L’ITALIA ASSOMIGLIA SEMPRE DI PIÙ AL NEPAL

di MATTEO CORSINI

Torno dal mio consueto periodo di ferie a cavallo tra ottobre e novembre constatando che, di anno in anno, il gap tra Nepal e Italia va restringendosi. E non perché il Nepal stia facendo progressi prodigiosi.

Ero partito con la legge di bilancio presentata nelle sue linee di massima. Già conteneva numerosi nuovi balzelli o aumenti di quelli esistenti, pur nella reiterazione di slogan all’insegna del calo delle tasse da parte della maggioranza giallorossa. Secondo i cui esponenti parrebbe che tutto ciò che paga un individuo allo Stato si riduca all’Irpef, per cui si possono introdurre bolli vari e perfino aumentare la tassazione delle cartine per dare una bastonata non solo a chi fuma le sigarette confezionate, bensì anche a coloro che preferiscono rullarsele artigianalmente, negando che siano tasse.

Apprendo perfino di una ipotesi di rinazionalizzazione dell’Ilva, con conseguenze sanguinose per i pagatori di tasse che andrebbero ad aggiungersi a quelle di Alitalia, nel cui caso, nel frattempo, si è giunti all’ennesimo prestito ponte destinato a essere interamente bruciato e mai restituito.

Leggo dichiarazioni rilasciate dal Maurizio Landini, capo della Cgil, che addebita i problemi dell’Ilva allo “sposare il liberismo”. Un matrimonio che in Italia in realtà non è mai stato celebrato, anche se in molti pensano che si stia soffrendo un eccesso di mercato. Quindi avanti con nuovi ingressi dello Stato, sempre per il tramite della Cassa Depositi e Prestiti, che ormai va bene per qualsiasi intervento.

Scorro le rassegne stampa degli ultimi giorni e noto che la copertura data dai principali quotidiani alle elezioni politiche spagnole (che hanno poi avuto un esito per loro spiacevole) si è concretizzata per lo più nel fare da megafono al socialista Pedro Sanchez.

Infine, leggo dichiarazioni del “credibile” ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che ha presentato una manovra che anche nel 2020 peggiorerà i conti pubblici senza dare alcun risultato positivo ma che, avendo “buoni rapporti” con le istituzioni di Bruxelles, potrebbe evitare una procedura di infrazione. Il tutto perché le regole per gli amici si interpretano e per i non amici si applicano. Ebbene, questo signore non riesce a fare altro che agitare lo spauracchio di Salvini e la probabile crescita dello spread in caso di un suo ritorno al governo.

Eventualità peraltro plausibile qualora tornassero di moda deficit “quanto necessario” e ipotesi di monete parallele. Ma davvero con l’attuale coalizione si crede che la realtà (molto più brutta di quella che vogliono far credere e alla quale in Europa per ora fanno finta di credere) non finirà presto o tardi per prevalere sulla narrazione? Davvero si crede che un Paese che continuerà a sperperare ogni euro in meno di interessi per altre spese senza ridurre minimamente lo stato pietoso del suo bilancio non dovrà tornare a fare i conti con rendimenti in crescita? Io credo di no.

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