di MATTEO BERINGHI
Ho assistito ad un dialogo tra studenti di una facoltà di architettura, mentre discutevano di un progetto.
Uno di questi illustrava la filosofia del progetto e ad un certo punto se ne esce con una frase illuminante (poi spiegherò perché questo aggettivo): “Dobbiamo fare in modo di prelevare il 15% del profitto del costruttore e di riutilizzarlo per opere di impatto altamente sociale”. Tra me e me subito mi sono posto una serie di domande:
– L’opera in sé non dovrebbe già essere di un qualche impatto sociale?
– Perché prelevare ancora soldi dal profitto del costruttore?
– Il premio per il rischio d’impresa non deve esistere?
– Non sai mio, caro studente, che di quel 15%, l’impresa pagherà il 70% (almeno) di tasse e quindi al costruttore rimarrà il 4,5%?
La frase, definita precedentemente illuminante, mi ha chiarito il futuro dell’Italia. Tutto d’un tratto mi sono sentito all’interno del film “Terminator”, q