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Rileggere oneto: l’islam va combattuto con decisione, senza tanti distinguo

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PARIGIdi GILBERTO ONETO

La strage di Parigi ha provocato in Italia uno tsunami di parole, una dissenteria di talk show. Dominano la banalità, il politicamente corretto e il più pavido cerchiobottismo. L’apice l’ha raggiunto il solito Bruno Vespa (e non poteva essere altrimenti) che è riuscito a radunare nel suo salotto una bandella di professorini e giornalistoni, tutti eleganti, pacati, sorridenti e grondanti perbenismo, sempre in bilico fra il buonismo e l’ipocrisia. Spiccavano i ministri Alfano e  Pinotti vestiti della festa e profumati di bagno schiuma, di fianco a tale Izzedin Elzir, presidente dell’Ucoii cui potrebbe anche essere affidata la parte dell’islamico bonaccione se non fosse per l’inquietante somiglianza con Corrado Formigli. A contrastare la sbrodolata di luoghi comuni e di conformismo un po’ vigliacchetto ci hanno provato solo – in collegamento – Berlusconi e Feltri oltre a uno scatenato Salvini che ha detto ad Alfano (quasi) tutto quello che gli italiani normali vorrebbero dirgli.

Lo stesso giorno, a Milano, si è ritrovata il solito sodalizio di “veri democratici” guidati dalla figlia di Gino Strada e da Paolo Limonta, l’ombra di Pisapia, strappatore di manifesti e grande amico dei centri sociali. Con loro anche qualche fanciulla in chador con cartelli inneggianti alla solidarietà, alla tolleranza e al sempre più mitico Islam moderato. Anche qui solita solfa: si deve distinguere, si devono accettare le nostre responsabilità.  I  morti ammazzati sono poco più che effetti collaterali; le vere vittime sono i poveri islamici (terroristi compresi) che sono il frutto dello sfruttamento, delle politiche coloniali, della mancanza di nostra integrazione e magari anche un po’ dei miasmi xenofobi e razzisti che emana il pratone di Pontida.  I veri colpevoli sono gli sciacalli, i politici che “fanno campagna elettorale” su queste vicende, chi non riesce a cogliere l’impalpabile differenza fra gli estremisti e gli islamici moderati, amanti della pace e grondanti di amore per il prossimo.

Tutto questo rientra in un cliché antico di certa sinistra, da sempre tenera verso ogni forma di violenza, sopraffazione e cattiveria: quella del “nessuno tocchi Caino”, degli svuota carceri, del “non si punisce nessuno a meno che non sia un conclamato nemico del popolo” (e cioè loro). È per questa mentalità – secondo la quale ad esempio ogni strage e violenza politica perpetrata in Italia deve essere per definizione di matrice fascista o al massimo anarchica – che ci sono processi che si trascinano da decenni senza soluzione perché non si deve neppure pensare che i colpevoli possano essere comunisti o islamici. Così anche oggi la colpa deve essere necessariamente attribuita a qualcun altro.

È una politica suicida che porta l’Occidente allo sbando. Non si capisce che l’Islam (chiamiamolo pure radicale) va combattuto con decisione senza fare distinguo. Quando si è voluto eliminare il nazismo non si sono usati mezzi termini, non si sono fatte distinzioni fra nazisti fanatici e nazisti moderati (che pure erano la stragrande maggioranza dei tedeschi che non scannavano, imprigionavano e gasavano nessuno) e la Germania è stata rasa al suolo con un impegno forse anche eccessivo. Oggi sarebbe il caso di fare lo stesso asfaltando quel che c’è fra la periferia di Damasco e la costa meridionale dell’Arabia, dai tagliagole vestiti di nero, fino agli untuosi sceicchi che li finanziano e che vengono qui a fare shopping di società, grattacieli e squadre di calcio. Ma a troppi va bene così.

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7 COMMENTS

  1. Il male primario del mondo: la Disinformazione e l’Ignoranza che ha permesso a gruppi di potere di convincere gli umani iniziando da un Dio Virtuale che manda suo figlio per cambiare il mondo, in fondo, quello che tutti gli uomini della terra hanno da sempre auspicato da quando nasce il mondo: LA GIUSTIZIA. In nome di quell’essere virtuale si sono commessi i più grandi crimini tutti ben nascosti, e da questo nascono continue forme filosofiche per cambiare il mondo, di cui il Cristianesimo e l’Islamismo fanno parte di oltre 500 filosofie, sino al possibile cambiamento che tutti auspichiamo nell’imporre la GIUSTIZIA. Il Cristianesimo come pure l’Islamismo nascono ad Oriente. La Madonna che in realtà é la prima pietra del Cristianesimo, nasce in Egitto al confine col Sudan, quindi una Madonna di colore ma dall’intelligenza sopra naturale da non confondere con le ciarle descritte da Dante per conto della Chiesa per creare una guida controversa per l’uomo disinformato e ignorante.
    L’Islamismo nasce un po’ più giù in Arabia Saudita, in terre infocate per superare il richiamo della Grotta di Betlemme, dove la storia di un uomo povero e illetterato ispirato dall’Arcangelo Gabriele: il rappresentante della Giustizia, guida un uomo di nome Mohammed a creare una guida migliore per l’Umanità con l’espressione fondamentale nell’uso della coscienza, per sviluppare nell’Uomo la saggezza e la fratellanza che il Cristianesimo non fu capace di imporre perdendosi nei piaceri della vita di potere e divenendo la Banca Mondiale dell’Economia.

  2. Dante aveva posto Maometto nell’inferno nella Divina Commedia. Può sembrare una forzatura cristianocentrica di un uomo vissuto quando le crociate erano ancora in essere. Ma studiando bene il Corano ci si accorge dell’evidente scopiazzatura da Bibbia, Vangeli e perfino dottrine buddiste. Un opera scritta da un uomo per dividere gli uomini, da quando è sorto l’Islam le guerre di religione sono state continue.
    Alla luce di questo penso che Dante non avesse torto, so di far sorridere dicendo questo, ma io lo zampino del maligno dietro a questo ce lo vedo proprio.
    A questo punto la proposta è semplice: non considerare l’Islam una religione ma bensì equipararlo ad un culto satanico, quindi proibirlo, combatterlo ed in analogia con il comunismo (spero) proibirne i simboli, l’adesione, la diffusione, il proselitismo.

  3. Con tutto il rispetto x Oneto non paragonerei i musulmani ai nazisti, non mi pare ci azzecchi. Si combatte laGermania in quel modo perché aveva attaccato e occupato con un esercito mezzo mondo. Hitler fece decine di milioni di morti nel giro di qualche decennio. Non siamo di fronte a nulla di paragonabile e mi sembra almeno stralunato il paragone.

    Quanto all’invito a non distinguere e a spazzare via tutto, lo considero pura follia. È un invito a uccidere, distruggere, ferire, saccheggiare: la guerra è questo. Colpendo persone che comunque la pensino, per lo più non hanno fatto niente, coinvolgendo cioè civili innocenti di tutte le età, i sessi, le occupazioni. Si tratta di fare lo stesso che al bataclan ma più in grande, e con più cattiveria.

    Le bestie non sono sempre gli altri, siamo stati e possiamo esserlo anche noi, bestie: siamo stati fascisti, alleati dei nazisti, siamo pieni di comunisti simpatizzanti dei regimi più omicidi, siamo costantemente impegnati in guerre in tutto il mondo, direttamente o per procura.

    Un qualsiasi Oneto non occidentale, in uno qualsiasi dei paesi che stiamo distruggendo, bombardando, spaccando e derubando, potrebbe ragionare uguale come in questo articolo: “vengono qui, ci bombardano, soffiano sulle guerre civili, si immischia i nei nostri affari, occupano il nostro paese, ci mettono sanzioni e ci danno ordini.. Che cazzo di distinguo volete fare? Gli occidentali sono tutti nostri nemici! Forse che durante la Seconda Guerra Mondiale fecero distinzioni? Non nuclearizzarono il Giappone? Distinguere è un’idiozia.”

    L’ironia è che vogliamo fare più morti e più distruzioni dei terroristi, ma per difendere la nostra libertà, la pace, il benessere.. Come se dalle guerre fosse mai uscito qualcosa di buono, come se non avessimo già l’esperienza di anni di guerre in medio oriente che hanno solo portato qui il terrorismo e gonfiato l’immigrazione. Come se non sapessimo che le guerre costano una infinita di soldi dei contribuenti e sono una scusa per gli stati di mettere in discussione le libertà dei cittadini. Che sotto le guerre accade ogni sorta di crimine: stupri, torture, furti, etc..

    Un conto è garantire la sicurezza qui da noi, rispetto a chiunque sia pericoloso, islamico o meno, un conto è fare la guerra fuori dai nostri confini.

    • Io penso che sia obbligatorio dare un segnale all’islam e agli immigrati clandestini.
      Senza reciprocità non c’è trippa per gatti.
      Da loro i non mussulmani sono trattati, mediamente, male e le loro consuetudini e le loro devono piegarsi al corano.
      Da loro tutto è conformato al corano, dove più e dove meno.
      Qui da noi, pur nel totalitarismo demo-catto-socialista , esiste un certo spazio per le altre religioni.
      La situazione , quanto a libertà e benessere e per quanto condizionata e insoddisfacente , non è neppure confrontabile ai paesi mussulmani.
      Costoro devono apprendere, non a parole, ma coi fatti , che non possono entrare , stabilirsi e farsi i cazzi propri al modo coranico e pretendere che il paese ospitante si conformi alle loro prepotenze da sharia, perché sono prepotenze.
      E i politici nostrani, insieme a quelli europei, devono smettere di abbozzare e lasciar entrare senza limiti e senza criterio decine di migliaia di sconosciuti di cui qui non c’è alcuna necessità.
      I politici continuano?
      Io attuo un’autodifesa fiscale libertaria , affinché i soldi buttati nel cesso per questi islamici, ma anche per altri immigrati beninteso irregolari, non siano composti da fondi provenienti dalle mie tasche.

      • Qui da noi, certo. Bisognerebbe potersi armare, potersi difendere, poter fare ank giustizia da soli finché è giustizia. Ma l articolo invita a combattere l’ Islam asfaltando da Damasco alla costa meridionale dell’Arabia. Tralascia inoltre di inserire nelle cause citate (sfruttamento, colonialismo, xenofobia) l’interventismo occidentale. Che non è una piccola omissione, ma un gigantesco buco nel ragionamento.

        A mio avviso questa omissione e il mancato collegamento tra interventismo e terrorismo non è casuale. Tale mancanza è di tutto il nostro sistema informatico mediatico: i morti degli attentati sono sulle prime pagine, ai Tg si fanno vedere le immagini, nei gr è la prima notizia, nei talk si fanno tavole rotonde in prima e seconda serata, I politici ci fanno campagna.. Invece i morti che noi facciamo ben più numerosi nei paesi arabi, vengono sottaciuti, se ne parla appena appena, niente immagini, niente scandali. Si cerca di evitare che la gente colleghi gli interventi al terrorismo e agli attacchi islamici. Si preferisce spiegarsi la cosa dicendo che sono bestie, incivili, fatte così per natura. Che le loro azioni non hanno spiegazioni logiche. Perché?

        Penso sia propaganda di guerra. Per disumanizzare il nemico, per far passare l’idea che “asfaltarli” sia necessario è inevitabile, che sono dei sub umani, dei poveracci incivili senza valore, per trasformare la guerra da aggressione ad atto di difesa nell’immaginario collettivo. Per spaventarci, per farci concentrare su un nemico esterno, per farci acconsentire ai piani dei guerrafondai. Serve una opinione pubblica eterodiretta e manipolata.

        Abbiamo appena ricordato rothbard con un articolo di Justin Raimondo, fondatore di Antiwar.com, che ha scritto di averlo fondato perché convinto insieme a Rothbard che la battaglia libertaria più importante sia quella contro la guerra. Non si può ora sostenere che sia giusto “asfaltare” da Damasco a non so dove..

        Ritiriamoci dal medio oriente, sciogliamo la nato, revochiamo le sanzioni, lasciamo in pace gli Stati arabi e la Russia, cerchiamo convivenza pacifica e accordi con tutti. Ben venga per esempio l’accordo con l’Iran. A casa nostra difendiamoci da chi ci aggredisce, ma manteniamo anche il sangue freddo e la mente lucida. Gli americani hanno internato i giapponesi durante la seconda guerra mondiale e lo stigmatizziamo, poi si sono persi nella psicosi del maccartismo e lo stigmatizziamo, hanno combattuto il comunismo con guerre ovunque, milioni di morti, e rischiando un olocausto nucleare e lo stigmatizziamo, hanno usato l’atomica sterminando civili presenti e futuri e lo stigmatizziamo. Poi però arriviamo ai giorni nostri ad affrontare situazioni di tensione, di pericolo, di scontro.. E siamo quasi pronti a rifare tutto ciò che stigmatizziamo?

        • Concordo sul fatto che la migliore politica estera sia quella di una stretta non ingerenza negli affari politici altrui.
          Che i rapporti commerciali siano liberi su base della libertà contrattuale dei soggetti in tutto il mondo.
          Che tutti gli eserciti stranieri si ritirino dalle zone di “diffusione della democrazia”.
          Con la premessa obbligatoria di un controllo strettissimo dei confini europei, o statali, di un metodico respingimento delle torme in fuga, di una attenta e preventiva valutazione prima di ammettere immigrati su suolo europeo o statale.

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