LEGA, ADDIO AL REFERENDUM PER L’INDIPENDENZA. MEGLIO “PENSARE ITALIANO”

di FABRIZIO DAL COL

calabria con salviniSembrano passati più di cinquant’anni da quando la Lega attirava le folle del movimento sul prato di Pontida e a Venezia, e invece è trascorso appena qualche anno. Oggi, alla luce dei continui ribaltoni interni, e delle diaspore consumate a causa delle questioni giudiziarie, non c’è più traccia di quella Lega. Così le faraoniche kermesse sul prato di Pontida e sulla laguna di Venezia in poco tempo hanno assunto una valenza quasi insignificante, tanto che si sono trasformate in semplici feste di rito tradizionale.

la Lega di oggi sembra essere diventata  il più classico dei partiti ‘romani’: l’ex segretario federale Roberto Maroni, già due volte ministro dell’Interno e una volta del Lavoro, diventato anche presidente della Regione Lombardia, ha “de plano” completamente dimenticato l’impegno preso sul referendum per l’indipendenza. Il suo ‘collega’ Luca Zaia invece, è stato meno ‘bravo’ : anch’egli è blasonato per gli innumerevoli incarichi istituzionali, ex presidente lella Provincia, ex ministro delle Risorse agricole, e ora presidente della Regione Veneto, ma diversamente del ‘Bobo nazionale’, non condivide lo stesso percorso politico istituzionale.

 I due però, tra loro, si differenziano ancora di più: Roberto Maroni, fino a ieri era completamente impegnato con l’Expo, mentre oggi, grazie all’assist del patto di stabilità che vede la richiesta da parte del Governo di nuovi tagli regionali, ha ripreso l’attività politica cavalcando l’idea di realizzare lo Statuto speciale per la Lombardia. In sostanza, passando per l’Expo, e approfittando della ‘scure governativa’ dei tagli calati, l’azione politico amministrativa del buon ‘Bobo’ ha fatto dimenticare in fretta quello che era stato il suo impegno originale: indire il referendum per l’indipendenza della Lombardia.

Luca Zaia, pressato dalle imminenti elezioni regionali venete, ha invece commesso un errore politico madornale: ha cavalcato a ‘furor di popolo’ le volontà dei veneti, ovvero ha promesso loro di battersi per indire il referendum per l’indipendenza del Veneto, consapevole ormai che i veneti sono sempre più distanti dal sentirsi rappresentati dalla Capitale. Tuttavia è stata proprio la scelta di appoggiare le istanze per il referendum regionale a determinare il grave errore politico commesso. Infatti, per accaparrarsi le simpatie dei movimenti indipendentisti regionali, quindi i loro voti per le prossime elezioni, è stato  costretto a decidere troppo in fretta e senza nemmeno verificare le tempistiche. I più potrebbero pensare che il diritto di autodeterminazione sia veloce o facilmente realizzabile, ma non è così, anzi, il tempo necessario è lungo e a causa degli ingorghi elettivi annuali diventa ancora più lungo. La legge infatti esclude il referendum se durante l’anno si è tenuta una qualsiasi altra elezione. Diversamente da Maroni, che ha rinnegato l’idea di collaborare con Zaia sul referendum in entrambe le regioni per poter meglio proporre lo statuto speciale per la Lombardia, Zaia ha preferito invece, “obtorto collo”, la via referendaria.

Concludendo, Maroni e Zaia hanno guardato al sodo : il primo ha promesso lo Statuto speciale, ovvero quel percorso politico che di realizzabile non ha assolutamente nulla, mentre il secondo, cavalcando il rispetto ( inesistente ) delle normative nazionali e facendo ricorso ai soliti pareri istituzionali, ha promulgato le procedure referendarie per togliersi dai piedi il referendum. In sostanza, la Lega ha cambiato pelle, ha cambiato una parte del vertice, ha  sconfessato le sue origini, e incurante dei consensi padani che gli hanno permesso di rimanere in piedi, ha preferito rinnegare perfino il suo progetto originale per abbracciare la comoda via nazionale italiota e dare al partito una connotazione nazionale. Il referendum per l’Indipendenza? D’incanto non è mai esistito, anzi, per evitarlo, ‘pensano italiano ’

 

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