Roma, un acaro gigantesco che vive di festini alle spalle altrui

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di GILBERTO ONETO Le immagini dei festini in costume da antichi romani cui hanno partecipato la Polverini e alcuni dei suoi sodali politici riempiono schermi e giornali. In molti hanno ironizzato sulla cosa ma sempre in misura molto contenuta e facendo attenzione a non confondere l’indignazione per lo spreco di denaro con le modalità estetiche dello stesso. Tutti ricordano le giuste camionate di sarcasmo sui camuffamenti e i “giochi di ruolo” del bunga bunga berlusconiano ma nessuno, proprio nessuno si è permesso di svillaneggiare i costumi da vestali e da pretoriani che  questa allegra comitiva indossa nei suoi baccanali di partito. Figuriamoci,  Roma non si tocca!  Elmi, corazze e tuniche fanno parte del più amato parafernale patriottico, sono il cuore della più cara iconografia su cui si è costruito tutto il castello della  retorica  unitaria italiana del “Roma doma”, “Sole che sorgi”, “Colli fatali” e tutto il resto della patriottica fuffa  da cui vi
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