’accezione positiva, che normalmente viene data al termine democrazia, viene meno e si deve parlare di democrazia degenerata. In una democrazia degenerata:
    1. Si deprime le possibilità di crescita, perché si riduce la quota di prodotti e servizi “utili” generati da un’economia.
    2. Si comprimono le libertà individuali, perché quanto maggiore è la quota di economia pubblica, e conseguentemente la necessità di finanziarla attraverso il prelievo forzoso fiscale, tanto maggiore sarà l’attività istituzionale di regolamentazione, i limiti alla libera impresa, i controlli sulle transazioni commerciali e sui flussi finanziari,etc
    Inoltre il concetto stesso di democrazia come governo del popolo viene meno se il popolo non può decidere il livello di spesa pubblica, ovvero quanto è disposto a pagare per beni e servizi forniti dallo stato. E se il popolo non decide tale livello di spesa, il prelievo diventa illegittimo non solo per i libertari (per i quali lo è sempre) ma anche per i liberali, di più, anche per un socialdemocratico.
    Ora il problema è che tutti i partiti politici alimentano la crescita della spesa pubblica; nessuno si oppone realmente ad essa. Il perché è ovvio, perché la spesa pubblica è un mezzo di scambio per clientele. Quindi il problema è come frenarla. E, come osserva correttamente Colla, la Costituzione più bella del mondo ostacola in tutti i modi questo processo, non solo all’art.23 vieta i referendum di natura fiscale, ma addirittura non fornisce neanche linee guida per amministrare la cosa pubblica con “economicità”, limitandosi ad affermare l’ovvietà che le entrate devono essere uguali alle uscite. Ma se le uscite sono senza fine, le entrate, ovvero la rapina sotto forma di tasse, svalutazione monetaria o debito, devono anch’esse essere senza fine.
    Detto questo, Colla coglie un punto importante, “in teoria un modo di frenare la deriva ci sarebbe ed è quello di creare una forza politica autenticamente antisistema”. Il punto corretto è che deve essere un soggetto istituzionale che gode dell’appoggio popolare – cioè un partito – il soggetto che può ridurre la spesa. La Costituzione infatti non può essere efficace a questo fine. Essa infatti, anche se fosse scritta benissimo, non può salvaguardare veramente la proprietà privata; e il motivo deriva dal fatto che essa legittimando lo stato legittima anche il prelievo forzoso delle risorse dei cittadini, senza il quale lo stato non può sopravvivere.

    Quindi serve un partito, ma questo è proprio il punto dove normalmente si fallisce. Perché in realtà questo ruolo non può essere svolta da un partito come tradizionalmente lo si intende. Mi spiego.
    Un partito politico tradizionale, infatti, non fa altro che competere con altri partiti per decidere le modalità del prelievo delle risorse ai cittadini (chi e in che misura deve essere tassato) e per gestire tali risorse. La gestione delle risorse è fatta in funzione dei valori fondanti alla base di quello specifico partito. Tali valori definiscono come modulare l’utilizzo delle risorse per i diversi servizi statali erogati: welfare, sanità, istruzione, giustizia, sicurezza, etc. Un partito politico tradizionale quindi non avrà mai come obiettivo quello di ridurre l’entità del prelievo delle risorse ai cittadini. E se dichiara di averlo, mente.
    Quando si crea un partito tradizionale automaticamente si sposa questo paradigma. Si dovrà fare un programma e decidere cosa fare, dove tagliare, con quali priorità, ma anche dove investire, e dove andare a prendere i soldi (alle aziende? alle persone? in modo proporzionale o progressivo? in modo indiretto sulle transazioni commerciali? ). Tutte cose molto ideologiche. Nessun partito sfugge a queste logiche. Basta vedere i programmi dei vari partiti, un coacervo di mediazioni e incongruenze, per dare un colpo al cerchio e uno alla botte.

    Quello che sfugge è quindi che serve sì un partito, ma esso in realtà deve operare come antipartito. Non deve decidere cosa fare, deve solo togliere risorse alla politica. Che vuol dire opporsi sempre alla spesa. Insomma deve fare una sola cosa, premere sempre per ridurre lo spazio della politica. Faccio un esempio. C’è un provvedimento per un intervento sulla sanità che prevede un aumento di spesa, vota contro. C’è un pacchetto di interventi che globalmente aumentano il livello complessivo di spesa, vota contro. C’è un provvedimento che la riduce, anche di un singolo euro, vota a favore, indipendentemente dal tipo di provvedimento. Insomma questo antpartito non deve sposare alcuna ideologia, deve solo ridurre il budget dello stato.
    Questo significa che deve essere profondamente diverso da qualunque partito sia mai stato creato. In un certo senso, è l’unico soggetto votabile da un anarcocapitalista, perchè agisce sempre e solo per ridurre le dimensioni dello stato, e per ampliare la percentuale di economia privata rispetto a quella pubblica. Altro non deve fare.

    Questa sua semplicità è anche la migliore garanzia per evitare una sua degenerazione. Se i delegati devono votare solo in un senso, se non lo fanno tradiscono inequivocabilmente il mandato popolare, senza possibilità di scusanti. E tradire il mandato popolare può tradursi in sanzioni contrattuali che possono disincentivare questo comportamento.

    Veniamo adesso al punto chiave della sua vendibilità. Come si ottiene il consenso?
    Certamente non è semplice ma c’è da considerare un fatto importante sempre troppo trascurato.
    La spesa pubblica ha delle vittime. E queste vittime hanno un nome e cognome.
    In primo luogo, la parte produttiva del paese, che deve nel presente finanziare il gettito fiscale e che è colpita dalla svalutazione monetaria, ovvero i tax payers: partite IVA (professionisti, commercianti, artigiani,..), imprenditori, aziende private (con i loro dipendenti), risparmiatori.
    In secondo luogo, i giovani, che dovranno nel futuro ripagare il debito pubblico generato dai deficit di bilancio.

    Ora la strategia che deve essere adottata è fare capire alle vittime, che se non si difendono dalla spesa pubblica, moriranno. Alle partite IVA, che chiudono. Ai giovani che non troveranno mai un posto di lavoro e si troveranno a cercarlo in un paese da terzo mondo. La Forza Guardiana deve essere uno strumento di legittima difesa. Certo possono votare chi promette di opporsi al riscaldamento globale, ma sono dei coglioni suicidi se lo fanno, perché prima di salvare il mondo devi salvarti tu. Per raggiungere questo obiettivo sarà necessaria una strategia di comunicazione populista, che parli alla pancia e al portafoglio. Certo, è difficile, ma non è impossibile. Guardate che in altri paesi sta avvenendo. In argentina Milei è una star, in Brasile conoscono Mises. Vendere un partito non è diverso da vendere un qualunque prodotto; ci si deve rivolgere a chi ne ha un bisogno latente e sollecitarlo con un giusto messaggio.
    Quanto ai soldi ovviamente sono necessari. Ma prima di tutto è necessario raggiungere visibilità. E questo lo si potrà fare solo se tutti quelli che ci credono cominciano ad impegnarsi in prima persona. A cercare seguito sui social, a scrivere ai giornali, a cercare finanziamenti da sponsor, a promuovere progetti di crowd funding.
    Io l’ho detto chiaramente a Leonardo, che è giustamente scettico, a me non interessa nulla se la Forza Guardiana avrà successo o meno. Io credo di avere individuato una possibile strada per avviare un cambiamento, se la si vuole cogliere bene, se no pazienza. La Forza Guardiana non deve necessariamente essere un partito, può rimanere un watch dog della spesa, un movimento di opinione che contribuisce al cambiamento culturale, necessario, di questo paese.
    Un’ultima osservazione. Caroti dice, se si riduce la spesa il paese si spacca. Ha ragione, si spacca se è costretto in queste regole repubblicane anacronistiche. Se così deve essere, si spacchi pure, è inevitabile. Ma si possono anche cambiare le regole, una federazione di territori che abbiano il diritto costituzionale di secessione/associazione sarebbero oggi la migliore italia possibile. Tale diritto non consentirebbe che alcun territorio possa vivere sulle spalle di altri. E inoltre incentiverebbe il governo federale a fornire servizi di qualità alzando il costo opportunità di una secessione. Che oggi avverrebbe invece inevitabilmente in maniera violenta.
    Un saluto, aurelio.

  3. Lo stato italiano è arrivato a questo livello, suicida, si spesa pubblica a causa delle politiche catto-comuniste, o fascio-comuniste, degli scorsi 50 anni.
    Questo lo stato lo HA DOVUTO FARE, perché questo paese può stare ancora in piedi solamente se trasferisce tutti i giorni ricchezza dal nord al sud in modo automatico e senza alcuna deliberazione ad hoc. Se lo stato cessa questo trasferimento il paese si spacca perché il meridione ci sta solo se lo pagano. Se cessano i trasferimenti addio Italia. I lombardi hanno accettato senza discutere questa follia perché questa Italia la hanno fatta loro, a fucilate, e non la vogliono mollare. Hanno persino accettato che nessun lombardo possa insegnare nelle scuole statali in Lombardia perché tutti i posti devono essere riservati ai poveri del Sud. I lombardi hanno accettato che tutti i loro insegnanti vengano dal popolo più analfabeta d’Europa.
    Era nata tempo fa una forza politica, la Lega di Bossi, che proponeva un sistema paese diverso per risolvere questi problemi ma i lombardi NON l’hanno appoggiata, La Lega ha perso !!!!
    Questa nuova forza politica, cosa vorrebbe fare? Per quale motivo pensa di essere più incisiva di Bossi?
    Cosa ha di diverso e di più potente ?

    • Marcello permettimi una opinione. Non è MAI nata la Lega di Bossi, come dite voi, è nata invece la Lega Lombarda, che il Bossi semplicemente ha poi tenuto in ostaggio (anche con roba da codice penale) sostenuto dai suoi mammasantissima, moltissimi, troppi, da vomitare.

      NON è vero che i Lombardi non l’hanno appoggiata la Lega, l’han fatto (e molto) fin quando han capito che eran tenuti in ostaggio da questo bru-bru eppoi l’hanno abbandonato. Han fatto benissimo.

      Adesso perlomeno han qualcosa cui dedicarsi (un PIL senza confronti) ma anche se il nuovo padrone della Lega tace sia il federalismo che l’indipendenza, sempre con questo PIL chiunque (pure lui) deve fare i conti.

      Checcosa aveva di incisivo il Bossi, un venduto più di chiunque altro: il sistema-italia, cui faceva comodo. Questa “nuova” forza politica non è più potente e nemmeno era potente il partito del Bossi: la Forza l’aveva il Popolo e l’ha data a CHI faceva comodo (per il Popolo) in quel momento.

      Casomai gliel’abbiam lasciata in ostaggio noi: perchè non abbiamo difeso Miglio con un bel pugno sul muso? Gli abbiam lasciato fare le stesse nefandezze che sta facendo Conte oggi, chiacchere su chiacchere, fino al VOTO che per Lui figlio d’iddio valeva per DUE voti, neanche lì è arrivato uno sganassone, circondato e difeso colle armi dai lacchè.

      Son qui dal 1984 e non è la prima volta che mi metto contro e sono ancora qui, è ora che la pora salma se ne vadi via e se ne andrà. La presenza di Salvini è la giusta fine, l’ha allevato lui.

      La Lombardia non ha perso e non perde niente, anzi legalmente la Lega Lombarda non è mai trapassata nel partito di Bossi e Salvini (han truffato il notaio nel 1989 ma c’è anche colpa del notaio) quel che fa Salvini oggi è nientaltro che creare un ambiente favorevole a quello che vuoi tu: ma tu, dopo, tiri su le maniche o aspetti un altro figlio d’iddio?

  4. Belle le “domande centrali” E le risposte? Ci provo io. Prima domanda: Sì, è possibile che una democrazia possa rimanere tale anche se lo stato soffoca le libertà individuali perché è sufficiente il consenso parziale (nemmeno della maggioranza) verso detto soffocamento. Seconda domanda: certo che sarebbe giusto avere voce in capitolo sulla spesa pubblica ma il primo limite a questa voce è previsto dalla costituzione più idiota del mondo (a parte quelle cubana e nordcoreana). Terza domanda: la tassazione forzata, con o senza limite, non è ingiusta “in qualche modo” ma ingiusta sempre e comunque. Quarta domanda: in teoria un modo per “frenare la deriva” ci sarebbe ed è quello di creare una forza politica autenticamente antisistema, non la pagliacciata di Forza Italia che nel sistema ci sguazza benissimo. Dopo averla creata, però, si pone il problema di come arrivare alle orecchie di chi dovrebbe fornire il consenso. Perché avere ragione può non bastare se manca colui che riconosce che si ha ragione. Quinta domanda, che però pongo io: come trasmettere il messaggio allo scopo di ottenere consensi e chi finanzierebbe questo “come”? Era la domanda che mancava alla Sua premessa, ingegner Mustacciuoli. Le sarò grato se questa volta sarà Lei a fornire a me e agli altri lettori la risposta.

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