VESPA, BYOBLU E LA STAMPA ITALIANA COME AI TEMPI DEL NAZISMO

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di LEONARDO FACCO

Pochi giorni fa, Youtube ha deciso di cancellare il Canale di Byoblu: 525 mila iscritti cancellati. 200 milioni di video visti oscurati. 14 anni di storia del paese censurati. Il giorno seguente, Bruno Vespa, conduttore della Tv pubblica, ha ignominiosamente chiesto che il dottor Mariano Amici venisse radiato dall’Ordine dei medici. Per quale ragione? Per il fatto che il dottor Amici non fosse d’accordo nel farsi inoculare uno dei farmaci sperimentali (che qualcuno chiama erroneamente vaccini) immessi frettolosamente sul mercato per combattere il virus Sars-Cov-2. Per entrambi questi fatti, che rappresentano semplicemente la punta di un iceberg disinformativo, solo “il popolo del web” ha alzato la sua voce.

È difficile non scorgere pesanti tracce di dittatura in quel che sta succedendo. Da 14 mesi, la macchina del fango che è diventata la stampa mainstream tutta, si prodiga nell’evitare che fatti, numeri, evidenze e testimonianze possano confutare la narrativa che i governi criminali italiani (quello di Conte prima, quello di Draghi oggi) stanno propagandando dal Febbraio del 2020.

Riprendiamo qualche spunto dal racconto dell’Enciclopedia dell’Olocausto. Nell’Aprile del 1941, il ministro della propaganda nazista, Joseph Goebbels (che era stato anche giornalista), scrisse: “Qualunque persona che abbia ancora un briciolo di onore dovrà fare molta attenzione prima di scegliere la professione di giornalista”!

Durante le prime settimane del 1933, il regime innondò la radio, la stampa e i cinegiornali di notizie che dovevano alimentare la paura di una “insurrezione comunista” (oggi è il virus, nda), canalizzando così i timori popolari e aprendo la strada alle misure politiche che abolirono le libertà civili e democratiche.

Nel giro di pochi mesi, il regime nazista distrusse la stampa libera tedesca, così forte negli anni precedenti. In meno di dieci anni la casa editrice del Partito, la Eher, diventò la più grande mai esistita in Germania e il suo quotidiano principale, il Völkischer Beobachter raggiunse il milione di copie in circolazione.

I Nazisti compresero bene il potere che le tecnologie emergenti, come il cinema, gli altoparlanti, la radio e la televisione (oggi anche le Big Tech, nda), avevano nel momento in cui venivano posti al servizio della propaganda, e specialmente la loro capacità di attrarre le masse. Quelle tecnologie offrirono infatti ai leader nazisti un mezzo senza precedenti per la diffusione di massa dei loro messaggi e della loro ideologia, nonché un veicolo per rafforzare il mito di una Volksgemeinschaft (Comunita’ Nazionale) attraverso la fruizione condivisa dei programmi.

Dopo il 1933, la radio tedesca cominciò a portare i discorsi di Hitler direttamente nelle case, nelle fabbriche e, grazie all’uso di altoparlanti, persino nelle strade (Dal Febbraio 2020, lo fanno con la narrazione unica dei Coronazisti, nda). I funzionari del Ministero della Propaganda guidato da Goebbels compresero subito il grande potenziale che l’uso della radio possedeva per i loro fini propagandistici. Così, il Ministero finanziò fortemente la produzione di “Apparecchi Radio per il Popolo” (Volksempfänger) poco costosi e quindi più facilmente acquistabili. All’inizio del 1935 circa un milione e mezzo di queste radio era già stato venduto, dando alla Germania uno dei pubblici radiofonici più vasti al mondo.

In quello stesso anno, essa diventò anche la prima nazione a introdurre un servizio televisivo regolare. Il Ministro della Propaganda Joseph Goebbels non solo comprendeva assai bene il grande potenziale del nuovo mezzo di comunicazione per diffondere materiali propagandistici, ma pensava anche che le trasmissioni fossero più efficaci quando fruite collettivamente, come avviene al cinema e a teatro.

Anche se i giornali di tutto il mondo riportarono le notizie degli eventi e delle conseguenze della Notte dei Cristalli, il Ministero della Propaganda tedesco (ovvero l’Ordine dei Giornalisti italiano oggi, nda) si impegnò a fondo per limitare i danni di quella pubblicità negativa, orchestrando una campagna mediatica che, da un lato, mirava a giustificare le passioni all’origine delle violenze, attribuendole a uno “sdegno spontaneo” del popolo tedesco, e, dall’altro, cercava di minimizzare le attuali dimensioni delle morti e delle distruzioni.

La manipolazione attuata dietro le quinte in quell’occasione costituisce un esempio delle operazioni di “disinformazione-e-limitazione-dei-danni” orchestrate dalla macchina propagandistica nazista (sia nei confronti dei Tedeschi che dell’opinione pubblica mondiale) e dimostra la velocità con la quale quella stessa macchina era in grado di rispondere alle critiche e alle notizie provenienti dall’esterno.

In tempi di guerra(da Marzo del 2020 ci sentiamo dire che siamo in guerra, nda), qualunque governo provvede a limitare e censurare il pubblico accesso all’informazione, per impedire che dati di importanza strategica vengano a conoscenza del nemico, oppure per isolare la popolazione da informazioni che potrebbero minarne il morale. Dopo l’invasione della Polonia da parte della Germania, il primo settembre 1939, il regime nazista mise in atto misure estremamente rigide per evitare che la popolazione ricevesse notizie dall’esterno. Ad esempio, il governo tedesco proibì ai propri cittadini di ascoltare le trasmissioni straniere, rendendo tale atto un vero e proprio crimine; di conseguenza, i tribunali tedeschi potevano condannare alla prigione e persino alla morte coloro che avevano disseminato storie raccolte tramite le radio nemiche.

Consapevoli che la propaganda alleata, durante la Prima Guerra Mondiale, aveva eroso il morale della popolazione e incoraggiato tumulti, le autorità tedesche speravano che la minaccia di severe punizioni per chiunque ascoltasse trasmissioni straniere avrebbe sostenuto efficacemente il tentativo di isolare la popolazione dalle “bugie” del nemico (severe punizioni, come quelle che si augura Vespa per il dottor Amici, o come la cancellazione di Byoblu da uno strumento di propaganda del regime covidiota, nda).

Una conclusione speranzosa: Alla fine però, nonostante la Gestapo e gli informatori del Partito Nazista tenessero occhi e orecchie ben aperti, milioni di Tedeschi riuscirono a sintonizzarsi regolarmente sui canali della BBC, e di altre stazioni proibite, e ottenere così notizie attendibili su ciò che avveniva sia in Germania che all’estero.

I democratici di oggi, sono i nazisti di ieri. I negazionisti non sono quelli che dubitano della folle narrazione che ci vede privati della nostra libertà da oltre un anno, i negazionisti sono i giornalisti, che negano la libertà d’informazione, che si comportano come un Goebbels qualsiasi!

P.S. Pur di prendere le distanze da questa categoria infame che risponde ad un ordine fascista, nel 2020, dopo 30 anni (21 dei quali da professionista) ho riconsegnato il mio tesserino da giornalista.

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